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Luoghi ad Alta Energia

Maggio 18, 2019

Questo lungo, ma molto interessante articolo tratto dal blog di Sergio Costanzo, permette di comprendere a fondo come le energie umane e dei luoghi interagiscono tra di loro e nello sviluppo di patologie. Per luoghi si intende anche il supremo spazio che ci ospita e tutto il suo contorno, consistente nell’universo. Si parla anche delle percezioni animali e di come essi abbiano quel qualcosa in più, non avendo il dono della parola. Dono che per molti umani si puó ritenere sprecato.

Consiglio vivamente la lettura per un risveglio delle percezioni, ma anche per dare un senso razionale a certi perché, che spesso mi vengono rivolti e che molti altri si fanno da soli e che spesso non hanno il coraggio di esternare.

“Il luogo è per definizione “una porzione di spazio materialmente o idealmente delimitata”. Dalla notte dei tempi, le necessità fondamentali dell’essere umano sono rimaste inalterate: reperire il nutrimento fisico e spirituale. E’ per rispondere a questo bisogno primordiale, che l’uomo nel corso dei millenni, ha delimitato fisicamente ma soprattutto idealmente, luoghi particolari per caratteristiche geofisiche ed energetiche.

Energia, un termine derivato dal greco, dato dalla fusione di due parole, “en” dentro ed “ergon“, lavoro, opera.

Dunque, Luoghi d’Energia, ovvero porzioni di spazio idealmente o materialmente delimitati in grado di produrre autonomamente e intimamente un lavoro. In altre parole luoghi capaci di estrinsecare energie di varia natura che inevitabilmente si compenetrano e interagiscono con tutte le altre forme di energia, inclusa quella compressa, ovvero, la materia.

Associare i due termini ed i significati che sottendono è invero abbastanza arduo ed inusuale almeno per l’uomo moderno, ma questo concetto è stato il fondamento su cui si è basata la ritualità e quotidianità umana in ogni epoca ed ad ogni latitudine. I luoghi d’energia o luoghi alti come li definiscono i francesi, hanno da sempre rappresentato un punto di riferimento, per l’uomo alla ricerca del benessere, della salute fisica ma soprattutto del contatto col trascendente.

Nel corso dei millenni, in virtù delle loro caratteristiche, questi luoghi sono divenuti luoghi di culto, in onore di divinità le più disparate, o luoghi di cultura e potere. Paradossalmente questo intimo legame tra energia e fede, energia e conoscenza, ne ha decretato l’alienazione e l’oblio.

Le nebbie del passato, vanno gradualmente dissolvendosi e da più parti autorevoli voci si alzano, nel tentativo di portare l’uomo, a riappropriarsi di quella cultura e quella conoscenza che gli erano proprie. Purtroppo, agli albori del terzo millennio, vittima consapevole eppur complice di una fretta imperante, l’uomo ha poco tempo e poca voglia di porsi domande e in questo contesto di cultura preconfezionata, preferisce assumere una forma mentis non propria alla quale si conforma e si adatta. Cogito ergo sum sembra così fuori moda da apparire offensivo e molte riflessioni, sulla natura dei luoghi, sul rapporto intimo con la terra, sono relegate al mondo degli ”esoteristi”, degli “studiosi del paranormale”, degli “scienziati di frontiera” o dei curiosi, come me.

Così, purtroppo, molti richiami cadono nel vuoto. Se per esempio le teorie del Dottor Hartmann, fossero state recepite con più attenzione, oggi forse saremo qualche passo avanti, nell’irto ed erto cammino per il recupero della conoscenza e padroneggeremo un un sapere che è invece relegato ancora al mondo delle cose oscure e nascoste.

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Sacra di San Michele, Torino.

Un sapere che era proprio di tutte le culture antiche e che era stato trasmesso e conservato con cura da generazioni di sciamani, sacerdoti, veggenti, sensitivi, druidi, profeti, monaci e architetti. Ecco dunque il perché di questo luogo ideale e materiale, un tentativo modesto di aprire uno spiraglio, di esplorare il nostro mondo, di concepire la Terra come un essere vivo e pulsante capace di agire, reagire e soprattutto interagire con l’uomo e la sua energia. Templi, caverne, menhir, piramidi, moschee, piccole pievi romaniche o maestose cattedrali, chi di noi in certi luoghi non si è sentito almeno una volta accolto, abbracciato, sollevato, e il suo respiro si è fatto sincrono, ritmato, con un respiro più ampio, immenso… Questi luoghi che dalla preistoria hanno richiamato a se l’uomo, sono stati frequentati, armonizzati, modificati, usurpati, ma ancora oggi il battito della terra è forte e presente.

I Luoghi

Che cos’è dunque un luogo d’energia? E’ scientificamente provato che utilizziamo solo il 10% delle nostre potenzialità cerebrali. Anche la percezione, attraverso i nostri sensi, è parziale. Riusciamo ad udire solo determinate frequenze, così come riusciamo a vedere e percepire solo una gamma limitata di radiazioni cromatiche. Tutto ciò è considerato normale, mentre non si pensa altrettanto di persone che estrinsecano capacità “extrasensoriali”. Un rabdomante per esempio riesce a sentire l’acqua diversi metri sotto terra, un radioestesista riesce a captare le energie sottili o le onde di forma. Tali facoltà erano nei tempi passati considerati doni, coltivate, e sfruttate. Ebbene i luoghi d’energia, naturali o creati con intervento umano, sono quei luoghi che contribuiscono ad aumentare le nostre percezioni, il nostro benessere, il nostro metabolismo, fino a giungere a diretto contatto con il trascendente. L’attenzione estrema che i nostri antenati ponevano nell’ascoltare il ritmo della terra, li portava non solo a identificare i luoghi d’energia, ma anche i luoghi dove fosse insalubre abitare, vivere, lavorare. Le conoscenze della salubrità o meno dei luoghi sono stati quasi sempre appannaggio della casta sacerdotale. Nell’antichità i cinesi sceglievano i luoghi dove costruire secondo lo studio delle simmetrie dell’ambiente circostante. Greci e latini, facevano pascolare e dormire le greggi per un anno sui terreni dove volevano costruire. Nei vecchi monasteri in Himalaya si orientavano le celle per i monaci in modo che fossero contenute entro una cella del reticolo di Hartmann, e quindi in zona  neutra. Gli antichi luoghi sacri  pagani e paleocristiani sono pieni di energia positiva.  Dolmen, obelischi, menhir, piramidi e poi le grandi cattedrali, i costruttori hanno sempre tenuto in considerazione lo studio e la ricerca di luoghi carichi di energie positive e di neutralizzazione delle energie negative.

Deformazione del reticoloi Hartmann intorno ai  Menhir Fonte: Sergio Costanzo
Reticolo di Hartmann

I menhir punteggiano la superficie della terra dall’estremo oriente fino in Irlanda, sull’isola di Pasqua come in Africa o in Australia, in Sudamerica come negli attuali Stati Uniti. La cultura megalitica permetteva all’uomo di rilevare i nodi geopatogeni, o zone ad energia negativa. Collocare a terra un menhir, equivaleva a praticare una sorta di agopuntura per trasformare le griglie vibratorie negative, una sorta di sanificazione del terreno e gli obelischi di pietra fungevano da trasmettitori che irradiavano in nella zona circostante energia positiva, una funzione che anche oggi continuano ad avere. Gli antichi Romani, non solo orientavano tutte le costruzioni in relazione ai reticoli, come del resto i Celti prima di loro, ma il tracciato delle loro strade, seguendo le indicazioni degli Auguri, evitava quando possibile luoghi ad energia negativa. Questo per ridurre l’affaticamento dei loro soldati in marcia. Così nell’antica India, le griglie sono state usate per definire il concetto degli otto dishas, (orientamenti) e più precisamente per definire l’orientamento delle tempie ( e quindi della testa ), in relazione alle zone ove risiedere, come è spiegato nei Vastushastras.

I costruttori di cattedrali nel medioevo, oltre a sfruttare luoghi già conosciuti dal punto di vista cultuale ed energetico, eressero meravigliose torri, aventi, tra l’altro, la funzione di antenna ricetrasmittente di energie cosmotelluriche. In definitiva alcuni luoghi furono selezionati, frequentati, modificati, al fine di potenziarne la salubrità e quindi migliorare le condizioni della vita materiale degli uomini, altri invece furono selezionati e potenziati a fini terapeutici o per innalzare lo spirito verso mondi superiori.

Dai Menhir alle Cattedrali

Rapa Nui Fonte: dalla rete
Rapa Nui

Le civiltà che ci hanno preceduto su questa terra, hanno lasciato sin dall’epoca eneolitica (Eneo = di bronzo),testimonianze evidenti e affascinanti che le culture successive hanno tentato di spiegare, plagiare, demonizzare. In alcune zone del pianeta riscontriamo un’ampia quantità e qualità di testimonianze, ma si può considerare che i Menhir siano dispersi in tutto il mondo.

Menhir è un termine di derivazione Bretone e significa “luogo delle pietre” o “Lunghe pietre” e proprio la Britannia è forse uno dei luoghi dove è possibile incontrarne il maggior numero. Nella foresta di Montargis si trova questo Menhir presso il quale ancora oggi si recano le donne che non riescono a concepire.

Oltre alla connotazione energetica è importante sottolineare lo sforzo e le implicazioni tecnologiche che hanno permesso l’escavazione, il trasporto e la collocazione di questi enormi massi, aspetti ancora non del tutto chiariti. Dove non arrivò la la ragione, poté l’immaginazione o ancor più la chiesa. Così i vari siti megalitici che oggi conosciamo, vennero considerati opera dei pagani o del diavolo, identificando i menhir come fanciulle pietrificate per aver violato un comandamento, o buoni cristiani ridotti in pietra da Satana in persona.

Ci fu così nel tempo il tentativo di “cristianizzare” i menhir, certamente con scarso successo. Queste pietre infisse nel terreno, si ritrovano dunque in tutto il mondo.

Anche se i cultori della storia dell’arte e dell’archeologia non hanno azzardato accostamenti, da un punto di vista del ruolo deputato a tali strumenti, si possono tentare delle congetture. Citerei e accomunerei gli obelischi, presenti soprattutto in Africa e in Medio Oriente, ( quelli di Karnak risuonavano come enormi diapason ), ma anche le enigmatiche figure antropomorfe dell’Isola di Pasqua, le colonne ferree e le nostre steli di Luni, in Toscana.

Inghilterra, cristianizzazione Fonte: dalla rete
Inghilterra, cristianizzazione

Anche i centri oracolari, erano connotati dalla presenza di pietre fittili e spesso ad una certa distanza delle pietra principale, erano collocate altre pietre minori, quasi a costituire una rete per la circolazione delle energie. A Delfi esiste ancora una copia dell’omphalos, una pietra infissa a terra. Si narra che il luogo era dedicato a Gaia, ed era protetto dal serpente Pitone. Apollo uccise il serpente e sul luogo della contesa fece erigere una colonna. Analoga storia si narra per Delo, o per Montovolo, centro oracolare etrusco sull’appennino tosco emiliano. A pergamo in Turchia, la pietra che indica l’omphalos, ha scolpiti in bassorilievo due serpenti, animale utilizzato per simbolizzare le forze energetiche sotterranee. Una nota particolare per reperti litici poco conosciuti, ma anch’essi dispersi in tutto il mondo. Si tratta di sfere di dimensioni e peso considerevoli, alcune volte rinvenute isolate, altre inglobate in complessi architettonici di successiva edificazione. In Europa si rilevano più numerose in Serbia, ma segnalazioni certificate, le collocano in 122 nazioni. Queste pietre infisse nel terreno dunque hanno costituito antenne ricetrasmittenti di energia cosmotellurica, a beneficio degli uomini che seppero sfruttarla.

Nei primi secoli del cristianesimo, un movimento di asceti scelse come luogo di meditazione l’apice di monoliti infissi nel terreno e in alcuni casi lo elessero a propria dimora. Il più famoso è sicuramente San Simeone Stilita che in Siria dimorò per quasi trenta anni all’apice di una colonna di alta 17 metri. E’ logico pensare che oltre alla carica votiva questi uomini ricevessero e usassero una particolare energia proprio dal luogo ove risiedevano. Intorno alla colonna fu edificato intorno al 490 seguito dell’avvento dell’Islam. Oggi rimane di quella colonna un moncone eroso dal tempo e dall’incuria. Sarebbe interessante analizzare anche da un punto di vista radioestesico l’energia di tali luoghi.

I menhir da pietre isolate, sono stati poi collocati in modo da formare delle strutture allineate, talvolta di poche unità, come nell’area sacra di Sa Perda Longa in Sardegna. Questi allineamenti, seguivano verosimilmente vie d’acqua subaeree o linee di energia particolarmente elevate.

Impressionante il numero e le dimensioni dei menhir allineati in Francia a Carnac. La leggenda vuole che una folle inferocita inseguisse un tale e per intervento divino venisse pietrificata.
Altre strutture organizzate sono definite Cromlech, (dal bretone crom,”rotondo”, e lech, “pietra”) costruzioni circolari la cui funzione era forse molteplice, sacrale ed astronomica. Anche se la maggior parte di questi recinti sacri si ritrova nel nord Europa, vi sono alcuni esempi anche in Italia e in particolare in Valle d’Aosta. Il più famoso e studiato rimane quello di Stonehenge, ma vale la pena di ricordare anche il cerchio di Avebury.

Cornovaglia Fonte: dalla rete
Stonehenge

Altre strutture litiche collocate in luoghi a particolare carica energetica sono i Dolmen (dal bretone dol, “tavola”, e men, “pietra”) lastre poste orizzontalmente su sostegni verticali. La sardegna può vantare il Dolmen più importante di tutta l’area del mediterraneo, una struttura litica del peso complessivo di 27 tonnellate.

Vie Cave

Altri luoghi abbastanza misteriosi per origine e significato, sono le Tagliate Etrusche.

Disseminate in tutta la Toscana e il Lazio, sono vere e proprie vie cave intagliate nella roccia. Sono state avanzate alcune ipotesi, ma tutte fumose e poco convincenti. E’ noto che la religione etrusca fosse impregnata di concetti divinatori ed esisteva un vero corpus letterario che i Romani chiamarono “Disciplina etrusca”. Erano abili minatori e molto del loro sapere era attribuito alla terra. La leggenda narra che il dio Tàges, sotto le spoglie di neonato, era apparso tra le zolle del campo che il leggendario eroe Tarconte, stava arando. Il fanciullo spiegò i segreti della divinazione da cui il nome Disciplina Tagetica. E’ verosimile che le vie cave, seguano vere e proprie linee di forza e i luoghi del culto, oggi abbandonati e spesso irraggiungibili, fossero luoghi di alta energia. Come nel caso dei luoghi prescelti dagli stiliti, sarebbe interessante valutare il reale stato energetico delle vie cave.

Pozzi e Sorgenti

Analizzare la miriade di sorgenti ed acque alle quali nel tempo sono state attribuite proprietà particolari, è pressoché impossibile.

Vale la pena ricordare tutte le fonti termali di cui la nostra Italia è particolarmente ricca. E’ risaputo che ogni acqua ha effetto terapeutico per l’una o l’altra patologia, ma nessuno ha mai saputo dare una spiegazione scientifica del fenomeno. Sono dell’opinione che la ragione vada ricercata nell’ambito delle energie che l’acqua con la sua capacità chimica, ma anche con la sua memoria specifica è in grado di veicolare. Molti dei santuari edificati in epoca cristiana hanno inglobato pozzi o fontane ed ancor oggi all’acqua sono legati fenomeni denominati “miracoli”. Voglio qui ricordare il Pozzo di Santa Cristina in Sardegna. La vista dall’alto ne evidenzia una struttura esterna a “toppa” forse in assonanza con l’organo generatore della Dea Madre. Al centro del monumento una scalinata scende nel sottosuolo. Tutte le strutture murarie sono di pietra basaltica, facilmente reperibile ma di eccezionale durezza alla lavorazione. La costruzione risale al XII secolo avanti Cristo e da allora è stata sede di cerimonie liturgiche che hanno attraversato il tempo e la storia. E’ stata condotta una attenta analisi e sono stati diagrammati i livelli energetici che mutano man mano che si discende la scalinata, fino ad arrivare in contatto con l’acqua.
Seguendo quanto affermato da Mario Aresu e Lello Fadda, al primo gradino, sono state rilevate 2.000 Bovis. Il livello sale man mano che la discesa procede, fino ad arrivare a 7.800 Bovis al decimo gradino. Scendendo ancora si arriva al ventiquattresimo gradino con 34.000 Bovis e al contatto con l’acqua si raggiungono 410.000 Bovis. Questi livelli energetici fanno pensare che la discesa alle acque rappresentasse un vero e proprio cammino di iniziazione o comunque un percorso di scarico e ricarico di energie per chi scendeva al pozzo e si immergeva nelle sue acque. Fonti greche e latine riportano dell’usanza dei Sardi di recarsi presso i loro monumenti per i riti dell’incubazione. Si trattava di rituali di guarigione in cui, per cinque giorni e cinque notti una persona soggiornava o addirittura dormiva in queste aree ad alta energia.

Pianta e sezione del pozzo di Sa Testa, per gentile concessione della cooperativa archeologica “Iolao” Un altro pozzo sacro in ottimo stato di conservazione e facilmente accessibile è quello di “Sa Testa” nei pressi di Olbia. A differenza del pozzo di Santa Cristina la struttura è realizzata interamente in granito e scisto, materiali lapidei di cui la zona è ricchissima. Il monumento si sviluppa sull’asse NNO-SSE con una lunghezza complessiva di 17.50 metri. La Tholos, la copertura del pozzo vera e propria, è andata perduta e oggi è visibile soltanto la base circolare. Nel monumento si riconoscono un cortile circolare e un vestibolo a forma di trapezio. Si giunge così alla scalinata e particolare interessante, il primo gradino di accesso è in realtà una canalina con funzione di valvola troppo-pieno, che consentiva la fuoriuscita dell’acqua in eccesso in periodi di massima abbondanza. Il cortile infatti è in pendenza verso l’esterno e il pavimento presenta al centro una condotta realizzata interamente in pietra, che serviva a far defluire l’acqua all’esterno, in modo da non impedire o disturbare lo svolgimento dei rituali, anche con la massima capienza idrica. Il pozzo ha 17 scalini 9 dei quali attualmente sommersi. L’accesso al pozzo, si noti all’altezza del primo gradino la canalina troppo-pieno, unica pietra basaltica del complesso. La discesa fino alla soglia finale è impossibile. Al momento della mia visita, un grosso serpente si muoveva pigro sugli scalini per poi sparire in un anfratto. Molti di questi rettili trovano riparo fra le umide pietre del pozzo e probabilmente da sempre sono da considerarsi i veri guardiani del luogo. Verosimilmente il pozzo di Sa Testa è più antico di quello di Santa Cristina, lo si fa risalire infatti al XVI secolo avanti Cristo. Pozzi analoghi sono numerosissimi in Sardegna almeno 50, alcuni come il pozzo Milis a Golfo Aranci in pessime e degradate condizioni. Esistono pozzi e sorgenti eneolitici anche nel resto d’Italia e d’Europa. Sicuramente però o se ne è persa traccia o sono stati inglobati e snaturati da costruzioni posteriori. Il cortile e l’accesso al pozzo, si noti la canalizzazione centrale in parte deteriorata. Cito solo per cronaca il pozzo druidico di Chartres posto 37 metri sotto la superficie del pavimento e ormai sacrificato alla splendida cattedrale gotica. Sarebbe interessante riuscire a scorgerne altri.

Piramidi

Molto forse troppo si è detto e scritto intorno alle piramidi. Ancora pochi o relegati al mondo del paranormale, sono i contributi che affrontano l’argomento da un punto di vista energetico. Mi piace ricordare che tre grandi personaggi della storia, che non esiterei a definire “iniziati” decisero di dormire, (vedi sopra riti di incubazione), nella grande piramide di Cheope. Se Alessandro Magno, Giulio Cesare e Napoleone Bonaparte, fecero tanta strada e condussero perigliose campagne militari, allo scopo di sperimentare in prima persona le proprietà energetiche della piramide, un motivo ci sarà stato di certo. La grande piramide è dunque la più studiata, grande interesse destano le sue dimensioni, gli allineamenti rispetto alle costellazioni, il ripetersi nelle sue proporzioni delle più importanti costanti matematiche. E’ definita di Cheope o Khufu in modo erroneo, giacché la stele scoperta da Auguste Mariette e attualmente conservata al museo del Cairo riporta che ” Khufu pensò al restauro del tempio di Iside -Signora della Piramide-, situato vicino alla Sfinge”. Ma la piramide è prima di tutto una macchina energetica capace di convogliare e amplificare le energie, e del resto l’origine del suo nome ( pyr = fuoco ) traducibile come “fuoco nel mezzo” lascia pochi dubbi. Nel 1930 monsieur Bovis notò che gli animali rinvenuti morti al suo interno, non erano putrefatti, ma mummificati. Il filosofo Paul Brunton ottenne dal Cairo l’autorizzazione a trascorrere una notte nella camera del Re, e stilò un dettagliato resoconto dell’incredibile esperienza. Successivamente grazie agli studi di Verne Cameron e Karl Drbal, si arrivò alla conclusione che le strutture geometriche a forma piramidale sono generatori di energia e che la massima espressione di questa energia si ha ad un’altezza pari a circa un terzodell’altezza totale. In tale posizione nella piramide di Cheope, è collocata la Camera dei Re, più che una tomba, un luogo di cultuale e di guarigione. Relativamente alle piramidi sono stati osservati due fenomeni particolari:

  1. L’energia viene concentrata e convogliata intorno all’asse verticale che passa attraverso l’apice della piramide,
  2. L’energia esce dalla sommità della piramide in una forma a spirale.

Sono stati osservati molti fenomeni importanti utilizzando modelli fatti di pietra, legno, carta, plastica. Ponendo un alimento all’interno della piramide, ad un’altezza di circa un terzo del totale, l’alimento si disidraterà e se mantenuto a lungo verrà mummificato. Il latte non va incontro a degradazione ma si trasforma in formaggio senza alcuni additivi. I semi sottoposti a tale trattamento germinano più rapidamente e sono più sani di quelli comunemente trattati. Potendo usufruire di grandi modelli dove un uomo può sedersi, si sono riscontrati benefici rispetto a patologie in atto.
Matematicamente, le piramidi sono proiezioni degli emisferi terrestri e la piramide di Cheope è in perfetta armonia con le dimensioni del creato. Come è noto, i monumenti più conosciuti aventi una struttura piramidale sono in Egitto e Mexico, ma è doveroso ricordare oltre agli Ziggurat babilonesi, anche tutti i tempi disseminati in estremo oriente che se proprio non presentano una struttura piramidale canonica, hanno diverse caratteristiche in comune e spesso sono sovrastati da pinnacoli altissimi aventi verosimilmente le stesse funzioni attribuite ad un menhir. Contrariamente a quanto si pensa, le piramidi sono diffusissime in tutto il mondo. Si hanno testimonianze in Ucraina, in Brasile e Perù, in Mauritania, Mozambico e Namibia, ma anche in Australia e grande interesse destano le piramidi sommerse al largo dell’Isola di Pasqua e delle Bermude. Anche l’Italia ha le sue piramidi, a Montevecchia in Lombardia, in Sicilia nei pressi di Enna ed in Sardegna, a Monte d’Accoddi.

Templi “Pagani”

Quando si parla luoghi d’energia, forse viziati da una certa moda o tendenza, la mente corre immediatamente alle popolazioni celtiche, bretoni o egizie e compiendo un salto epocale enorme, si approda come d’incanto, alle cattedrali gotiche. Tanto per fare un esempio, si urla ormai dappertutto la cattedrale di Chartres fu costruita ove anticamente, sorgeva un pozzo druidico. E’ solo un esempio e ne potrei citare altri, ma quello che mi preme ricordare, sia pur brevemente, è che fra i Celti e gli architetti medievali, vissero, pregarono edificarono, i Greci e i Romani. Oggi tali culture sono relegate al pari dei Goti o degli Alani, fra le culture pagane, per la sola colpa di essere vissute con splendore, prima della predicazione di Cristo. Le due grandi civiltà classiche ci hanno tramandato divinità proprie legate indissolubilmente ai boschi e alla terra, ma hanno anche teso un ponte tra l’oriente e l’occidente, introducendo in Europa alcuni culti di cui ancora si celebrano i misteri come quello zoroastriano, o quelli legati alla grande madre. A partire dal III sec. a.C., il culto della dea egizia Iside, ebbe un ruolo di particolare importanza. Venne adorata sotto le sembianze di tenera madre del dio Horo fanciullo (Iside Lactans ), ma anche in associazione a molte divinità del pantheon romano, quali Iside-Fortuna, Iside-Faria e Iside-Demetra. Proprio quest’ultima associazione è particolarmente importante, dato che Iside-Demetra fu invocata dai romani come Cerere-Demetra, dea dei boschi e dei campi. In tutte le province romane il culto di Iside lasciò nei luoghi deputati alla sua adorazione, vestigia e testimonianze, che con la cristianizzazione furono assimilate o modificate. In Francia, un piccolo villaggio sorse nelle vicinanze di un luogo dedicato a Iside. Per indicare il piccolo paese, si cominciò ad identificarlo come “par Isis”, ovvero, vicino ad Iside. Questo toponimo attraversando i secoli e sopravvivendo nella cultura celtica, al latino Lutetia, divenne Paris, attuale capitale Francese.

Chiese e Cattedrali

L’avvento del cristianesimo, innestato quasi a forza in un tessuto sociale fortemente politeista, portò anche frutti amari. I luoghi che da millenni venivano frequentati per le loro caratteristiche energetiche e talvolta terapeutiche, furono piano piano assimilati ad una religione che ne snaturò quasi per intero le connotazioni iniziali. Inoltre ciò che era patrimonio culturale di molti, divenne in modo ancor più marcato che in passato, appannaggio di una classe sacerdotale che nei secoli conquistò un potere temporale mai raggiunto prima. Nel tentativo di demonizzare tutto ciò che poteva costituire un legame col passato, anche le conoscenze profonde delle energie finirono al bando e fu solo grazie ad una nuova categoria di persone che furono preservate e non scomparvero per sempre. La capacità di riconoscere un luogo d’energia passò piano piano dalle classi sacerdotali, alle varie compagnie di architetti e costruttori, che fin dall’alto medio evo tentarono di recuperare e praticare le antiche conoscenze. Lo stile Romanico segnò indiscutibilmente i primi secoli del medioevo per poi lasciare spazio al Gotico. Trascurando considerazioni di natura artistica e stilistica, punterei l’attenzione su una differenza sostanziale nella progettazione ed esecuzione degli alzati. Lo stile romanico contraddistinto da mura perimetrali spesse e con fenestrature limitate, si avvaleva di coperture semplici ” a botte ” sfruttando le capacità statiche dell’arco a tutto sesto. Con l’introduzione dell’arco a sesto acuto e l’alleggerimento delle strutture portanti, anche le volte assunsero forme diverse e prevalsero crociere più o meno complicate. Con il passaggio al gotico altri elementi arricchirono la chiesa, da un punto di vista statico ed estetico. Entrarono in gioco soprattutto in Francia le grosse torri poste in facciata, talvolta speculari, altre diverse anche nelle dimensioni.
Ebbene tali modifiche apparentemente soltanto architettoniche, sono state introdotte per perfezionare la circolazione e la distribuzione delle energie cosmotelluriche. E’ infatti intuibile che strutture con cuspidi e archi acuti, prevalenti nel gotico, hanno la capacità di veicolare verso l’alto in modo preciso e raffinato le energie che una struttura a tutto sesto irradia e quindi disperde in modo omogeneo forse, ma più casuale. Basta ricordare i rudimenti di fisica a riguardo della localizzazione delle cariche, elettriche che prediligono strutture acuminate anziché superfici regolari. Le possenti torri poste in facciata, alla stregua dei menhir, fungevano e fungono ancora da potenti antenne ricetrasmittenti. L’evoluzione dello stile dunque, mediata da influssi orientali a seguito dei contatti commerciali con l’Islam ha indotto una variazione delle tecniche di costruzione, volte al perfezionamento delle chiese in funzione della ricezione e distribuzione delle energie.

Un’altro elemento di cui tener conto è la presenza costante sotto le chiese, dell’acqua. Senza acqua non c’è vita, è risaputo, ma senza acqua non c’è energia e neanche trasferimento di informazioni. Le discipline accademiche che si occupano di storia dell’arte e archeologia, non hanno ancora assimilato questo concetto. Eppure giorno dopo giorno si aprono nuovi scavi ed emergono nuove evidenze.

Effetti dell’evangelizzazione a Mans, nella pietra è scritta la storia dell’uomo, il menhir è ormai una parte della chiesa romanica del 1065.
I costruttori medievali, conoscevano il potere dell’acqua e la presenza di tale elemento era fondamentale per determinare in quale punto dovesse sorgere una chiesa. Esistono importanti lavori che hanno evidenziato ciò che i radioestesisti vanno dicendo da tempo. Sotto i pavimenti e i sagrati delle chiese medievali, scorrono in modo ordinato, spesso artificialmente predeterminato, vie d’acqua che veicolano energie cosmotelluriche e fanno si che la chiesa sia un luogo di culto ma al tempo stesso una macchina energetica. Non solo l’acqua, ma anche l’orientamento della costruzione, le dimensioni e le proporzioni, contribuiscono ad armonizzare il luogo d’energia. Molte chiese romaniche soprattutto in Francia non rispettano gli allineamenti equinoziali o soltiziali, ma l’asse longitudinale è orientato a 77° rispetto al Nord. Questo allineamento apparentemente indecifrabile, è in realtà fuori asse Est – Ovest di 23° ovvero l’inclinazione dell’asse della terra.
Tale allineamento chiamato “Onda d’Iside” conferisce alla chiesa un alto valore energetico. Anche la misura di base utilizzata per progettare e costruire una chiesa, era spesso in relazione alle caratteristiche del luogo. Si utilizzava di solito il metodo della Coudèe, che armonizzava le coordinate equinoziali e la latitudine, che contrariamente a quanto si possa pensare era un concetto ben chiaro e documentato. Subentravano poi i rapporti armonici e numerici che dettavano le regole per lo sviluppo degli spazi e degli alzati. Enorme attenzione era dunque prestata alle caratteristiche energetiche del luogo, verosimilmente già conosciute ed evidenziate dai predecessori, mediante un menhir o un dolmen.

Osservando la planimetria della chiesa di Grandson, notiamo in rosso il reticolo di Hartmann, in verde la Rete di Curry, in azzurro due vie d’acqua subaerea. Puntando lo sguardo in prossimità dell’ingresso, notiamo che la rete di Curry è doppia e si sovrappone alla linea H. che segue l’asse longitudinale. Tale effetto è dovuto a due colonne di granito a destra contrapposte a due colonne di marmo a sinistra e nessuna delle quattro risulta essere portante. La zona d’ingresso dunque risulta essere altamente negativa. Proseguendo in avanti incontriamo dunque il primo corso d’acqua, in gergo “il Giordano”. Divide idealmente in due la chiesa, oltrepassarlo consapevolmente, vincendo le iniziali forze negative, veicolerà l’uomo verso livelli energetici più elevati. Percorrendo così il cammino dall’ingresso, verso l’altare, l’uomo si trova ad attraversare una zona in cui cede le sue residue energie, attraversa il Giordano e poi procede verso un cammino di ricarica energetica e dunque spirituale. Questo iter è in accordo con il concetto di morte e rinascita ad opera del divino. Misure in scala Bovis infatti vanno da valori al di sotto dei 4.000 all’ingresso, per arrivare a 30.000 nei pressi dell’altare, energia ad alto livello raggiunta grazie al contributo del secondo corso d’acqua che scorre in senso contrario al primo.

Planimetria Fonte: Cardinaux

Puntiamo lo sguardo ora sulla cattedrale di San Nicolas a Friburgo. Sorge su uno sperone di roccia che si eleva su 3 falesie di calcare. Il cantiere fu inaugurato nel 1283 e i lavori terminarono nel 1512 con l’edificazione della torre in stile “gotico fiammeggiante”.
Il luogo di costruzione si trova all’incrocio di due potenti correnti telluriche (in rosa nella planimetria) , la principale che passa anche sotto le abbazie di Maigrauge e d’Hauterive per poi proseguire verso Losanna e l’altra proveniente da Avenches, capitale politica e religiosa della Svizzera romana.
Le due correnti si incrociano sotto il coro e uno splendido Drago in bassorilievo, orna uno dei pilastri di sostegno della volta. Come è noto i Draghi simbolizzavano nella cultura druidica le energie sottili della terra. Oltre al coro ci sono altri punti ad alta energia, in particolare di fronte ad un dipinto della Crocifissione e sotto una statua della Deposizione, si ritrovano linee cosmotelluriche anche se di intensità inferiore. Come evidenziato dalla planimetria, si rilevano tre corsi d’acqua ed il fonte battesimale, posto in una posizione non abitualmente rinvenuta, è proprio sulla perpendicolare di uno di essi. Secondo alcuni studi la presenza dell’acqua decuplica la capacità di percezione “extrasensoriale”.

Osservando la planimetria sulla quale sono riportate in dettaglio le reti geomagnetiche, notiamo che le due grosse correnti telluriche, sono come per magia demoltiplicate e frazionate all’interno della chiesa.

Quando si pone in essere un tempio, le linee di Hartmann si deformano e si “impacchettano” all’esterno dei muri perimetrali. All’esterno delle piramidi sono state contate fino a 13 linee addensate, per le chiese invece solitamente ne vengono riscontrate 7, anche se Blanche Merz sostiene che il numero varia con l’importanza e dunque l’energia del luogo. All’esterno della chiesa dunque, si ha dunque un addensamento e ciò determina un campo di energia negativa talmente alto, da indurre il credente a rimanere all’esterno. Varcare la soglia impone una precisa volontà che supera la repulsione iniziale del luogo. Lo spazio interno che viene delimitato, è un luogo sgombro da linee, almeno inizialmente. L’utilizzo di materiali diversi, la posa di pilastri e di tutti gli impianti architettonici che i costruttori, hanno posto consapevoli del loro operato, richiamano e ridistribuiscono le linee d’energia. A dodici metri di distanza dall’ingresso di San Nicolas, il reticolo di Hartmann si modifica e assume la struttura di due grossi fusi incrociati. Al punto di intersezione si rileva la presenza del quadrato magico, che non ha riscontro fisico, nel senso che non ci sono pietre disposte in modo particolare o un elemento che lo faccia individuare. Questo quadrato è un luogo ideale, evidenziato dalla rilevazione delle correnti cosmotelluriche e indugiando a camminare sulle pietre del selciato, si avverte il richiamo della cattedrale, salvo poi soffermarsi all’ingresso e avvertire tutto il peso della responsabilità, entrare o non entrare? E ora, un pò di geometria. Nel nartece si rileva la presenza di tre pietre di granito, inserite in una pavimentazione di arenaria. Due di esse sono accoppiate e misurano 29.5 x 80.3 cm. ciascuna. La misura del lato corto è immediatamente associabile al piede romano e ritma la divisione di molti spazi. Per esempio la base del piedistallo delle piccole colonne del nartece misura 29.5 cm per lato e il rapporto tra il diametro delle colonne e il lato della base, è legato al numero aureo. La misura di 80.3 cm rappresenta la Coudèe locale, calcolata, o per meglio dire, empiricamente rilevata alla latitudine di Friburgo, all’epoca della costruzione. La terza pietra misura 29.5 x 55.74 cm e la diagonale di tale rettangolo misura 63.069 cm, misura che corrisponde al cubito reale di Gerusalemme ed è anche un milionesimo della misura del raggio terrestre. Tra una colonna e l’altra della navata, intercorre esattamente 12 volte, il cubito sacro. Queste piccole osservazioni geometriche inducono due riflessioni : prima cosa, il legame culturale tra gli architetti medievali e gli antichi costruttori era molto saldo, secondo, che la cattedrale, come molte altre costruzioni religiose, è in armonia con il creato, di cui riproduce come multipli, le misure naturali.

L’armonizzazione delle misure della costruzione, e la sapiente collocazione di colonne e strutture, fanno della cattedrale una perfetta macchina energetica. Sulla scorta delle misurazione in scala Bovis, delle zone ad alta e bassa energia, è stato teorizzato un percorso ideale da compiere dai fedeli in un tempo di 15 minuti. Mi preme ricordare che la deambulazione era pratica comune all’interno delle chiese nel medioevo. Infatti oltre ai momenti liturgici, la chiesa era teatro di vita quotidiana e dell’amministrazione della giustizia. Sottoponendo 40 persone ad un test, che prevedeva la deambulazione all’interno della chiesa, secondo un percorso stabilito, è stato possibile rilevare che la loro energia alla fine del percorso, era quadruplicata e dimezzava lentamente nell’arco di dodici ore. E’ chiaro dunque, che tutti i luoghi d’energia hanno esercitato da sempre sull’uomo, un effetto benefico se non terapeutico.

La Moschea

Innanzi tutto l’avvento dell’Islam non comportò la distruzione degli edifici sacri preesistenti, anzi tutte le chiese di matrice egizio-siriaca rimasero intatte. In molti casi, le chiese furono modificate ed adattate al culto musulmano. E’ il caso della grande Moschea Ommayyde in Siria. Sorge nel luogo ove nel XI secolo a.C. gli Aramei eressero un tempio al dio Hadad. Con la romanizzazione ci fu la trasformazione del tempio e fu dedicato a Giove e in seguito fu eretta la grande basilica di San Giovanni Battista. Quando nel 636 i musulmani entrarono in Damasco lasciarono ai cristiani l’uso parziale della chiesa e una parte fu adibita a moschea. A testimonianza di ciò, è ancora consentito ai cristiani entrare nella moschea e venerare presso la cappella ( n° 18 nella planimetria ) i resti della testa decollata del Battista, oppure pregare, sia pure in silenzio. Questa intesa durò fino al 705 quando il califfo Al-Walid decise di erigere la più grande moschea mai vista. La struttura fu ampliata, dotata di un cortile, le acque subaeree furono regimentate e convogliate alla grande fontana (cerchietto n° 6). L’insieme moschea-cortile, forma un rettangolo di 155 x 96 metri, dimensioni in rapporto aureo perfetto. La presenza dell’acqua è elemento comune a chiese e moschee. Considerando le condizioni climatiche del medio oriente, l’acqua acquista una plusvalenza. Un luogo ove fosse presente l’acqua, oltre ad avere i connotati energetici, diveniva automaticamente un luogo di potere, un luogo ambito anche per il valore materiale dell’acqua.

Possedere un pozzo è ancora oggi considerata una ricchezza. Mi preme sottolineare che tutte le moschee hanno al loro esterno un pozzo ove attingere acqua indispensabile per le abluzioni. Ultimo elemento, se le cattedrali gotiche hanno imponenti torri, le moschee hanno snelli Minareti. La grande moschea di Damasco, ne ha addirittura due, uno a metà del lato Nord, ( n° 2 nella planimetria ) il Minareto della Sposa e l’altro all’angolo sud orientale (n° 20 nella planimetria ) il Minareto di Gesù. Secondo la tradizione musulmana infatti, nel giorno del giudizio universale Gesù tornerà in terra e apparirà sul minareto. Un luogo d’energia importante direi, capace di unire nel giudizio finale due religioni così lontane……..

Concludendo

Tornando alle nostre chiese cristiane, aguzzando la vista, noteremo che molte hanno all’esterno un pozzo, di solito posto lateralmente. Addirittura secondo la regola di San Bernardo, tutti i conventi venivano edificati seguendo precise disposizioni e il pozzo, di solito collocato al centro del chiostro e quindi a fianco della chiesa, era un elemento fondamentale.

Gli esempi di Friburgo e Grandson, non sono che uno spiraglio in un mondo di luce che ancora dobbiamo scoprire.

Probabilmente sarà necessario spogliarsi del nostro abitus di uomini moderni rinunciando un pò alla nostra estrema ratio, ma passo dopo passo potremo riappropiarci di molte cose che, sordi e ciechi, al momento, non riusciamo a cogliere.

L’acqua

Oggigiorno siamo abituati alla presenza dell’acqua nelle nostre case, apriamo il rubinetto ed è scontato che essa esca. Non era certo così agli inizi del secolo scorso e figuriamoci nei secoli passati. La ricerca dell’acqua, bene prezioso, è sempre stata deputata a persone con sensibilità particolari, che dotate di semplici strumenti, riuscivano a “sentirne” la presenza. Anche ai nostri giorni, nonostante non sia più necessario, almeno alle nostre latitudini, ricercare l’acqua, ci sono persone che per svariati motivi, curano ed incrementano le antiche conoscenze. Una studiosa di fama mondiale è senza dubbio Bianca Merz. La studiosa francese in un intervista racconta come si rese conto di avere particolare affinità con le energie sottili. Seguendo il lavoro del marito impiegato come consulente idrogeologico a Losanna, gli indicava in modo istintivo dove scavare per reperire vie d’acqua. Un periodo di apprendimento nel deserto della Mauritania, affinò le sue capacità nei confronti dell’acqua.

“E’ come possedere uno speciale senso dell’olfatto” racconta, “un senso che l’uomo moderno ha perduto ma che con calma, studio e soprattutto senza pregiudizi, può tranquillamente recuperare”.

Caratteristiche

L’acqua, chimicamente H2O, è una molecola stabile anche se sottoposta a sollecitazioni di natura termica. Se l’energia cinetica non altera la struttura molecolare dell’acqua, ma soltanto il suo stato fisico, può condizionarne la memoria, e comunque la natura del legame può essere influenzata da molti altri fattori. L’acqua è un “Dipolo”, ossia ha una struttura in cui si può evidenziare una zona a carica negativa (l’Ossigeno ) ed una positiva ( l’Idrogeno ). Tale peculiarità è dovuta alla natura dell’unione tra Idrogeno e Ossigeno e alla struttura e al livello energetico degli orbitali su cui ruotano gli elettroni di legame. Al di là di disquisizioni teoriche, la distribuzione delle cariche, il rapporto con altri elementi o molecole che in essa si disciolgono o si ionizzano, conferiscono all’acqua peculiarità uniche, anche dal punto di vista energetico. L’acqua, fuori dai contenitori libera da forze di adesione di natura elettrostatica, assume forma propria. La conducibilità elettrica dell’acqua non deionizzata è elevata e la sua interazione con substrati di natura e carica diversi, produce effetti interessanti. Le correnti d’acqua circolanti nel sottosuolo, dotate di proprietà elettrochimiche, scorrendo attraverso le sabbie, le ghiaie ed altre faglie terrestri generano una corrente elettrica misurabile sulla superficie del suolo. La differenza di potenziale responsabile della produzione di corrente, è generata dalla bipolarità esistente tra il letto di scorrimento delle acque, che assume una carica negativa, e l’acqua stessa che invece assume una carica positiva. Queste particelle elettriche positive si spostano normalmente a velocità lentissime, dieci metri al giorno, e provocano correnti misurabili dell’ordine dei millivolt. Ma nel caso di velocità elevate, esse provocano una liberazione di energia che determina un campo di induzione elettromagnetica tale da influenzare il campo di microonde sulla superficie del terreno, perturbando l’irraggiamento tellurico.

Influsso

Si evidenzia, quindi, che sui corsi d’acqua sotterranei e nei loro dintorni hanno luogo perturbazioni energetiche generalmente dannose per gli esseri viventi. Dormire o soggiornare inconsciamente sopra una via d’acqua sotterranea, può alterare molti dei nostri ritmi metabolici. Alcuni studi evidenziano che si possono ridurre fino ad un terzo le difese immunitarie. D’altro canto però sotto i templi sono state prodotte scanalature artificiali, famose ormai quelle di Chartres e Santiago di Compostela. L’effetto dell’acqua che circola sotto il suolo delle cattedrali contribuisce invece a creare un effetto benefico o terapeutico per l’organismo. La spiegazione non è certamente semplice. Gli edifici cultuali sono sempre stati edificati in luoghi particolarmente connotati da energie cosmotelluriche. Dai menhir, che collocati a terra, attiravano a se le energie cosmiche, fino a riequilibrare la salubrità del luogo, si è arrivati via via alle cattedrali , che con le loro strutture, hanno non solo riequilibrato il tasso vibrazionale, ma anzi, lo hanno elevato. I costruttori di templi di ogni epoca, hanno costantemente affinato le loro tecniche fino al punto di manipolare, indirizzare e veicolare le energie in punti prestabiliti. Anche le energie veicolate dall’acqua, contribuiscono dunque a innalzare l’energia di un luogo.

Memoria

L’Acqua ha però anche altre proprietà, è dotata di memoria. In virtù della sua distribuzione sterica, le sue molecole possono assumere varie forme che concorrono alla costruzione di strutture diverse di volta in volta. Analizzando due fiocchi di neve al microscopio, risultano diversi l’uno dall’altro, e inoltre sciogliendoli separatamente facendoli gelare nuovamente, si riottengono gli stessi identici fiocchi di partenza con peculiarità differenti.

Di più, Jacques Benveniste fra molti esperimenti, eseguì anche questo, riproducibile facilmente anche in casa. Mise un pentolino di acqua sul fuoco e la fece bollire, indi la ripose con il recipiente nel frizer assieme ad un altro recipiente di acqua fredda. Ebbene l’acqua calda congela più in fretta di quella fredda! Il motivo è che le strutture che collegano le molecole d’acqua con ponti a idrogeno, subiscono una serie di cambiamenti nei passaggi di stato dei quali rimane traccia nell’acqua in virtù di fenomeni di “isteresi” (fenomeno per il quale l’induzione dipende anche dalle vicende elettriche o magnetiche precedenti). In altre parole l’acqua ricorda (quindi memorizza) il percorso energetico ed entropico (l’entropia da il grado di disordine e di disorganizzazione delle molecole e indica la tendenza dei sistemi a evolvere verso il caos ) dovuto al cambiamento di temperatura che ha subito nella fase di riscaldamento e durante il processo di congelamento, lo ripercorre in senso inverso e con maggiore velocità. “Ricorda”, cioè, tutto il “percorso” effettuato precedentemente. Provare per credere! Si potrebbero citare molti esempi, ma uno per tutti forse rende giustizia alla sensibilità dell’acqua. Quando spesso incuranti dello spreco togliamo il tappo al lavandino o alla vasca, l’acqua defluisce nello scarico, dando vita ad una spirale vorticosa destrorsa. Se ci rechiamo nell’emisfero australe e compiamo la stessa identica operazione, noteremo che la spirale sarà sinistrorsa. Effetto della rotazione, del campo gravitazionale, certo, ma l’acqua lo avverte e magari noi umani, no.

Ogni molecola d’acqua possiede un’identità geometrica originale ed inconfondibile, che la rende unica fra miliardi di miliardi di altre simili. L’acqua porta con se anche l’impronta dell’elemento con il quale è entrata in contatto e lo fissa geometricamente nella sua memoria. L’acqua usata per lavare le cisterne delle navi che trasportano materiale radioattivo, l’acqua che viene usata per lavare il sangue dei macelli, l’acqua che lava un terreno impestato di antiparassitari, anche se evapora e si condensa trasformandosi in pioggia a migliaia di chilometri più in là, conserva ancora la sua memoria di violenza subita. Il famoso scienziato giapponese Masaru Emoto ha portato avanti nell’ultimo decennio, degli esperimenti davvero significativi eseguiti con l ’acqua. Ha rivolto all’acqua parole di diverso significato o le ha fatto “ascoltare” musiche diverse. Ha scattato poi una sequenza di fotografie della stessa acqua alla temperatura di 5°C sotto zero. L’acqua investita dalla frase “mi fai star male” o che aveva ascoltato musica Heavy Metal assumeva una struttura caotica simile ad un tumore, mentre l’acqua che aveva ricevuto la parola “amore”o aveva ascoltato una sinfonia, presentava caratteristiche geometriche perfette, come quelle di un cristallo. Allo stesso modo la parola “Adolf Hitler” trasformava le molecole fino a farle assumere la forma di un bubbone della peste, all’incontrario delle molecole esposta al messaggio “Maria Teresa di Calcutta”, che formavano un piccolo fiore a sei punte. Esistono altri studi sulle proprietà dell’acqua come quello del Dottor Bernard Grad. Dimostrò che facendo tenere in mano a pazienti affetti da gravi sindrome depressive, alcuni contenitori d’acqua, con la quale annaffiava poi colture di sementi d’orzo, quest’acqua ne ritardava la crescita in confronto ai campioni di controllo. Ma andiamo oltre. L’apparecchio televisivo presenta diversi tipi di nocività, sia per l’inquinamento sottile che esso emette (radiazioni alfa, beta e gamma), sia per i contenuti degli spettacoli che spesso trasmette. Jean Pagot, nel suo libro, cita un test sorprendente per il suo alto livello dimostrativo. Davanti allo schermo della TV viene posta una bottiglia piena d’acqua mentre viene trasmesso uno spettacolo dove compaiono sangue, sesso, stupro, violenza … Se quest’acqua viene bevuta da una persona alla sera, essa avrà incubi violenti e resterà turbata psichicamente per parecchi giorni. Di essere soggetti a questo tipo di influenza i telespettatori non lo immaginano neppure.

Frequenze

Sono stati eseguiti molti studi anche sulle acqua provenienti da fonti sacre. Fra le varie informazioni che l’acqua veicola, c’è anche quella relativa alle frequenze che emette. Queste variano da 2.5 a 160 Herz e sono definite secondo i parametri dell’auricolomedicina, con le lettere dell’alfabeto, dalla A alla G.

Le comuni acque di solito emettono frequenze relative ad una delle sette classi, ma l’analisi delle acque prelevate da sorgenti in prossimità dei santuari dedicati a Nostra Signora, emettono frequenze multiple e l’acqua di Lourdes le emette tutte contemporaneamente. Ciò che conferisce ad un acqua proprietà terapeutiche particolari, è la capacità di emettere frequenze di tutta la gamma. Per capire meglio occorre riflettere sul fatto che il corpo umano è un insieme di organi e tessuti in perenne vibrazione. L’alterazione di questi livelli vibratori è alla base di tutte le patologie e l’acqua può ripristinare i livelli corretti. Come un musicista usando il diapason riaccorda il suo strumento, così l’acqua riaccorda il regime vibratorio di tutti o di alcuni organi.

Un pò di storia

Alfred Bovis (1871-1947), scoprì molto precocemente di avere attitudini molto particolari. Poteva porre una mano su una forma di formaggio o una botte di vino e diagnosticarne la bontà. In un primo tempo egli era in grado soltanto di specificare se essi erano buoni oppure no. Poi, utilizzando il suo ingegno e avvalendosi di esperienze nel campo della radioestesia, creò con l’ausilio del suo collega André Simonton, una specie di regolo con il quale riusciva anche a valutare il grado di bontà dei prodotti in esame.

Il Regolo

Questo regolo, chiamato “Biometro Bovis” consisteva in una scatola dalla quale si dipartiva una scala suddivisa in 100 parti e munita di cursore mobile. Il prodotto da valutare era posto in una piccola coppa localizzata sul cursore, e allineato al grado zero. La lettura del grado di validità veniva fatta facendo scorrere il cursore in modo che il campione di prodotto si avvicinasse alla scatola sempre di più. Quando il pendolo indicava di fermare il cursore era possibile leggere su una tacca della scatola il grado Bovis di validità del prodotto.

Monsieur Bovis affermava che era possibile misurare le radiazioni trasmesse da varie sostanze e soprattutto dal corpoumano. A questo scopo scoprì che si poteva collegare la coppa con un filo e toccare con questo la punta del pollice di una persona al fine di misurarne la vitalità fisica (normalmente fra i 6500 e 7000 gradi Bovis). Riusciva anche a farne una valutazione “psichica”, usando però il polpastrello del pollice. Se la persona non era disponibile la misura veniva fatta su una goccia del suo sangue.

La scala di Bovis

A distanza di circa 100 anni , non trovando gli studiosi un’unità di misura che mettesse tutti d’accordo, è ancora in uso e ormai entrata nel lessico comune, la scala di Bovis. L’energia del corpo umano se non non affetto da malattia, corrisponde a 6.500 Bovis. Misure al di sotto di questo valore, depongono per uno stato generale di squilibrio delle energie fino ad arrivare a vere e proprie patologie. Più bassa è l’energia del corpo più significativa è la malattia. Tutti i luoghi della terra, le persone, le cose o quello che mangiamo vengono classificati secondo il tasso vibrazionale. Se esso è al di sotto delle 6.500 unità Bovis si dice che toglie energia, se al di sopra che la porta. In natura normalmente non si trovano punti più energetici di 10.000 Bovis,ma vi sono zone universalmente conosciute che vanno ben oltre, la cattedrale di Chartres, il Tibet, l’India, l’Egitto (18.000). Valori al di sopra dei 6500 Bovis, si ritrovano in natura soprattutto in luoghi particolari, se pur riconducibili a culture diverse a latitudini diverse.Nelle chiese cristiane all’incrocio dei transetti, nelle moschee di fronte al Minbar, nei templi tibetani nel garbhagriha il livello di energia è stato misurato a 11.000-12.000 Bovis. La rotella tibetana di preghiera che contiene un mantra scritto su pergamena o sul tessuto, una volta girata, vibra da 12.000 a 16.000 Bovis. Per quanto concerne i luoghi, le letture inferiore a 6.500 sono l’effetto dei flussi sotterranei, difetti geologici e griglie magnetiche.

I Simboli

Per tentare di capire, confrontiamoci con il simbolo della svastica o satya, come è conosciuto in India. E’ una croce uncinata utilizzata da molte culture di matrice indoeuropea. Nella sua forma originaria, rappresenta probabilmente il moto solare che da sinistra va verso destra. Il valore in scala Bovis di tale simbolo è altissimo, ha un livello di energia positiva di 1.000.000 Bovis.

La svastica usata dai nazisti oltre ad essere inclinata a 45 gradi rispetto all’asse cardinale ha il prolungamento degli assi ortogonali, orientato al contrario e ha un livello terribilmente basso di energia, inferiore a 1.000 Bovis. Ci sono in natura minerali che hanno energie positive molto alte quali arenaria e marmo e altri che hanno energie altamente negative, diamanti, granito e quarzo. L’unico elemento naturale che è una fonte infinita di energia completamente positiva è fuoco.

La più piccola fiamma di qualunque tipo irradia energia infinita. Ma stranamente, un numero pari delle fiamme in una stanza stanza si annullano a vicenda. Un numero dispari di fiamme è usato in parecchie colture perché si complementano e generano un ambiente positivo altamente caricato. Sono molti gli studiosi che liberi da preconcetti o costrizioni accademiche si confrontano con questi temi. Lo studio delle energie definite “sottili” sta prendendo piede e si parla molto del ruolo che rivestono nell’esplicarsi dei complessi processi biochimici.

Cimatica

Cimatica dal greco Kima, “onda”, è la disciplina che studia i fenomeni legati alla diffusione delle onde sonore e alla loro interazione con la materia, organica e non.

Gli antichi Greci solevano dire che la geometria era “musica congelata”. Gli studiosi vedici dell’antica India e i filosofi della scuola di Pitagora consideravano tutte le forme fisiche come manifestazioni del suono. I mistici orientali hanno una visione dinamica dell’universo simile a quella della fisica moderna, e di conseguenza non sorprende che anch’essi abbiano usato l’immagine della danza per comunicare la loro intuizione della natura. Un bell’esempio di quest’immagine di ritmo e danza e’ fornito da Alexandra David-Neel nel suo libro Tibetan Journey, in cui descrive l’incontro con un Lama il quale alludendo a se stesso come a un “maestro del suono” le descrive con le seguenti parole la sua concezione della materia: “Tutte le cose sono aggregati di atomi che danzano e con i loro movimenti producono suoni. Quando il ritmo della danza cambia, cambia anche il suono prodotto. Ciascun atomo canta perennemente la sua canzone, e il suono, in ogni istante, crea forme dense e tenui.”

Musica e architettura sono entrambe i prodotti della proporzione nell’espressione numerica, entrambe fanno riferimento a rapporti comuni quali l’intervallo di quinta e la sesta maggiore che ha il suo corrispondente in termini visivi nella sezione aurea e sono presenti sia in natura che nel mondo creato dall’uomo, nella geometria, nella matematica e persino nel corpo umano. Nelle antiche tradizioni filosofiche e mistiche il suono è stato sempre considerato creatore di materia, ma le onde sonore presenti nell’aria sono rimaste invisibili ai nostri occhi fino a che non sono stati effettuati esperimenti miranti a mostrare il suono in termini di forme e figure tangibili.

Nel 1787, Ernst Chladni, giurista, musicista e fisico tedesco, contemporaneo di Mozart, pubblica “Entdeckungen über die Theorie des Klanges”, ovvero “Scoperte sulla teoria dei suoni”. In questo lavoro pionieristico Chladni getta le basi della futura scienza dell’acustica, la scienza del suono. In modo particolare Chladni si adoperò per rendere visibile ciò che veniva generato dalle onde acustiche. Questo fu possibile attraverso della sabbia che, al suono del violino, si conglomerava in diverse forme geometriche. Le differenti forme di aggregazione erano in dipendenza della natura dei granelli (polveri, pollini, cristalli) ma soprattutto dall’altezza della nota, ovvero dalla frequenza della radiazione. Questa fu la prima dimostrazione “scientifica” che indicava chiaramente come il suono interagisse con la materia. Gli studi di cimatica non ebbero ulteriori impulsi fino a che intorno al 1960 il medico, fisico e musicista tedesco Hans Jenny non riprese gli studi di Chladni e con sistemi moderni, fissò con immagini fotografiche il prodotto dei suoi esperimenti. Jenny, facendo vibrare diversi materiali ( acqua, olio, grafite, ecc…) osservò la comparsa delle forme con struttura tridimensionale che variano con il variare delle frequenze e della loro intensità e dimostrò che le vibrazioni producono forme geometriche, sfere, cristalli ed anche spirali simili a galassie. Un altro esperimento significativo fu condotto emettendo vocali o suoni di sillabe in antico Sanscrito o Ebreo arcaico. Mediante il tonoscopio questi suoni hanno indotto le polveri in esame a riorganizzarsi formando proprio la lettera corrispondente al suono pronunciato. Analogo esperimento con le lingue moderne, non ha prodotto alcun risultato. Jenny durante i sui esperimenti ha più volte inclinato le lamine del tonoscopio ma durante l’emissione dei suoni, ne le polveri ne i liquidi sono scivolati via, salvo cadere a terra
appena la vibrazione cessava. Sono state così gettate le premesse teoriche per spiegare i fenomeni antigravitazionali dovuti a vibrazione, fenomeni mediante i quali i monaci tibetani avrebbero la facoltà di sollevare massi con la sola emissione di suoni modulati. In un suo libro Jenny afferma che i fiori, le cellule, tutte le strutture visibili hanno una forma peculiare perché rispondono ad una stimolazione energetica, la voce della terra. Ogni figura dunque è semplicemente la forma visibile di una forza invisibile. Ogni forma contiene le informazioni sulle vibrazioni che l’hanno generata ed è ipotizzabile che le ritrasmetta su armoniche maggiori. Il massimo onore attribuibile ai due studiosi, è quello di aver reso visibile l’invisibile e di aver aperto un cammino su cui molti, ancora incerti, hanno preso a camminare. Vediamo quali passi sono stati compiuti.

Musicoterapia e Cimaticoterapia

Le proprietà curative del suono e della musica sono note sin dall’antichità. Le testimonianze lasciate da Pitagora e Platone in Grecia, la musica dell’arpa di Davide di cui si parla nella Bibbia e gli inni dei Veda in India sono una conferma dei poteri curativi del suono. In epoca moderna, gli effetti terapeutici del suono furono scoperti dalla medicina nel 1896: alcuni generi musicali stimolavano la circolazione cerebrale e periferica, mentre altri influivano sulla lucidità mentale. Sono stati compiuti passi da gigante, e oggi parlare di musicoterapia non ha più un sapore segreto. Per esempio, dagli atti del V° Congresso Europeo di Endocrinologia, sappiamo che alcune giovani donne affette da amenorrea ipotalamica funzionale (mancanza di ciclo mestruale), da più di cinque anni, sono state sottoposte a quattro settimane di terapia musicale. Sono stati rilevati incrementi significativi nella produzione di FSH , LH e Estradiolo, ormoni deputati alla regolazione dei cicli mestruali. E’ stato infatti rivisto anche il rapporto tra musica e corpo umano e si è affermato il concetto che l’orecchio, sia pure il più importante, non è l’unico organo bersaglio delle frequenze. Esistono studi accurati che individuano nel Liquido Cefalorachidiano, uno dei recettori più importanti del corpo umano. Il liquor, è in grado di trasmettere al cervello i segnali delle onde armoniche inducendo così l’attivazione di importanti attività di sintesi. Parallelamente, alla musico terapia, si è sviluppata la cimaticoterapia.

La terapia cimatica a differenza di altre tecniche musicoterapeutiche, non viene somministrata attraverso i canali uditivi, ma direttamente attraverso la pelle. Si serve delle onde sonore che rientrano nella gamma uditiva per regolare il sistema ormonale e immunologico e creare così una condizione metabolica quasi ottimale per una determinata cellula o un determinato organo. Ogni oggetto, sia esso vivo o inanimato, possiede un suo campo elettromagnetico che, nel momento in cui interagisce con altri campi di questo tipo, produce reazioni opposte, complementari o neutre. Una risonanza equilibrata rappresenta la condizione di salute ottimale (per risonanza s’intende la frequenza a cui un oggetto è portato a vibrare naturalmente se un altro oggetto vibra alla stessa frequenza), mentre la malattia è dovuta a una situazione di squilibrio. La terapia cimatica si serve di uno strumento computerizzato per riportare l’organismo in una condizione di equilibrio tramite la trasmissione di frequenze risonanti.
Questi segnali passano attraverso i tessuti sani, ma ristabiliscono la giusta risonanza in quelli malati.
Tramite l’intercettazione dei messaggi elettrici inviati attraverso il sistema nervoso centrale alle singole cellule, questa ricerca ha permesso di decodificare i segnali cimatici percepibili dalle cellule.

Biochimica

Lo studioso cinese di Cimatica Chiang Kanzhen ha scoperto che le informazioni genetiche vengono trasmesse da bio-microonde, vale a dire da un campo bio-elettromagnetico che regola i legami del materiale genetico del DNA. Da vari esperimenti è risultato che adattando un determinato campo energetico a bio-microonde su un corpo ancora plasmabile come cellule vegetali o animali, esso assumerà la forma corrispondente al tipo di frequenza di questa energia. Quindi le bio-microonde sono alla base delle informazioni genetiche di combinazione del DNA e dello sviluppo cellulare. In altre parole, modificando la frequenza di vibrazione dei legami, è possibile ottenere strutture tridimensionale e biologicamente funzionali, diverse. E notizia recente pubblicata da Tecnology Research News, che è stato ottenuto in laboratorio un modello stabile di DNA a Ottaedro. Tale modello piano, se riscaldato in presenza di filamenti più corti di DNA, si organizza tridimensionalmente nello spazio, come poligono solido regolare.

Maestri liutai e musicisti

Percorrendo il cammino inverso a Chladni, i costruttori di strumenti a corda, quali violini o chitarre, ricorrono alle tecniche di attivazione della materia mediante onde sonore, per classificare i loro strumenti. Per quanto standardizzato il processo produttivo di tali strumenti è pur sempre manuale ed ogni prodotto è diverso dagli altri. Al fine di classificare con esattezza chitarre, mandolini, viole e quant’altro, sulla base della frequenza che la cassa armonica riuscirà a riprodurre nel migliore dei modi, si sottopongono i componenti delle casse, a prove di cimatica. Il risultato evidente nelle immagini, è quello di ottenere distribuzione delle polveri secondo schemi ottimali, riconducibili a frequenze note. Ma non solo i costruttori di strumenti, si occupano di cimatica. In un’intervista rilasciata a Serge Simonart (pubblicata da Musica! di Repubblica), afferma “quando faccio un disco è come se restassi “incinto”. Dopo dieci anni di gestazione ha pubblicato il suo ultimo album, “UP”. Peter Gabriel non è solo un musicista, ma anche un sapiente sperimentatore di tecnologie, la ricerca di nuovi suoni e la manipolazione di essi si ritrovano in questo disco fin dalla copertina. Lo stesso musicista inglese ha spiegato che da vent’anni è ossessionato dalla cimatica. Sulla copertina di Up appare il suo volto ingrandito, piuttosto indistinto, e poi riflesso in tante gocce d’acqua. Quelle gocce sono venute fuori da un tubicino cui era stato applicato un amplificatore, l’onda sonora ha preso corpo nell’acqua e in queste perle di acqua il volto di Peter Gabriel si specchia.

Architetti Medievali e non

Una Piramide

Partiamo da Jonn Reid, nel 1997 si recò in Egitto e ottenne il permesso di studiare l’acustica della grande piramide. Collocando un oscillatore e relativi diffusori nella Camera del Re, osservò il comportamento della sabbia cosparsa sul sarcofago di granito. Utilizzando frequenze diverse, ottenne figure diverse che fotografò e successivamente pose all’attenzione di un Egittologo. Nella maggior parte delle foto comparivano strutture assimilabili alla forma dei geroglifici. In poche parole, si posero le basi per postulare il principio secondo il quale, la rappresentazione grafica dei suoni, sia opera del suono stesso. Si può reperire l’intera storia nel libro di Jonn Reid, Egyptian Sonics, ma questo è solo un esempio per affermare che gli architetti di ogni epoca e latitudine, sapevano come armonizzare il luogo di culto al fine di utilizzare al meglio le varie forme di energia.

Una cappella del XII secolo

La cappella di Santa Caterina a Abbotsbury nel Dorset, fu edificata nel XII secolo. Sopravvissuta intatta alla follia di Enrico VIII (1509-1547) all’avvento della chiesa Anglicana, si erge ancora oggi all’apice di una collina che si affaccia sull’Atlantico. La forma della cappella è un pò inusuale, quasi una torre più alta che ampia e con mura spessissime, che a detta di esperti, celerebbero nel loro spessore enormi vasi vuoti di terracotta, con funzione di casse di risonanza. Reid portò con se a Santa Caterina, la sua apparecchiatura cimatica, 40 persone ed alcuni cantanti lirici. Fu fatta una mappatura della cappella, e fu tracciata una sorta di scacchiera. Le 40 persone furono disposte su punti precisi della griglia e fu consegnato loro un blocco notes e una penna. I cantanti iniziarono ad intonare note diverse e furono registrate contemporaneamente le forme che assumevano le polveri, e le emozioni suscitate nei 40. I cantanti si alternavano, e le persone venivano fatte ruotare nei vari punti del reticolo. L’esecuzione vocale dei cantanti di sesso maschile, non produsse grandi effetti. Fu prodotta allora con un oscillatore una frequenza prossima ai 125 Hz e le persone furono fatte deambulare nella chiesa. L’impressione di tutti fu che in alcuni punti si avvertisse quasi fisicamente la presenza di un’onda ( antinodi ), mentre in altri punti non si percepiva minimamente ( nodi ).

In altre parole si delineò all’interno della cappella una griglia tridimensionale ove le frequenze erano amplificate o depresse in una sorta di scacchiera. Forse gli ultimi due esperimenti sono i più significativi.

Furono prodotti suoni con una sorta di tamburo per un breve lasso di tempo. Una volta tornato il silenzio, lentamente ma in modo chiaro e inequivocabile, sulla lastra con la sabbia prese forma via via una cellula animale, con nucleo e organuli interni. Nel silenzio assoluto, la cellula fu delineata. Era la cappella, che cessata la produzione del suono, continuava ad emettere energia, energia prodotta da un edificio.

Furono poi intonati da cantanti di sesso femminile, i keening, canti in cui si ripete ossessivamente un motivo, sia per commemorare i defunti, sia per esprimere amore ad un matrimonio.

Ebbene molte delle persone, a secondo della loro collocazione nella cappella, scoppiarono in lacrime o ebbero reazioni simili, tanto era la potenza della vibrazione. Altre in zone diverse, non ebbero analoghe reazioni.

Un Battistero del XII secolo

Nel giugno del 2000 i ricercatori del LIM, Laboratorio di Informatica Musicale del C.N.R. hanno eseguito una serie di prove all’interno del Battistero di San Giovanni, uno dei quattro monumenti della Piazza del Duomo di Pisa. Il Battistero fu edificato a partire dal 1153 su progetto dell’architetto Diotisalvi. Ha misure imponenti, 37.5 metri di diametro alla base e 54 metri di altezza e la sezione aurea scandisce il ritmo degli spazi e degli alzati. Se la Torre Pendente è il più famoso dei quattro monumenti della piazza, il battistero è quello che lascia in chi lo visita le suggestioni maggiori. Al suo interno, ogni bisbiglio, ogni sussurro, viene amplificato e rimodulato in modo eccezionale. Questo per via delle sue dimensioni eccezionali e dell’uniformità delle superfici interne. In una prima fase dello studio, si è analizzata l’acustica della struttura, considerando l’immenso monumento per la prima volta nei tempi moderni, come un vero e proprio strumento musicale. Sono stati rilevate tutte le risonanze che l’edificio è in grado di produrre, se stimolato con frequenze diverse. I dati sono stati analizzati ed è stato formulato un algoritmo che attraverso il DAT, Digital Audio Tape, ha permesso una partitura “per Battistero”. Nella seconda fase sono stati collocati tra le colonne alcuni oscilloscopi e al momento prestabilito, si è iniziato il concerto. Attraverso l’imput di onde elettromagnetiche, il Battistero ha armonizzato e reso i suoni come un vero e proprio strumento. Sono stati eseguiti frammenti di Vincenzo Galilei, padre di Galileo, e sono stati tradotti in note i numeri della serie di Fibonacci. Contemporaneamente venivano proiettati su una parete, i diagrammi generati dalle frequenze emesse, diagrammi suggestivi e armoniosi. La matematica è stata dunque tradotta in musica e ancor prima era servita da paradigma per edificare il monumento.

Concludendo

Gli architetti di ogni tempo oltre a saper gestire le forze cosmotelluriche ed altre energie sottili, plasmavano le loro costruzioni alla stregua del liutaio. Le vibrazioni emesse all’interno dello “Strumento Tempio” avevano e avrebbero anche ora, la capacità di alterare i ritmi metabolici. E’ risaputo che gli infrasuoni alterano l’attività cerebrale.

Il suono dunque è sempre stato usato per creare o amplificare uno stato emotivo, talvolta per alterare addirittura lo stato mentale e mutare il livello di coscienza. Concludo considerando che noi siamo abitanti di un sistema “Solare” ottenuto dall’unione di tre note, Sol, La, Re e creato per mezzo di un suono: “In principio era il Verbo ed il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio”.

Le Energie

La vita è energia ed obbedisce alle leggi universali di trasformazione, adattamento e trasmutazione, che non potranno mai essere valutate soltanto coi parametri della scienza accademica. E’ pur vero che la fisica più avanzata, indica che la materia altro non è che un momento di addensamento dell’energia. L’uomo moderno, vive immerso in un immenso campo energetico, risultante in natura, dagli scambi permanenti tra la terra ed il cosmo.

Ogni essere vivente è una macchina energetica, un ricevitore, un condensatore, un trasformatore ed un’emittente, sensibile alle armonie del cosmo ed alle disarmonie create dall’uomo. Tutto intorno a noi è energia e l’uomo nel tempo ha imparato a riconoscerla ed utilizzarla. Il dramma del nostro secolo è che in pochissimo tempo l’essere umano si è trovato bersagliato da una nuova forma di energia, quella alternata delle reti elettriche, che prima non conosceva visto che per millenni le sue cellule hanno convissuto con forme di energia continua. Abituate a un campo statico, oggi le cellule umane sono costrette a cambiare senso di marcia 50 o 60 volte al secondo a seconda di dove viviamo.

Gli studenti di Stati Uniti e Canada, se chiamati ad emettere una nota, o più semplicemente un suono, producono nella maggioranza dei casi, un Si naturale. Gli studenti europei chiamati allo stesso esercizio, producono un Sol Diesis. Ebbene, il Si naturale è in perfetta risonanza con le emissioni prodotte da correnti a 60 Hz, mentre il Sol Diesis, si accorda con la corrente a 50 Hz.

L’inquinamento elettromagnetico, contribuisce in maniera determinante all’insorgenza di moltissime gravi patologie, soprattutto indebolendo intimamente il sistema di regolazione delle difese immunitarie e dell’omeostasi cellulare. Gli squilibri sono dunque facili da immaginare. Che i campi energetici debbano essere equilibrati lo dimostra il fatto che nelle navicelle spaziali, da alcuni anni, viene installata un’emittente di onde a c/a 7Hz (il globo terrestre ha una frequenza di 6/7 Hz) che simula la vita nella nostra atmosfera e ciò allo scopo di limitare, se non eliminare, i cali d’attenzione ed i disturbi che lamentavano gli astronauti.

In alcune nazioni come la Germania gli impianti elettrici sono suddivisi in due parti per cui i fili positivi vengono posti in alto e quelli negativi in basso. Tali “accortezze” sono obbligatorie da oltre mezzo secolo al fine di rispettare l’emissione di ioni terrestri. Lo squilibrio elettromagnetico degli esseri viventi, si può oggi misurare grazie alle applicazioni dell’elettro fisica, che permettono di valutare il potenziale elettromagnetico, elettrico e dielettrico e di comprendere meglio gli effetti dell’ambiente sugli esseri viventi.

Le forme di energia

Posti tra cielo e terra, nell’equilibrio cosmo/tellurico, la vita è stata originariamente concepita per essere in armonia.

Il nostro pianeta può considerarsi come una “cometa magnetica”, che gira su se stessa, spostandosi nell’universo.

Questi movimenti generano fenomeni magnetici ed elettrici d’induzione, sia nel suolo che nelle acque che nell’atmosfera. Tali fenomeni alimentano un sistema complesso di particelle e di cariche in movimento, tutte in stretta relazione tra loro. Questo campo di forze comprende principalmente l’irraggiamento cosmico, di cui una parte è assorbita o deviata dalla terra, ed è composto anche dalle energie derivanti dai venti solari e lunari, nonché dall’ irraggiamento tellurico propriamente detto.

L’irraggiamento ( marcostefanelli.com )

Recenti studi hanno dimostrato che riceviamo costantemente dal centro della nostra galassia delle onde gravitazionali, che influenzano il campo magnetico terrestre e sono all’origine delle vibrazioni ed onde elettromagnetiche composte. Sembrerebbe essere la molecola d’acqua a servire da principale risonatore delle radiazioni di origine cosmica, infatti essa è una molecola bipolare, cioè instabile (non neutralizzata), e ciò favorisce il raggruppamento molecolare, cosicché la diversità di distribuzione delle cariche che ne deriva rende la molecola d’acqua orientabile come una calamita. Inoltre la molecola dell’acqua ha una struttura che gli consente di deformarsi sotto l’influsso delle forze galattiche. La modificazione della struttura molecolare dell’acqua in rapporto ai periodi dell’anno, ed i sui effetti, non sono ancora conosciuti: poiché l’acqua è onnipresente in misura massiccia, a partire dalla più piccola delle nostre cellule, lo studio di tale fenomeno apre importanti prospettive circa la possibilità di una miglior gestione della salute dell’intero ecosistema

Le radiazioni corpuscolari.

Le radiazioni corpuscolari naturali sono dovute ai raggi cosmici ed alla radioattività della materia. Quelle artificiali più note vengono generate dai raggi catodici (utilizzati per illuminare lo schermo dei televisori) e per la produzione di raggi X. La radioattività di un materiale è dovuta al fatto che il nucleo dei suoi atomi si disintegra spontaneamente, in quanto alcuni neutroni si trasformano in un elettrone e un neutrino. Le radiazioni emesse da un simile fenomeno possono essere forti (raggi alfa), abbastanza forti (raggi beta) e fortissime (raggi gamma). I raggi alfa sono largamente usata nell’industria, in medicina e in biologia. I raggi cosmici, sono prodotti da stelle nelle esplosioni di supernovae, dal sole o da zone remote della galassia e al contatto con l’atmosfera, si dividono nell’urto in Muoni e Pioni che colpiscono ognuno di noi alla frequenza di circa 4000 particelle al minuto.

L’irraggiamento cosmico

Le onde cosmiche sono radiazioni elettromagnetiche naturali ultrapenetranti. Sono molto più intense negli strati alti dell’atmosfera, che a livello del suolo, ed hanno punte di minima intensità verso le ore 12 del giorno e di massima intensità verso le ore 24 della notte. Esse possono penetrare l’acqua sino ad una profondità di circa quaranta metri, pari a circa metri uno virgola ottanta di piombo; i raggi cosmici sono cento volte più penetranti dei raggi X di più alta frequenza. L’irraggiamento cosmico, oltre ai raggi solari che producono i noti effetti di luce e calore, è dato da microonde, sempre presenti, che vibrano ad altissima frequenza (sino a settanta milioni di Hertz), le quali si originano al di là del sistema solare. Tali forze, generano un’energia che pare essere essenziale per la stimolazione delle funzioni vitali dei viventi. Tutti gli astri sono immersi, anziché nel vuoto, come si immaginava sino a poco tempo fa, in un campo di radiazioni di varia natura che è la loro fonte di energia e di vita. Si presume che tale energie costituiscano un campo interastrale di origine elettromagnetica.

L’irraggiamento tellurico

Oltre alle energie provenienti dal cosmo, ne esistono altre di origine terrestre, a cui viene attribuito il nome di irraggiamento tellurico. Ogni anomalia nella costituzione geologica del sottosuolo, può tradursi in superficie in una perturbazione localizzata, espressa da linee di forza anomale. Ad esempio, la presenza di corsi d’acqua sotterranei può produrre in superficie degli effetti che sono misurabili: anomalie del campo magnetico terrestre, aumento della carica elettrica dell’aria e del suolo, aumento della forza del campo d’onde ultracorte, diminuzione dell’irraggiamento infrarosso lungo, disordini micro sismici; si evidenzia anche la presenza di correnti telluriche ed elettriche naturali, circolanti nel suolo a profondità variabili.

E’ utile sapere che l’intensità ed il potenziale di queste correnti, aumentano con l’avvicinarsi di una depressione atmosferica ed in particolare prima dello scatenarsi dei temporali. I corsi d’acqua sotterranei, prima di sgorgare in superficie ed alimentare i mari, attraversano canalicoli sotterranei e materiali di ogni tipo. Se la velocità dell’acqua è maggiore di 15 metri /sec., l’energia ionizzante che si libera è molto grande ed interferisce con gli organismi viventi, soprattutto il sistema nervoso centrale e l’apparato endocrino (surrenali, tiroide). La sovrapposizione della falda con un’altra forma geopatogena, non fa altro che accentuare il potenziale di agente nocivo per l’organismo.

Le correnti telluriche

Induzioni elettromagnetiche provenienti dall’attività del nucleo terrestre, sono probabilmente l’origine che genera le correnti telluriche. Benché la loro intensità sia debole, queste correnti che scorrono da qualche metro fino a qualche chilometro di profondità, seguendo vene d’acqua, filoni metalliferi, accidenti geologici quali le faglie, approfittano dei suddetti fattori per sommarvi la loro forza originaria e quindi sfuggire dal suolo, irradiandosi ad di sopra di esso. In queste circostanze possono perturbare l’equilibrio dei luoghi che attraversano. Se scorrono a piccole profondità, le correnti telluriche possono perturbare il normale campo magnetico terrestre esterno e pare che producano effetti non trascurabili sul mantenimento e sullo sviluppo dei processi biologici che avvengono nelle loro zone di influenza. Tali correnti sono molto deboli, dell’ordine dei millivolt, che seppure sia un ordine di grandezza piccolo, nel tempo interferisce in maniera notevole sui processi biologici.

Le correnti idrotelluriche

Le correnti idrotelluriche sono il risultato dello spostamento dell’acqua all’interno di strati geologici porosi, indipendentemente dalla topografia del suolo, sotto la stimolazione di una corrente elettrica di debole intensità esistente tra due terreni di natura molto differente e polarizzati. L’acqua, in questo caso, risale i pendii e si trova nei luoghi meno sospettabili, a causa dell’elettrofiltrazione indotta dalla differenza di potenziale tra i due terreni. Queste correnti generano in superficie della gravi perturbazioni energetiche, che hanno effetti letali sull’equilibrio e sulla salute della cellula, spesso arrivando a prudurre anche patologie tumorali.

Irraggiamento e correnti artificiali

Una sorgente artificiale, ad esempio una centrale elettrica industriale, può essere un’ulteriore fonte di correnti telluriche vagabonde. Ma anche l’irraggiamento prodotto da cavi elettrici ad alta tensione o da stazioni emittenti radio-televisive, dallo scintillio dei motori a scoppio, dalla radioattività di prodotti artificiali, dalla concentrazioni di grandi masse metalliche, sia mobili che immobili, sono da tenere in considerazione quali agenti attivi nel partecipare alla costituzione dei campi di forza in cui siamo immersi continuamente. A questo punto è necessario precisare che correnti e radiazioni sono due componenti dei campi di forza che spesso vengono confuse nei loro effetti, ma che devono essere distinte tra loro, poiché le correnti variano in intensità, quindi si può dire che pulsino, mentre le radiazioni sono caratterizzate dalla loro frequenza, quindi dalla loro oscillazione.

Le radiazioni del nostro pianeta

In fisica, con il termine “radiazione”, si indicano i fenomeni di generazione, propagazione e assorbimento di energia da parte dei corpi, sia sotto forme di “radiazioni corpuscolari” che di “onde elettromagnetiche”. Le radiazioni si diffondono con la stessa velocità della luce: circa 300.000 chilometri al secondo.

Ecosistema energetico

Le radiazioni cosmiche che attraversano l’atmosfera, sono in parte captate dal suolo, giungendo sino a profondità considerevoli; le condizioni di questo assorbimento modificano il campo elettromagnetico del suolo, il quale riemette, a seconda della sua conducibilità, un altro irraggiamento per riflessione, diverso, in certa misura, da quello che ha ricevuto. Tra le componenti delle radiazioni provenienti dalla terra, sarebbe da tenere in considerazione un irraggiamento di neutroni prodotti da un fenomeno nucleare naturale di fissione degli atomi nelle profondità della crosta terrestre. Gli effetti si evidenziano per mezzo di una radiazione termica del suolo non dovuta ad una perdita di calore da parte del nucleo terrestre.

La fissione nucleare produce anche raggi alfa, beta e gamma che vengono assorbiti in gran parte dalla terra, mentre i neutroni, dotati di una grandissima energia e di grande potere di penetrazione, si irraggerebbero al di fuori della crosta terrestre sotto forma di neutroni termici, avendo ceduto quasi tutta la loro energia collidendo, nel loro viaggio, con i nuclei degli atomi di idrogeno, giungendo quindi a possedere l’energia cinetica degli atomi di gas, che è debole. L’irradiamento di neutroni, ormai a debole energia, carica delle sue radiazioni il suolo e la sua struttura minerale. Tale radiazione costituisce la radioattività naturale del terreno ed interviene significativamente nel determinare i processi biologici.

La rete del dottor Hartmann

“…Quando una cosa è nuova, si dice che non è vera.
Quando la sua verità è evidente si dice allora che non è importante. Quando la sua importanza viene dimostrata si dice che non si era scoperto nulla di nuovo
…”.

Un pò di storia

La scoperta delle radiazioni cosmotelluriche e dei suoi effetti sugli organismi viventi è piuttosto recente anche se l’esistenza di queste forze cosmiche e telluriche era già stata intuita molto prima. Circa cinquanta anni fa, scienziati tedeschi e francesi, scoprirono che la terra è solcata da una fitta rete di raggi di perturbazione cosmotellurica. Essa è composta da numerosi campi di forza lineari, intersecantesi tra loro in punti detti nodi, composti da forze di varia natura che si sovrappongono e si sommano tra loro. Nel 1937 Peyré di Bagnoles-de-l’orne (F) segnalò al Congresso Internazionale della Stampa Scientifica, l’esistenza di raggi tellurici in fasce verticali, parallele e perpendicolari al meridiano magnetico, formanti una scacchiera di circa 8 m di lato, e nel 1947 pubblicò il libro “Radiations cosmo-telluriques: leur topographie sur toute la planète, leur rapport possible avec la pathologie humaine, animale, vegetale et notamment avec le cancer”.Nell’opera si faceva il punto delle conoscenze intorno ai raggi Peyré, e il loro rapporto con le malattie dell’uomo, degli animali e delle piante e in particolare con il cancro.

Alcuni anni dopo il dott. Hartmann, da cui la griglia, o rete H, prese il nome, si accorse che la linee che la compongono formano dei veri e propri muri invisibili, ma misurabili, che dalla superficie terrestre attraversano tutta la biosfera. Hartmann raccolse nel libro Krankheit als Standortproblem (malattia come problema dovuto al luogo) una serie di articoli scritti in più di trent’anni. In un articolo del 1951 afferma: “Secondo le osservazioni che ho fatto sussiste una legame fra l’irraggiamento terrestre e la malattia. I raggi della Terra provocano un effetto patogeno soltanto su strisce strette (larghe circa 5-10 cm) che si manifestano come zona di stimolo, ovvero di reazione del rabdomante”. Il dottor Hartmann infatti compì le prime misure e osservazioni in zone che sovrastavano corsi d’acqua sotterranei. Riguardo agli effetti sulla salute Hartmann effettua quelle che egli stesso definisce “osservazioni sconvolgenti” e scrive infatti: “Eccetto pochissime malattie, come l’influenza, il morbillo, il raffreddore, eccetera, ci sono poche malattie che non siano causate da una striscia stretta”. Alcuni anni dopo, nel 1968, Hartmann parla invece di “griglia a rete globale”, che è cosa diversa dalle strisce descritte nel 1951.

La griglia a rete globale non interessa infatti soltanto il suolo in prossimità di corsi d’acqua sotterranei, ma ricoprirebbe l’intero pianeta. Inoltre, al posto dei raggi della Terra (che riteneva scaturire da falde e faglie), egli comincia a parlare di raggi cosmici (senza comunque specificare cosa intenda con tale termine) i quali diffonderebbero la rete in tutti i luoghi. Scrive infatti Hartmann: ” …è presumibilmente una struttura di griglia a rete di determinati raggi cosmici che sono ordinati regolarmente nel campo magnetico terrestre; orientati magneticamente in direzione nord-sud ed est-ovest…” Nello stesso anno aggiunge una importante modifica alla sua teoria essendo convinto della regolarità e della stabilità della griglia globale ritiene improbabile, dato che la terra si muove nel sistema solare, che tale griglia abbia una origine cosmica. Essendo essa una struttura legata al luogo Hartmann ripensa allora ad un irraggiamento terrestre, simile a quello descritto nel 1951, diffuso però in tutta la superficie della Terra.

Tale irraggiamento sarebbe causato, secondo Hartmann, da radiazioni provenienti da spaccature all’interno della Terra. Le radiazioni, nell’attraversare strutture cristalline nelle viscere della Terra, diverrebbero ordinate in una griglia uniforme. L’ultimo aggiornamento di tale rete globale viene effettuato da Hartmann nel 1976 “…La griglia a rete globale ha anche forma tridimensionale. Notammo che quando in seguito ad uno spostamento orizzontale del letto le condizioni del paziente non miglioravano, vi erano invece dei cambiamenti in seguito ad una variazione di altezza del giaciglio…”

Le conoscenze attuali

I muri dunque hanno uno spessore di circa 21 centimetri e sono orientati sugli assi Nord-Sud ed Est-Ovest. Le dimensioni di una singola maglia della rete sono, alle nostre latitudini, di m. 2 (asse Nord-Sud) per m. 2,50 (asse Est-Ovest), mentre si restringono e si allungano verso i poli e si allargano e si accorciano verso l’equatore. Quindi le dimensioni delle maglie variano secondo la latitudine; per le regioni europee esse oscillano tra m. 1,80 e m. 2,30 (asse Nord-Sud) e tra m. 2.50 e m. 3,20 (Est-Ovest). La rete H passa ovunque sulla superficie del globo e si può rilevare direttamente sul terreno, sull’acqua ed all’interno delle costruzioni. La rete, distribuita sull’intera superficie terrestre, s’innalza e attraversa la biosfera assumendo una conformazione cubica il cui lato variabile è di circa 2-3 metri all’interno di queste linee geometriche si trova una zona neutra, altrimenti definita di microclima ideale.

Studi eseguiti sulle variazioni del campo magnetico terrestre hanno evidenziato che il campo magnetico, all’interno della zona neutra, si differenzia sensibilmente da quello misurato su uno dei muri invisibili e, in particolare modo, nei punti d’incrocio, o nodi, ovvero nell’intersezione delle linee Nord-Sud ed Est-Ovest. E’ interessante ed utile notare che all’interno di edifici con muri che formano angoli retti, si forma una rete H secondaria disposta con gli assi secondo la direzione dei muri, e di dimensioni minori della rete principale. La rete di Hartmann subisce variazioni della sua regolarità geometrica e del grado di patogenicità dei suoi campi, in numerosi casi, di ordine naturale e non.

Fattori di natura cosmica
Temporali, fulmini, tempeste magnetiche, fasi lunari, macchie solari, particolari coincidenze astrali, venti, irraggiamento cosmico.

Fattori di natura tellurica
Terremoti, fenomeni vulcanici, alluvioni, corsi d’acqua sotterranea, canalizzazioni, faglie, falde freatiche, cavità sotterranee, masse metalliche, sacche di gas o petrolio.

Fattori di natura tecnica Miniere, trivellazioni, reti fognarie, condutture metalliche di acqua, gas o altro, scavi profondi, pilastri in ferro-cemento nel sottosuolo, qualsiasi forma di agopuntura artificiale, scavi per l’accatastamento di residui metallici, scorie radioattive e ogni tipo di rifiuto in genere. L’intensità dei campi della rete H subisce anche variazioni secondo un ritmo circadiano. Dalle ore 0 alle ore 2 e dalle ore 12 alle ore 14, si ha un aumento della patogenicità della rete, mentre tra le ore 5 e le ore 7 e tra le ore 17 e le ore 19, l’effetto geopatogeno raggiunge i suoi picchi di minore intensità. Non soltanto la religione cristiana, officia riti particolari in momenti particolari della giornata, in modo particolare al Vespro e al Mattutino, e nel rito del Sandyha sono recitate preghiere assimilabili ai mantra. Oltre al dottor Hartman prima e dopo di lui altri ricercatori condussero studi significativi ed approdarono ad interessanti risultati.

Altre reti

La rete di Curry

Rappresenta il modello del campo geomagnetico della Terra come descritto da Curry, medico tedesco che sosteneva che le linee energetiche si verificano in fasce larghe 75 centimentri, staccate 3,5 metri l’una dall’altra, in direzione da nord-est a sud-ovest e da nord-ovest a sud-est attorno al globo. La rete di Curry non sostituisce o nega l’esistenza della rete H, ma ad essa si sovrappone e con essa interagisce. Nei punti in cui i vertici delle maglie della rete di Hartmann, corrispondono con quelli di una maglia del reticolo di Curry, sono particolarmente patogeni per l’uomo.

I camini cosmotellurici della rete di Curry sono condotti verticali che rendono possibile il fluire di energie dal cielo alla terra e viceversa. La loro dislocazione è ovunque ed indipendente dalle reti ed altre anomalie della struttura della terra. Le loro forme sono cilindriche con diametro variabile da un camino ad un altro. Si compongono di un nucleo che ha un’attività più intensa della circonferenza. Alcuni hanno bracci che lasciano il centro, sono larghi circa 60 centimetri. La loro funzione risiede nel fatto che permettano un flusso di inspirazione/espirazione della terra. E’ un fluire lento, circa 2 – 3 minuti (ispirazione), durante il quale il diametro del camino si allarga. Segue una breve pausa e poi il flusso si inverte con un’espirazione di circa 3 minuti. La rilevazione di tali flussi è delicata, difficile ed eseguita con metodi radioestesici. Si può misurare il loro tasso vibratorio sulla scala di Bovis. Esistono camini inferiori a 4500 bovis, camini neutri fra 4500 e 6500 Bovis e camini ad alte vibrazioni, fino a 12 500 Bovis. L’influenza sul metabolismo umano dipende chiaramente dal tipo di camino su cui ci possiamo trovare a sostare. Studi francesi hanno evidenziato che all’interno di ogni chiesa medievale veniva individuata una zona, le energie Bovis erano marcatamente negative. Il punto veniva evidenziato con una pietra, “la pietra dei morti” ed era il luogo ove veniva collocato il feretro durante le funzioni del commiato. Analogamente esistevano zone ad alta energia dove di solito era collocato il fonte battesimale.

La rete Crowned

La rete Crowned o rete Coronata o largo-zona è considerata un’estensione della rete di Hartmann. Ha un orientamento ortogonale e il reticolato forma una griglia con maglie di 100 chilometri per lato. Collega i grandi “santuari” del pianeta, tutte le zone ormai note, come il complesso reticolo delle chiese francesi dedicate a Nostra Signora. Scoperta o meglio riscoperta da Walter Kunenn che ha basato i suoi studi sul “Corpus Agrimensorum Romanorum” nel quale all’epoca dell’imperatore Adriano, furono raccolti tutti i “Codices” Greci e Latini sulla materia.

Il campo di risonanza di Schumann

W.O. Schumann, un ricercatore di Monaco di Baviera, nel 1952 presentò una sua ricerca in cui dichiarava che, tra la ionosfera e la terra, si crea un campo elettromagnetico pulsante di 10 Hz; fenomeno a cui diede il nome di “risonanza di Schumann”. In seguito un altro tedesco, il prof. Siegnot Lang, ha dimostrato che la risonanza di Schumann funziona, in un certo senso, come un orologio biologico che contribuisce ad organizzare tutte le attività della vita. Lang dichiarò che, alla loro creazione, tutti gli esseri viventi furono “sintonizzati” su frequenze fra 7.8 e 10 Hz, ovvero una lunghezza d’onda di circa 8 metri. Pertanto risulta naturale per il corpo umano essere esposto a tali frequenze. Purtroppo la rivoluzione industriale causata dall’elettricità e dall’elettronica ha creato moltissime aree localizzate dove, a causa degli apparati creati dall’uomo, sono presenti delle frequenze artificiali che fuoriescono abbondantemente dal campo di 7.8-10 Hz. La stessa luce domestica, ad. es. genera una frequenza di 50 Hz che immediatamente va ad influenzare il sistema energetico dell’organismo umano, con danni variabili da individuo ad individuo.

Ley Lines

Letteralmente piste diritte, costituiscono una rete di tracciati che uniscono luoghi ad alta energia distanti anche centinaia di Kilometri. Alfred Watkins e William Lewis scoprirono alcune linee, le più importanti uniscono Carnac in Francia, con Karnac in Egitto passando per il centro di Lione e per i Fori Imperiali a Roma. Importante anche quella che unisce Mont Saint Michel in Normandia con Monte Sant’Angelo in Puglia pasando per la Sacra di san Michele in Piemonte

La reazione di alcuni animali ai campi terrestri

E’ interessante notare che il cane “sente” la presenza delle onde energetiche negative e si sposta in un’altro luogo (generalmente con energia positiva) per dormire o riposare. Il gatto, invece, cerca i posti dove sono presenti le energie che disturberebbero sia l’uomo che il cane. E’ risaputo che le formiche inoltre costruiscono i loro termitai sui nodi della griglia, punti che sono nocivi per l’uomo, mentre cavalli, mucche, pecore, cercano per brucare spazi di energia positiva. Gli animali, nei loro spostamenti occasionali, o migratori, seguono solitamente le vie del reticolo. Questo perché in corrispondenza delle linee geopatogene, le erbe crescono con difficoltà e le piante sono sottoposte ad ammalarsi più facilmente. Così, nei millenni, gli animali si sono spostati nel sottobosco seguendo queste vie invisibili, i predatori li hanno seguiti e così l’uomo. Piano piano nel tempo queste vie naturali sono divenute vie artificiali o modificate dall’opera umana. Molte delle strade che percorriamo oggigiorno, esistono proprio per questo preciso motivo. Gli studi hanno indicato che dodici ore prima che avvenga un terremoto il reticolo subisce una distorsione. Gli animali solitamente sono sensibili alle distorsioni temporanee del reticolo e lo evidenziano con stati di agitazione e comportamenti anomali. Da qui l’antico luogo comune, che gli animali sentono, prevedono i terremoti. Nelle colture indiane e dell’estremo oriente, le energie della terra (radiazioni della rete di Hartmann, radiazioni dei flussi sotterranei di acqua, delle cavità subaeree ecc.) erano tutte rappresentate graficamente dai serpenti. Ai serpenti dunque si attribuivano poteri e conoscenza enorme. Se riflettiamo un attimo, Eva è tentata dal serpente e la induce a cogliere il frutto della conoscenza. Ma come faceva il serpente a sapere tutto ciò? Semplice, anche presso i popoli medio orientali, era il detentore della conoscenza ma finì per essere umiliato e demonizzato ( un caso? ) come riportato in Genesi 3, 14-15.

“…..sii tu maledetto più di tutto il bestiame

e più di tutte le bestie selvatiche;

sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai

per tutti i giorni della tua vita……” .

Parimenti i cinesi ed i tibetani antichi simbolizzavano queste energie della terra con draghi, così come i celti. Purtroppo abbiamo smesso da tempo di credere a molti dei motti e dei proverbi antichi, peccato.

Rilievi

In questa pagina sono reperibili rilievi radiestesici di vari edifici sacri e non ( Castiglione Olona, San Galgano, Casetta delle Selve ) corredati da una relazione tecnica

La Collegiata di Castiglione Olona

Visita e rilievi dei soci Associazione Italiana Radiestesia ( A.I.R. )

Favoriti da una bella giornata, domenica 16 maggio, alcuni soci che hanno risposto all’invito dell’associazione, si sono trovati alle dieci di mattina nel parcheggio sotto la chiesa della Collegiata.

Dopo una breve passeggiata attraverso le vie del borgo antico, ci siamo ritrovati nel piazzale della chiesa.

Il socio Luciano illustrava le finalità della visita e spiega ai soci presenti come si dovevano svolgere i diversi tipi d’analisi, innanzi tutto si sarebbe effettuato un rilievo di tipo geobiologico per ricercare eventuali corsi d’acqua, cavità e faglie, poi si continuava la ricerca con un’analisi di tipo energetico per cercare di capire quali erano i valori e i movimenti; infine usando le esperienze fatte con i radioestesisti alsaziani si sarebbe cercato la porta spirituale della chiesa e il suo percorso all’interno della stessa.

Il socio Alberto consegnava allora ad ogni partecipante la piantina della chiesa e alcuni fogli bianchi per iniziare il lavoro e verso le 10.30 s’iniziava la ricerca in massima libertà e queste sono le conclusioni del gruppo di ricerca dopo due ore di lavoro.

ANALISI GEOBIOLOGICA

La chiesa è perfettamente allineata sull’asse est/ovest, la raccolta dei dati ha evidenziato una concordanza nei risultati; all’interno dell’edificio è stata rilevata la presenza di quattro corsi d’acqua a profondità diverse con il corso A che scende dall’altare verso l’uscita mentre i corsi B-C-D hanno scorrimento da sinistra a destra, il corso D è quello con energia più forte e transitando nel punto E (cavità o tomba) ha generato in tutti i presenti notevoli disturbi.

L’esperimento di posizionamento sul punto E è stato effettuato anche con altri visitatori che, pur non sapendo niente di quello che stavamo facendo, hanno accusato disturbi di vario genere.

L’analisi delle tombe ai punti 2 e 9 non ha prodotto alcun risultato, si ipotizza perciò che sono vuote.

ANALISI ENERGETICO VIBRAZIONALE

Senza dubbio questa è stata l’esperienza più affascinante per tutti i presenti, l’ambiente presenta aspetti energetici cromatici contrastanti che nello stesso tempo creano equilibrio.

La pietra d’ingresso alla chiesa ha un valore di circa 23.000 bovis mentre sulla destra al punto –1- c’è un’acquasantiera con valore energetico oltre i 10.000 bovis e si aveva la sensazione di vedere una piccola colonna di luce bianca in sintonia con il primo chakra; sempre sul piazzale esterno il valore dei due triskel si avvicinava ai 25.000 bovis mentre la porta d’entrata al piazzale aveva un valore di 4500 bovis.

Proseguendo all’interno della chiesa nella navata sinistra (punto 12) c’è un armadio molto grande che emanava un’energia molto forte forse poteva contenere dei paramenti sacri, nel punto 15 di fronte all’immagine di San Clemente è stata riscontrata un’energia di guarigione e agli incroci delle diagonali nelle cupole di tutte le navate laterali (punto 13) si è rilevato un valore di 13000 bovis, mentre nella navata centrale il valore raddoppiava.

Mettendosi all’entrata laterale sinistra (punto 4) si riceveva una forte sensazione di benessere e il valore riscontrato era di 18000 bovis, fra la navata sinistra e quella centrale (punto 17) c’è il pulpito per la predica che è sostenuto da sette colonne elicoidali che alternativamente girano in senso destroso e sinistrorso; appoggiandosi a queste colonne si riceve una forte sensazione di benessere e di ricarica energetica.

Gli altari laterali danno risultati diversi, mentre quello di sinistra ha un valore di 18.000 bovis e dava una buona sensazione, quello di destra pur avendo gli stessi valori a livello energetico, a causa di una cavità (probabilmente una tomba), dava sensazioni di malessere a tutti.

Davanti all’altare (punto 5) è stato riscontrato un valore in bovis uguale a zero giustificabile con il fatto che eravamo sulla pietra dove è posato il feretro.

L’altare principale nel suo punto centrale – 8 – abbiamo rilevato un’energia di 28.000 bovis e se ci rivolgiamo verso l’uscita della chiesa si ha una sensazione di dispersione mentre se guardiamo verso Est si ha una sensazione di ricarica.

Il punto –6- è energeticamente scaricante mentre il punto –7- è caricante.

I punti 3-6-7-8-10-11 -16–sono collegati ad un punto centrale nella cupola sopra l’altare ed infine la sedia del sacerdote nel punto –14- è stato caricata con un’energia molto alta.

Nel battistero è stata misurata un’energia di 14.000 bovis sull’altare e di oltre 18000 bovis sul fonte battesimale, mentre nella sala attigua un crocefisso di legno dava un valore di 18000 bovis e un antico leggio di 13000 bovis.

PERCORSO SPIRITUALE

Utilizzando l’esperienza alsaziana alcuni soci hanno intrapreso con risultati confortanti il percorso spirituale che partendo dal punto F che è sempre il numero cinque del carro di saturno all’esterno della chiesa si svolge poi al suo interno con il percorso tratteggiato.

Al momento della partenza bisogna essere completamente con i propri centri allineati e aspettare il momento del consenso (apertura delle bacchette) per procedere.

In quel momento cerchi di percepire fra le mani un’energia che assomiglia ad un ad un grosso cilindro di cotone morbido e piano piano si cerca di seguirlo all’interno della chiesa, qualcuno riesce anche a vedere un colore bianco latteo luminescente.

Tutto il complesso ha dato ai partecipanti diverse sensazioni e tutti sono rimasti molto soddisfatti per quest’esperienza.

Alle ore 13.00 un poco affaticati e affamati ci siamo recati in un ristorante della zona per un ottimo pranzo.

Il Gruppo di ricerca A.I.R.

San Galgano: l’Abbazia e l’Eremo

Rilievo a cura di Sergio Costanzo e dell’amico Vittorio

L'abbazia in veduta aerea. Fonte: dalla rete.
San Galgano vista in notturna. Fonte: dalla rete

Non è possibile, giungendo a san Galgano, rimanere indifferenti al fascino del luogo. Arroccata sulla collina di Montesiepi, la Rotonda, sembra quasi nascondersi, timida al cospetto della magnificenza della grande abbazia che tutto sovrasta e domina.

Il luogo scelto per edificare la grande Abbazia, emana un fascino misterioso che molto pesò sulla scelta dell’Ordine Cistercense.

L’abbazia è stata costruita ed orientata sull’asse Est-Ovest con precisione pressoché perfetta. Riferendoci quindi ai punti cardinali, consideriamo i risultati di un rilievo radiestesico eseguito sulle due costruzioni e su tutta l’area di interesse archeologico ed energetico. Analizzando la planimeria dell’Abbazia, possiamo dire che un primo corso d’acqua sotterraneo proviene da Nord ovvero dalla collina ove è posta la Rotonda ed è ortogonale all’asse della chiesa. A circa 40 metri dal fianco sinistro dell’abbazia, si biforca e un ramo passa dirigendosi a Sud-Est, sotto il punto in cui sorgeva l’altare, l’altro prosegue il suo cammino, passa sotto la chiesa e va ad alimentare il pozzo situato nel chiostro. Questo corso d’acqua, che interseca l’abbazia all’altezza del IV ordine di colonne, partendo dall’ingresso, è denominato “Giordano”.

Non avete notato sul fianco destro delle chiese ed abbazie che avete occasionalmente visitato, la presenza di un pozzo? E non avete notato che è sempre collocato in una posizione precisa rispetto alla lunghezza della chiesa? Il senso di tale nome è assai chiaro, il fedele che entrava in chiesa per compiere la sua deambulazione, si trovava ad attraversare ad un certo punto una linea ideale, oltre la quale, poteva connettersi direttamente col trascendente. Questa linea rappresentata dal “Giordano”, in molte chiese ed abbazie è contrassegnata da una statua o un dipinto di San Cristoforo che si fa strada fra le acque.

Anche se chiaramente ci riferiamo a San Galgano, vi chiedo un piccolo sforzo mnemonico.

Caso, fatalità? Torniamo a noi, un altro corso d’acqua proviene da Est e piega verso Sud, lambendo le strutture accessorie del complesso monacale. E’ interessante notare che l’andamento del corso d’acqua a Nord dell’abbazia segua con precisione il tracciato del sentiero che conduce alla collina della Rotonda.

Ciò avvalora la tesi secondo la quale le attuali vie di comunicazione corrispondano agli antichi percorsi che gli animali nelle zone boschive, prediligevano. Ma le vie d’accesso all’abbazia sono due, e la principale, quella che conduce davanti alla facciata ha un orientamento che a tutt’oggi risulta a dir poco bizzarro.

Se ci posizioniamo davanti all’Abbazia e ci voltiamo, notiamo che per arrivare qui, abbiamo dovuto compiere una serie di curve e contro curve ad angolo retto, mentre era più facile magari costruire una strada in diagonale che collegasse l’abbazia all’attuale strada statale. Strano davvero dunque, se si considera che è stato tracciato nei campi, senza il minimo impedimento urbano o geomorfologico. Il motivo è da ricercarsi nel fatto che l’abbazia era anticamente attraversata da un terzo corso d’acqua che penetrava dall’abside e fuoriusciva dalla porta principale.

La Rotonda come si presenta oggi. Fonte: Foto di Sergio Costanzo

Rechiamoci ora alla Rotonda, o Eremo di Montesiepi proseguendo esattamente sotto il tracciato dell’attuale via asfaltata. A testimonianza di ciò, di fronte all’abbazia distante circa cento metri, non immediatamente visibile sotto gli alberi della casa colonica, un pozzo in secca rende onore alla memoria dell’acqua. Il pozzo si trova dunque sulla via sterrata che collegava anticamente la Merse all’insediamento di Ciglierese. Strada che seguiva una via d’acqua sotterranea. I monaci cistercensi dunque identificarono con esattezza il sito ove identificare l’abbazia, e ne commissionarono l’esecuzione ad un valente architetto, “donnus” Johannes che tenne l’incarico fino al 1227. Non è dato sapere se Johannes progettò realmente l’abbazia. La certezza però che fosse un membro dell’ordine perviene da una considerazione indiretta, infatti l’abbazia risponde in tutto e per tutto ai canoni metrici che i cistercensi erano abituati a rispettare. L’Abbazia abbandonata da tempo e non dedita al culto dal XVII secolo, non presenta particolari connotati energetici.

Affermare che un edificio in pietra possa nascondere segreti e celare misteri, sembra essere una contraddizione in termini. Non esiste al mondo niente di più statico, palese e tangibile di una cappella arroccata da 800 anni in terra di Toscana. Eppure, la maggior parte dei segni che la Rotonda, paziente e silenziosa, tenta giornalmente di comunicare, sono rimasti fino ad oggi nascosti. La Rotonda di Monte Siepi come moltissimi altri edifici coevi, oltre ad assolvere alla funzione religiosa è sicuramente uno scrigno deputato alla preservazione di preziose informazioni. L’apparente semplicità della struttura a pianta circolare, è il risultato di una serie di elucubrazioni sofisticate e complessi calcoli trigonometrici. E’ logico supporre prima del XII secolo l’esistenza di una costruzione preesistente, come è possibile dedurre anche dal toponimo del luogo. Montesiepi, secondo alcuni autori deriverebbe da Mons saeptus, un luogo recintato che conserva all’interno del saeptum, qualcosa da preservare. Sia che la rotonda ricalchi una tipologia costruttiva di età romana, sia che sia stata autonomamente ed appositamente concepita, ricalca lo schema a pianta circolare di origine gerosolimitana che andò diffondendosi in Europa, dopo la prima Crociata.

Consideriamo che dal 1185, la Rotonda, a differenza dell’abbazia, non ha mai cessato di essere un luogo vitale, frequentato, attivo. Teorizzando dunque che la Rotonda, come tutti gli edifici addetti al culto, fosse stata costruita su un luogo caratterizzato da una elevata energia cosmotellurica, e che vie d’acqua sotterranee o cavità naturali o artificiali fossero presenti per amplificare gli effetti energetici, è stata condotta un’indagine radiestesica. Il rilievo ha posto in evidenza che due vie d’acqua profonde si intersecano al centro della Rotonda, proprio sotto la spada. Una, dopo essere penetrata sotto l’edificio attraversando la cappella del Lorenzetti si unisce alla seconda che proviene da Ovest. I due canali confluiscono al centro della rotonda in un unico ramo che prosegue in direzione Sud-Est e fuoriesce dall’edificio, per scendere verso l’abbazia. Rilievo dei corsi d’acqua ( in Rosso ) nell’intera area inteerssata. La foto aerea è rilevata da www.atlanteitaliano.itE’ doveroso ricordare che l’affermazione dell’esistenza di vie d’acqua sotterranee, non è legata soltanto a tecniche di rilievo che molti potrebbero avere difficoltà ad accettare. Una prospezione eseguita col Georadar, (un sofisticato e utilissimo strumento capace di “vedere” la composizione degli strati del terreno posti sotto la sua verticale), aveva rilevato sotto la Rotonda la presenza di vie d’acqua, purtroppo frettolosamente classificate come “canaletti di scolo”. Ma il dato più importante che emerge dal rilievo è la presenza di due cavità sotterranee contenenti verosimilmente resti umani, perfettamente ubicate sotto le mura, praticamente celate nelle fondamenta della Rotonda e della cappella del Lorenzetti, (invisibili quindi anche al Georadar che è bene ricordare, riesce a scansionare il terreno solo se posto sotto la sua verticale). Nel 1340 tale Vanni dei Salimbeni donò all’abbazia di San Galgano un podere i cui proventi dovevano servire per edificare, annessa alla Rotonda, “una cappella di pietre ben squadrate e ricoperte di pitture”.

La cappella fu iniziata nel 1341 e già nel 1345 Ambrogio Lorenzetti aveva terminato la sua opera. Perché edificare una cappella proprio in quella posizione, quale il senso di questa scelta? Tutto si delinea se si ipotizza che il Salimbeni, o chi per lui, desiderasse celare per sempre il segreto sepolto nelle cavità. Quale metodo poteva essere migliore che edificarci sopra un’opera muraria? Nessuno. Le cavità appaiono perfettamente squadrate e regolari, opera certamente umana, forse ampliamento di cavità naturale preesistenti. Tale disposizione è in accordo con la necessità di sfruttare ai fini dell’innalzamento energetico del luogo, il loro contributo. Del resto la Rotonda non è un esempio unico, una situazione del tutto analoga la si può ritrovare nella chiesa di Neuvy-Saint Sépulcre in Francia, che presenta piccole absidi ricavate nell’enorme spessore delle pareti. Il rilievo delle energie all’interno della Rotonda segnala 20.000 unità Bovis in tutto l’edificio, tranne che nei locali della casa canonica, dove il livello è di 6.800 unità, ovvero la vibrazione naturale del corpo umano. Notiamo come all’interno dello stesso perimetro le energie cambino in relazione alla funzione dei locali: vivere nella Rotonda sarebbe alla lunga impossibile, così come la canonica non sarebbe un luogo ideale per officiare il culto. Queste precise distribuzioni di energia, non sono casuali, ma il risultato del sapiente lavoro dell’architetto, che sfruttando le vie d’acqua sotterranee e scavando cavità artificiali, ha manipolato in modo perfetto le energie cosmotelluriche. Ma osserviamo attentamente le due cavità, quello che più colpisce è che i loro vertici determinano con precisione la collocazione dell’altare e quindi della piccola abside, e i lati brevi sono orientati verso Gerusalemme. E’ lecito ipotizzare che chi vi fu sepolto, fosse stato collocato per il sonno eterno, a guardare la meta di una vita, quel Santo Sepolcro sotto il cui simulacro ora riposa.

Casetta delle Selve

Casetta

Percorrendo la vecchia via longobarda che da Pisa conduce a Lucca, giunti in località Pugnano, è possibile ammirare dal basso, la Casetta delle Selve, incastonata come gemma sul monte pisano; nitida e luminosa, si staglia sullo sfondo cangiante del bosco. Come e perchè si arriva alla Casetta non è al momento importante, ma la splendida realtà è che una volta arrivati, questo luogo penetra nel sangue e con esso pulsa e circola per sempre. La Casetta sorge ed è ancorata su uno spuntone di roccia, tanto che la sala al pianterreno adibita a Biblioteca, è rialzata rispetto al piano della casa. E’ come se la Casetta coprisse ed adornasse l’apice di un menhir. L’edificio è isolato, non ci sono nel raggio di diverse centinaia di metri altre abitazioni, tutto intorno, alberi da frutto, olivi, castagni e bosco ceduo. Alla Casetta si arriva percorrendo un irta salita, ma in cima la gratificazione è assicurata, lassù si respira un chè di magico che penetra a fondo e dona pace e serenità. Alla Casetta prenotando per tempo, è possibile dormire e le 5 stanze hanno la particolarità di essere dominate dai colori. Abbiamo una camera Azzurra, una Gialla e così via e nelle stanze tutto è perfettamente intonato al colore dominante. Anche i quadri di Nicla, ( tra l’altro ottima pittrice ) decorano le pareti in ogni stanza.

Immagine aerea tratta da Atlanteitaliano.it

Sulla terrazza della Casetta, si può sostare per ore spaziando con lo sguardo verso il basso, godendo di una visuale incredibile che va dalla Liguria agli scogli di Livorno, con tutte le isole dell’arcipelago toscano disperse nel verdeazzurro mare. Sulla terrazza della Casetta, il tempo si ferma e chi sale lassù, non vorrebbe più scendere. Per anni abbiamo discusso con l’amabile proprietaria, la signora Nicla, se quello fosse un luogo d’energia. Di sicuro è un luogo dove i fiori sbocciano per tutto l’anno, le rose sono grandi il doppio del normale, e tutto ha una dimensione irreale. Ci siamo decisi a procedere ad un rilievo utilizzando come testimone una foto aerea del luogo.

Il risultato è stato confortante, come è possibile rilevare nell’immagine, la zona è attraversata da una via d’acqua sotterranea che proviene dall’alto, da Nord Est. ( Le immagini aeree sono riprodotte secondo il corretto orientamento geografico ) Il corso d’acqua scende gradualmente verso Sud Ovest e nei punti indicati dalle frecce, in prossimità di due possibili affioramenti, si rilevano 50.000 Bovis.

Il corso subaereo prosegue e circonda, quasi lambisce la casa e la terrazza nei lati Nord e Ovest, per poi procedere verso valle. L’apporto energetico dell’acqua unito a quello apportato dal menhir naturale su cui la casa è edificata, conferiscono a tutta la zona evidenziata e alla casa stessa, una vibrazione di 6.700 Bovis. La Casetta delle Selve è dunque un luogo puro, ideale, equilibrato al punto da sembrare magico rispetto a molte abitazioni, a molti altri luoghi che tutti conosciamo. E’ il luogo ove sarebbe bello vivere. Il rilievo delle energie è stato effettuato in piena estate e la folta vegetazione ha impedito di verificare in loco, il percorso dell’acqua e gli effetti sulla flora. Una perlustrazione è prevista nel periodo invernale quando il bosco ceduo permetterà di inoltrarsi con più facilità.

Louis Turenne

Louis Turenne, nonostante i pochi mezzi a sua disposizione nel lontano 1930, fu un grande pioniere della scienza biofisica applicata sia alla medicina che all’uomo. Egli fu uno dei primi a iniziare timidamente ad attraversare il difficile terreno che divide l’uomo materiale visibile dall’uomo vibratorio invisibile. Alla base delle sue investigazioni vi erano questi presupposti di base:

l’uomo è sede di fenomeni elettrici e i fenomeni elettrici generano, per quanto deboli, campi elettrici e campi magnetici,

i campi elettromagnetici possono essere influenzati da altri campi elettromagnetici, creando fenomeni di induzione,

l’induzione elettromagnetica può alterare il campo elettrico e cambiare la chimica molecolare che si basa appunto su sottili, anche se forti, equilibri tra elettroni e protoni.Pendolo radiestesico Fonte: dalla rete

Gran parte delle opere di Turenne sono dedicate agli effetti dell’elettromagnetismo sull’organismo ed alle radiazioni dei vari corpi. Egli è giunto ad ipotizzare, per la prima volta in Europa una stretta connessione tra lo stato di salute degli organismi e le radiazioni presenti nell’ambiente in cui vivono.

Nel corso di questa sua ricerca, ai confini dell’infinitamente piccolo e pertanto invisibile, Turenne, non poteva purtroppo avvalersi di adeguati strumenti scientifici (siamo tra il 1920 e il 1930); lo stesso elettroscopio, allora molto usato, aveva necessità di un campo che avesse una seppur minima intensità. Turenne, d’altro canto, non disponeva neppure delle disponibilità finanziarie necessaria per approntare nuove apparecchiature per effettuare le sue misurazioni.

Si mise allora alla ricerca di qualche sensibile rilevatore “naturale”, che fosse visibilmente influenzato dalla presenza di debolissimi campi magnetici ed elettromagnetici. In queste ricerche, estese anche al magnetismo terrestre, si accorse ben presto, con sorpresa e ammirazione per il sapere dell’Antica Scienza, che quello strumento che andava così ansiosamente cercando, quel rilevatore ultrasensibile esisteva realmente… Ma la scienza ufficiale non gli avrebbe mai creduto e lo avrebbe ancor di più emarginato fra i ciarlatani. Questi strumenti erano le bacchette del rabdomante e i pendoli radiestesici.

Per il fatto che con questi strumenti, da secoli, si è stati in grado di rilevare i fenomeni elettromagnetici e scoprire acqua sotterranea (indicandone profondità, direzione e portata), doveva esserci un rapporto non casuale fra rabdomanzia, radioestesia e magnetismo (terrestre). Scrive Louis Turenne “È necessaria la totale indipendenza della bacchetta dalla volontà dell’operatore perché i fenomeni si manifestino correttamente ….. Non bisogna assolutamente che il cervello comandi la bacchetta altrimenti essa non seguirà più le sue leggi normali”.

Sulla base delle sue ricerche, altri ricercatori hanno messo a punto una serie di strumenti atti a modificare, ristabilire, normalizzare le oscillazioni che l’uomo riceve ed emette per riportarlo a quell’equilibrio da cui dipende una buona salute. Infatti, come conferma Turenne: “Lo squilibrio (la patologia) nasce per motivi elettromagnetici e in particolare per un eccesso di energia (o in caso contrario per una mancanza). Questo squilibrio modifica il circuito di risonanza umana aprendolo all’influenza di campi elettromagnetici che nulla hanno a che vedere con quelli necessari alla sopravvivenza e al benessere delle cellule. Daremo il nome di onde nocive a tutti i tipi di emissioni oscillatorie con tali caratteristiche”.

Come risultato dei suoi studi il Turenne creò anche i neutralizzatori, aventi il preciso compito di filtrare e neutralizzare le onde elettromagnetiche nocive. Questi neutralizzatori, in effetti, simulavano il lavoro svolto dal bulbo rachidiano, in quanto proteggono dai campi elettromagnetici a cui l’organismo non è stato predisposto a difendersi. Rientrano tra questi tutti tutti campi elettrici “generati” dall’uomo a seguito della scoperta dell’elettricità ed i telefonini cellulari ne sono l’esempio più recente e pericoloso. Uno studio ungherese, ( Giugno 2004 ), afferma che una esposizione intensiva ai telefoni mobili, generalmente portati nelle tasche dei pantaloni, può compromettere la spermatogenesi, ossia il processo di produzione degli spermatozoi. Questo processo porterebbe ad una riduzione della fertilità in quanto influirebbe direttamente sulle capacità di movimento degli spermatozoi oltre a diminuirne il numero. La ricerca ha coinvolto 221 persone per 13 mesi e le sue conclusioni non vengono considerate dagli scienziati come definitive ma, anzi, se ne auspica l’approfondimento con ulteriori studi. Non solo occorre confermare la
possibilità che quanto descritto effettivamente avvenga ma anche capire nel dettaglio come ciò possa accadere.

Un grazie a Turenne, era solo il 1930

Vibrazioni

Creazione

Le cosmogonie dell’Antico Egitto, della Grecia, dell’Ebraismo, dell’Induismo e del Cristianesimo, ci presentano Dio come il creatore di mondi mediante la potenza creatrice del suono. La creazione biblica ci viene presentata come opera di un suono:

“In principio era il Verbo ed il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio”.

Galassie e armonia Fonte: dalla rete

Poi Dio parlò e per mezzo della Sua voce, ovvero una vibrazione che per noi umani e’ paragonabile al suono della voce, creò tutti i mondi e tutti i regni di natura e tutti gli esseri in sei ere o giorni della creazione, seguite ognuna da un periodo di stasi o notte. Il settimo giorno si riposò. La dottrina del Logos o Divino Creatore, che crea mediante la parola, trova un sostegno scientifico nella capacità del suono fisico di produrre forme.

Un esempio di ciò ci viene fornito dalle figure di Chladni. Possiamo allora dire che ogni nota musicale plasma la materia con un disegno corrispondente. Viene fatto di pensare a possenti Accordi Creativi, risuonanti in tutti i livelli, con i quali e dai quali e’ modellato l’universo fisico. La “Parola” del Creatore, passa ai mondi inferiori dove echeggia e riecheggia così da plasmare tutte le svariate forme di natura. Poiché l’Artefice divino crea perennemente, la sinfonia creativa continua ad essere composta ed eseguita.

Le Gerarchie Celesti e gli uomini vivono in mezzo ad armonie celestiali, armonie che possono essere udite solo dalle coscienze illuminate dalla luce dello Spirito, da pochi iniziati, armonie di cui ci parla Platone come dell’eterna “musica delle sfere”.

Atomi

L'atomo, micro-macrocosmo in armonia Fonte: dalla rete

Tutti gli oggetti materiali nel nostro ambiente sono costituiti da atomi che si legano l’uno all’altro in vari modi per formare un’enorme varietà di strutture molecolari che non sono rigide e immobili, ma oscillano secondo la loro temperatura e in armonia con le vibrazioni termiche del loro ambiente. Negli atomi in vibrazione, gli elettroni sono legati al nucleo atomico da forze elettriche che cercano di tenerli più vicino possibile, ed essi reagiscono a questa segregazione roteando tutto intorno ad altissima velocità. Nei nuclei, infine, i protoni e i neutroni sono compressi in un volume minuscolo dalle intense forze nucleari e di conseguenza si agitano con velocità inimmaginabile. Gli atomi che compongono il nostro mondo materiale sono formati da un nucleo centrale, composto da protoni e neutroni, circondato da una “nuvola” di elettroni in perpetuo movimento. Queste tre particelle sono dotate di massa. Vi e’ anche una quarta particella, il fotone, che e’ priva di massa e costituisce l’unita’ di radiazione elettromagnetica. Il protone, l’elettrone e il fotone sono tutti particelle stabili, il che significa che essi vivono per sempre, a meno che non vengano coinvolti in un processo d’urto, nel quale possono essere annichiliti. Se il numero dei protoni nel nucleo e degli elettroni orbitanti e’ uguale l’atomo non ha una carica elettrica. Se l’atomo perde uno o più elettroni diventa positivo e viene definito “ione positivo”, se invece li acquista diventa negativo, in questo caso viene chiamato “ione negativo”. Gli atomi hanno un diametro complessivo medio di meno di un centimilionesimo di centimetro, il nucleo centrale e’ diecimila volte più piccolo. Vale a dire che fra il nucleo e la nuvola di elettroni vi e’ un grande spazio vuoto, popolato solo di campi; si potrebbe paragonare il nucleo al Sole, e l’atomo intero al sistema solare. Nello studio dell’infinitamente piccolo, sono stati fatti passi da gigante e oggi sappiamo che la materia sub atomica è composta da Leptoni, Fermioni, Quark e Mesoni.

Ognuna di queste particelle, non facilmente immaginabili, vibra secondo precise e armoniche frequenze. Fino a poco tempo fa si considerava che lo spazio atomico, fra nucleo e elettroni, fosse vuoto. Questo spazio invece è riempito da un campo energetico denominato Tachionico ( tachy in Greco = velocità, accellerazione ) o Campo di Feinberg. Lenergia Tachionica, in contrapposizione alle forze entropiche, è al servizio dell’atomo e quindi di tutto il creato, per mantenere e rigenerare, l’ordine e la regolarità. Recenti studi europei, dimostrano che l’energia propria di ogni particella sub nucleare è influenzata da variazioni astronomiche, oscillazioni del campo magnetico terrestre, macchie solari e campi elettromagnetici artificiali.

L’Uomo

Un punto di vista diverso

L'uomo, mirabileaggregazione atomica. Fonte: dalla rete

Composto per il 75% da acqua, il restante 25%, è dato da aggregazioni molecolari di varia natura. Il “contenitore uomo” veicola con se quantità inimmaginabili di atomi, elementi chimici, sali minerali molecole. Considerando questo punto di vista, risulta forse più facile intuire che l’uomo, a partire dalle sue componenti atomiche e sub atomiche, è in perenne interazione con tutte le forme di energia. Per fare un esempio , le variazioni di campo magnetico, influenzano il metabolismo dell’Ipofisi. Le variazioni di campo magnetico dunque, modificano il regime di sintesi della Melatonina, le cui variazioni verso bassi livelli, contribuiscono all’insorgenza di Cancro, Aborti, Depressione.

La biologia e la biochimica hanno costruito negli ultimi venti anni un modello schematico della materia vivente che considera solo le interazioni chimiche tra macromolecole, lo studio e le sperimentazioni sono state fatte quasi sempre in vitro e non in vivo. La biochimica, con gli studi sul codice genetico e’ giunta a proporre un modello dell’uomo mirabile ma piuttosto limitato, riconducibile a processi ed informazioni catalogabili come elettriche o chimiche. Tale modello comunque, sebbene fondamentale, non spiega ne’ esaurisce assolutamente i vari dinamismi biologici e vitali nella loro interezza e complessità.

Per poter comprendere la vasta complessità dell’essere umano, e’ necessario un approccio ben più complesso, un approccio che tenga conto dell’effetto del pensiero, delle emozioni e del fatto che ogni cosa, animata e non, essendo composta da atomi, non e’ mai in quiete ed emette onde radianti in una molteplice gamma di frequenze.

Molti studi di biofisica cercano di studiare la natura dell’uomo partendo dal fatto che le molecole del DNA non sono soltanto puri elementi biochimici ma anche e soprattutto antenne capaci di emettere ed assorbire onde elettromagnetiche. Questo fatto, e’ stato purtroppo trascurato dalla quasi totalità degli studiosi e solo uno sparuto gruppo di ricercatori ne ha fatto l’oggetto di attenti studi e sperimentazioni.

Uno di questi, Georges Lakhovsky, parlando degli effetti dei campi elettrici di onde a 750 Khz (chilohertz) sulla salute umana, ebbe a dire: “Ogni essere vivente emette radiazioni, la grande maggioranza degli esseri viventi e’ capace di ricevere e rilevare onde…” e ancora “Così come la vita e’ creata dalle radiazioni, la vita e’ mantenuta dalla radiazione, e la vita può essere distrutta da uno squilibrio oscillatorio e vibratorio”.

Si potrebbero citare innumerevoli esempi, e anche dare menzione di approcci diversi alla medicina e alla clinica, sarebbe sufficiente che si cominciasse a considerare l’uomo, come il più importante dei luoghi d’energia.

Effetti delle radiazioni

La scienza ufficiale riconosce solo due effetti prodotti dalle radiazioni elettromagnetiche:

L’effetto termico, cioe’ il riscaldamento della materia vivente quando e’ sottoposta ad una irradiazione; effetto che avviene con un meccanismo analogo a quello del forno a microonde.

L’ effetto biologico ad opera dei raggi ultravioletti e raggi gamma che causa l’asportazione di elettroni dagli atomi componenti le molecole dei vari tessuti organici.

Alcune discipline riconducibili alla biofisica, si ripromettono di sondare i molteplici aspetti del suono, delle onde elettromagnetiche, delle radiazioni, del pensiero e delle emozioni al fine di conoscere l’uomo ed aiutarlo a svolgere una ricerca scientifica che sia mirata più al suo “benessere totale” .

Approfondimento

Oscillazioni, vibrazioni e frequenza

Nella fisica, si intende con “oscillazione” un movimento lento (ad es. quello di un pendolo), e con “vibrazione” un movimento assai veloce (ad es., quello delle onde elettromagnetiche: radar, radio, TV, ecc.).

Per misurare la velocita’ di una oscillazione (o vibrazione) si contano quanti cicli vibratori avvengono in un secondo. Questa misura viene chiamata “frequenza” ed e’ misurata in Hz (Hertz) in onore di Enrico Hertz che spese molti anni sperimentando con i fenomeni oscillatori. Una frequenza di 100 Hz indica un’oscillazione che si ripete 100 volte al secondo.

In acustica si studiano le oscillazioni che risultano udibili dall’uomo; ovvero quelle che vanno da 16 Hz a circa 20.000 Hz.

Nelle radiotrasmissioni, si usano onde elettromagnetiche con frequenze molte alte, che possono arrivare a miliardi di vibrazioni al secondo; percio’ nella loro misura, si utilizzano i multipli di Hertz, ovvero: i Khz (chilohertz = 1000 Hz al secondo), i Mhz (megahertz = un milione di Hertz al secondo) ed i Ghz (Gigahertz = 1 miliardo di Hertz al secondo).

In ottica si studiano delle vibrazioni ancora più alte che vengono percepite dal nostro occhio come colori.

Le onde elettromagnetiche e quelle della luce viaggiano nella spazio all’incredibile velocità di circa 300.000 chilometri al secondo.

La lunghezza di un’onda elettromagnetica

Se potessimo attaccare un pennello ad un pendolo in movimento, in modo da tracciare le sue oscillazioni su un nastro di carta, e facessimo scorrere il nastro potremmo vedere la forma delle onde generate (solitamente una sinusoide). La distanza che intercorre tra l’inizio di un’onda e la successiva, misurata in metri o frazioni di metro, viene definita “lunghezza d’onda”.

Per conoscere la lunghezza di un’onda, misurata in metri, basta dividere 300.000.000 per la sua frequenza in cicli al secondo.

Per misurare le lunghezze d’onda molto corte si utilizza il micron (un millesimo di millimetro) e per quelle cortissime l’Angstrom che equivale a un decimilionesimo di millimetro.

La radio e la televisione utilizzano delle onde elettromagnetiche che vanno da 30 Mhz (10 metri) a 3000 Mhz (1 cm). I radar e i ponti radio utilizzano delle onde elettromagnetiche con una frequenza ancor piu’ alta che vanno da 3.000 Mhz (1 cm) a 300.000 Mhz (1 mm).

La luce bianca comprende i sette colori dell’arcobaleno, ed utilizza radiazioni di lunghezza d’onda comprese tra i 4000 e i 7000 Angstrom circa.”

Fonte: http://www.sergiocostanzo.it/luoghi-denergia

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La verità: ripulire il ripetersi delle dinamiche nel DNA familiare

Settembre 11, 2018

Vi é una una famiglia nella nostra storia, molto potente ed ammirata, che ha avuto tutto, ma non la pace spirituale, la famiglia Agnelli.

Come è possibile che una famiglia talmente potente dal punto di vista politico, economico e sociale, quale quella degli Agnelli sia divenuta protagonista di cosí tanti piccoli e enormi drammi. Il potere puó tutto, forse… No, quale tipo di potere puó tutto?

La radice del sincero potere sta nella pulizia del cuore e dell’anima. Una dimostrazione concreta di tale affermazione é questa famiglia, ma ce ne sono tante e tante altre con simil sorte.

Si parla  di “sindrome degli antenati”, una teoria della dott.sa Anne Ancelin Schützenberger, secondo cui in maniera inconscia e non volontaria si trasmettono gli eventi irrisolti di generazione in generazione.

Il dramma che lega i membri della famiglia che prendiamo ad esempio, ha una origine a noi nota, (ma potrebbe essere molto piú antica) con Edoardo Agnelli, padre di Clara, Gianni, Umberto, Susanna, Maria Sole, Giorgio e Cristiana. Edoardo, figlio del fondatore della FIAT, Giovanni, è un uomo brillante e affabile, che non riuscirà mai a guidare l’impresa di famiglia, tenuto in pugno dall’autoritario senatore. Edoardo sposa Virginia Bourbon del Monte, erede dei principi di San Faustino e marchesi di Santa Maria, di origine napoletana. Entrambi muoiono in circostanze tragiche: Edoardo all’età di 43 anni, nel 1935, decapitato dall’elica dell’idrovolante del padre in un’incidente aereo. Virginia rimarrà uccisa in un’incidente automobilistico nel 1945, in un frontale con un mezzo dell’esercito americano.

Anche il Senatore Gianni Agnelli, nonno del noto Gianni, fondatore della FIAT, dopo la guerra ha avuto l’enorme dispiacere di vedersi tolto della possibilitá di restare a capo dell’azienda da lui stesso creata per vicissitudini politiche e, al suo funerale, non è stato neanche concesso ai parenti di poter far passare la sua tomba al Lingotto per un ultimo saluto.

Virginia stessa, madre di Gianni Agnelli, donna eccentrica non ha potuto crescere in pace i propri figli perché perseguitata da Gianni Senior, che voleva levarle la potestá sui figli, in quanto ella, a seguito della morte di Gianni, ha intrapreso una relazione con Curzio Malaparte, noto scrittore dell’epoca. Virginia ha dovuto ricorrere a Mussolini per poter riavere con sé i propri figli.

Oltre ad incidenti tragici, la storia della famiglia è stata segnata anche da malattie fisiche e psicologiche improvvise e spesso non preannunciate, che ne hanno ucciso i rampolli. Il fratello dell’Avvocato, Giorgio, è morto a 35 anni, dopo un lungo ricovero in Svizzera. Secondo la compagna, Marta Vio, non ha mai sopportato il fratello maggiore, e i genitori, scomparsi quando i figli erano ancora molto giovani, non hanno mai potuto mediare questo rapporto. Proprio questa conflittualità, unita al peso di appartenere ad una famiglia dalle alte aspettative, sembra abbia accentuato i suoi disturbi mentali.

Giorgio, affetto da schizofrenia, ha avuto vari episodi di violenza contro il fratello Gianni. Secondo la moglie, Giorgio si è suicidato gettandosi dall’ultimo piano della clinica, ma la sorella Maria Sole sostiene che sia stato il fisico debilitato dalle medicine e dalla malattia mentale ad uccidere il fratello.

Edoardo Agnelli, unico figlio maschio dell’Avvocato, è una delle figure più amate della famiglia. Carattere controverso e fascino da “poeta maledetto”, Edoardo, ribelle, insofferente al capitalismo e alla materialismo. Colto e viaggiatore, approfondisce le filosofie orientali e si avvicina al sufismo islamico. Edoardo è un filosofo, un pensatore fine con un profondo interesse per le religioni, e i tentativi della famiglia di inserirlo nella dirigenza delle società Agnelli si rivelarono ben presto fallimentari.

A seguito di problemi con la droga, viene arrestato in Kenya e accusato di spaccio di stupefacenti a Roma. Spacciato su ogni testata giornalistica, dubbi sulla veridicitá di quanto accaduto appaiono su questi episodi, in quanto la piú importante famiglia di Italia era solita riuscire a “bloccare” le notizie definibili scomode.

La sua morte, nel 2000, all’età di 46 anni, ha avuto un forte impatto mediatico. Il suo corpo è stato ritrovato in fondo ad un cavalcavia dell’autostrada Torino-Savona, nella zona di Fossano. Forti le teorie complottiste che negano il suicidio, causa ufficiale del decesso.

Si pensa che lo stesso sia stato indotto al suicidio o sia stato ucciso. Un membro musulmano a capo della Fiat o comunque erede, con di mezzo i finanziamenti forti di una potentissima banca, non poteva essere tollerato.

Giovanni Alberto Agnelli sarebbe stato l’erede designato della famiglia. Figlio di Umberto e di Antonella Bechi Piaggio, dimostra di possedere le doti imprenditoriali necessarie per guidare sia la FIAT che la Piaggio. Dopo gli studi negli Stati Uniti, lavora sotto lo pseudonimo di “Giovannino” Rossi allo stabilimento FIAT di Grugliasco, insieme agli altri operai. Si arruola poi come carabiniere paracadutista. Molto amato dai torinesi, tra i quali era conosciuto proprio con il soprannome Giovannino, viene scelto dallo zio Gianni per guidare l’azienda.

Un fulmineo cancro all’addome lo uccide dopo 9 mesi di lotta con la malattia. A nulla servono le cure più all’avanguardia e la famiglia, disperata, si rivolge anche ad alternative meno scientifiche. Muore a 33 anni, nel 1997, appena 3 mesi dopo aver avuto la primogenita, Virginia Asya, dalla moglie Frances Avery Howe. I funerali si sono svolti in modo molto rapido, secondo le cronache dell’epoca, alla presenza dei parenti più stretti.

La “maledizione” non ha risparmiato nemmeno il ramo americano della famiglia. Clara Agnelli, primogenita di casa Agnelli, e Tassilo von Fürstenberg, suo primo marito, hanno avuto tre figli diventati molto famosi in vari ambiti: Ira, Egon e Sebastian. Proprio Egon, stilista, muore all’età di 58 anni per quella che viene ufficialmente definito un tumore al fegato, 15 giorni dopo lo zio Umberto Agnelli. La prima moglie, la celebre Diane von Fürstenberg, racconta nella sua autobiografia che in realtà è stato stroncato dalla cirrosi epatica, dopo essere stato malato di Epatite C per decenni.

Il figlio di Ira non subirà un destino migliore. Christoph di Hohenhole-Langenburd, soprannominato Kiko, finisce in prigione in Thailandia per aver alterato la data del suo passaporto scaduto. Forse scambiato per un trafficante di droga, viene arrestato dalla polizia e rinchiuso nel carcere di Klong Prem, uno dei più disumani del Paese, in cella insieme ad altri 40 detenuti. A nulla sono valse le visite della madre, che ha tentato di tirarlo fuori di lì in tutti i modi.

Muore pochi giorni dopo, per quello che l’autopsia svoltasi in Thailandia ha identificato come coma diabetico. Christoph aveva passato quella vacanza in una Spa dove aveva fatto una cura dimagrante, e aveva il fisico molto indebolito, ma ci sono forti sospetti che la morte sia stata causata dagli abusi subiti in carcere. Non c’è stato modo di verificarlo, dato che le autorità thailandesi hanno impedito di portare la salma all’estero senza inumazione.

Gli Agnelli sono una delle famiglia più influenti non sono in Italia, ma nel mondo. La nuova generazione è riuscita a realizzare il sogno di Gianni: l’internazionalizzazione della FIAT. Il loro percorso è stato caratterizzato da molti successi e da tante tragedie. La loro storia è racchiusa nel cimitero di Villar Perosa, che si trova poco lontano dal “Castello“, la villa degli Agnelli, che in questo comune alle pendici delle Alpi piemontesi hanno i loro natali.

Nel mausoleo di famiglia sono seppelliti tutti gli Agnelli. Lì ha trovato la pace Giovannino, sepolto vicino al padre e ai fratelli, i gemelli vissuti solo pochi giorni. In quella cappella si è consumato il dolore dell’Avvocato per il figlio Edoardo. La sua lapide si trova tra Umberto e Giorgio, gli zii, e di fronte a quella del padre Gianni Agnelli. In quel mausoleo c’è la storia di una grande famiglia, che ha cambiato il volto all’Italia.

 

“Secondo la teoria degli antenati, le persone proseguono in vita la catena delle generazioni precedenti, pagando un pegno al passato e, fintanto che non si è “cancellato il debito”, una “alleanza invisibile” spinge a ripetere, che se ne sia coscienti o meno, l’evento o gli eventi traumatici, le morti, le ingiustizie e persino le loro eco.”

Spesso accade, infatti che genitori abusati abusino, che figli abbandonati abbandonino a loro volta e figli di genitori traditori tradiscano, o, spesso che figli di morti per cause accidentali trascorrano una vita all’insegna del pericolo.

La studiosa Schützenberger ritiene che “siamo in fondo meno liberi di quanto crediamo”. Possiamo, tuttavia, riconquistare la libertà, percependo i sottili legami che ci tengono ancorati al passato, per poi lasciarli andare. Afferrando questi fili nella loro complessità, potremo così vivere la nostra vita e non quella, dei nostri genitori, nonni o di un fratello morto, che rimpiazziamo, consapevolmente o a nostra insaputa, nella “catena” del nostro albero genealogico.

Quantele famiglie  che si sfasciano per un’eredità o per un lutto?

Lí sicuramente ognuno di noi, riflettendo sul proprio albero genealogico, può “sentire”, “percepire”, “visualizzare”, una qualche disarmonia. Quello è certo un punto su cui portare attenzione.

Anne Ancelin Schützenberger (Mosca, 29 marzo 1919 – Parigi, 23 marzo 2018) è stata una psicologa francese, professoressa emerita all’Università di Nizza, dove ha diretto per oltre vent’anni il laboratorio di psicologia sociale e clinica. È stata altresì cofondatrice dell’Associazione Internazionale di Psicoterapia di Gruppo. La sua esperienza è nota a livello internazionale, soprattutto nell’ambito della psicoterapia di gruppo e dello psicodramma. Ai suoi studi si deve lo sviluppo della tecnica del ‘genosociogramma’: albero genealogico che tiene conto, oltre che dei legami di parentela esistenti, anche del ripetersi di particolari traumi psichici e fisici di generazione in generazione. Il suo lavoro è essenzialmente mirato alla psico-genealogia, alla comunicazione non verbale e ai legami familiari.

Il suo libro “La sindrome degli Antenati”, best-seller in Francia con ben 15 ristampe, rappresenta uno dei testi fondamentali della cosiddetta “psicologia trans generazionale”, una disciplina che si propone di curare malattie fisiche e mentali attraverso lo studio delle storie familiari.

La Schützenberger ha cominciato a notare ricorrenze nelle dinamiche familiari dei suoi pazienti, e indagando, ha scoperto che spesso ci sono vincoli comportamentali che possono essere ricondotti a ciò che è accaduto in vita agli avi. Ricorrenze, situazioni compensative apparentemente inspiegabili, avvenimenti che accadono in coincidenza con certi anniversari, possono essere ricondotti all’esperienza di un antenato che è incorso in una fatalità, gravando così su tutta la catena dei discendenti.

È nostra responsabilità, se vogliamo “svuotare lo zaino dal peso degli antenati”, farci carico di sciogliere questi condizionamenti che influenzando l’inconscio collettivo, lasciando tracce nella memoria delle nostre famiglie.

La storia degli Agnelli è pubblica, spesso è facile risalire alle storie dei nostri avi, a volte invece il nostro albero genealogico contiene delle sfaccettature più complesse. Le trappole, le insidie nascoste nel nostro albero sono spesso rappresentate dal “non sapere” chi siano i nostri avi. Quando non si hanno notizie certe circa l’identità di chi ci ha preceduto, la comprensione risulta più difficile, tuttavia, anche in questi casi c’è un modo per fare chiarezza.

 In ogni caso uno dei concetti primari per la rinascita è quello della ‘lealtà familiare’. Ognuno di noi, inconsciamente, è portato a interiorizzare lo spirito, le domande, le aspettative della propria gense a utilizzare le proprie attitudini per conformarsi alle ingiunzioni interne o interiorizzate. “Se non ci si assume questi obblighi, ci si sente colpevoli”, ha sostenuto Anne, e questo è un punto interessante da considerare per definire noi stessi e noi stessi all’interno di un sistema più ampio.

Spessissimo, nelle famiglie e nei gruppi di appartenenza nascono il senso di colpa e la ribellione sui principi familiari e sociali che giungono dalla struttura del sistema di credenze inconsce, che viene trasmesso in ogni membro della famiglia.

 E’ dunque fondamentale la lealtà invisibile per sciogliere la presunta “competizione” con chi ci precede.

Se un figlio, ad esempio, percepisse e dunque capisse che, superando il livello di istruzione del genitore, diventerebbe una persona riconducibile a una categoria che il genitore odia (ricco, per esempio), il figlio tenderà a non rompere la lealtà invisibile pur di non fare un torto, pur di non creare attriti nell’albero. La promozione sociale/intellettuale/economica rischierebbe di creare divergenze in ambito familiare. Con un atto mancato, il figlio mantiene intatta la barriera di protezione che lo tiene in seno al nucleo, rispondendo inconsciamente al dettame del genitore che inviando un doppio messaggio contraddittorio, dice: “Io faccio di tutto per il tuo successo, lo voglio… ma temo che mi oltrepassi e che ci lasci o ci abbandoni”.

Spessissimo nelle famiglie non si parla di ció di cui non si puó parlare per pudore o vergogna e per evitare di indagare nei sottesi, nel nascosto, nelle ombre. Dunque, si tace sul passato anche.

Tutti intuiscono e nessuno parla e, il silenzio, concepito anche come “forma di rispetto per i defunti, di cui si parla sempre bene dopo il trapasso, tende ad ammantare gli accadimenti familiari sotto una spessa coltre di scuro.”

Si parla quindi di “cripta”e di “fantasma” (nel 1978 due psicanalisti, Abraham e Torok, introdussero il concetto) ossia, quando nel passato familiare vi è qualcosa di tremendo e non tramandabile (stupro, abuso, ingiustizia, tradimento, espropriazioni patrimoniale) – si preferisce nascondere l’evento e la persona che ne è stata protagonista.

Tutto questo crea danni estremi ai discendenti, ad esempio questi inizieranno a fare “qualcosa senza comprenderne la ragione”, l’inconscio e le paure nascoste cominceranno ad avere la meglio su di loro. Essi si sentiranno come posseduti, compiranno delle azioni non solite.

“Questo membro della famiglia conserva, in sostanza, in sé il “non-detto”, e lo incarna come a simboleggiare la presenza che si è invece voluto nascondere.”

La Schützenberger crea lo strumento di analisi del genosociogramma, ossia la ricostruzione analitica dell’albero genealogico, che permette di individuare i collegamenti tra gli elementi di generazioni diverse. In esso possono rientrare anche persone esterne alla famiglia, ma che sono state fondamentali nella vicenda familiare (benefattori, aiutanti, sostituti di ruoli fondamentali o chi ha danneggiato la famiglia, in qualche modo.

Un elemento di analisi molto importante è la coincidenza tra le date di nascita, di matrimonio, di morte, di incidente, dei diversi membri del sistema familiare: Schützenberger riscontra infatti la cosiddetta “sindrome da anniversario”, che si manifesta con l’insorgere di malattie o il verificarsi di incidenti, allo scadere di una certa età, o di una data particolare.

“Logosintesi è un sistema di cambiamento guidato, semplice ed elegante, che trova applicazione nella psicoterapia, nel counselling e nel coaching, ma può essere utilizzata anche come metodo di auto-aiuto. Logosintesi è stata scoperta e sviluppata dallo psicologo svizzero/olandese Willem Lammers nel 2005 e utilizza il potere delle parole per creare un cambiamento duraturo. Le Logocostellazioni sono uno strumento nato in seno a Logosintesi, che aiutano ad entrare in contatto con le percezioni sottili che derivano dagli aspetti disarmonici dell’albero genealogico.”

“Nei primi anni ‘30 del ‘900, il neurologo friulano Giuseppe Calligaris, studia e identifica il modo per stimolare la pelle creando una connessione con l’inconscio. Gli studi di Calligaris, ripresi dagli anni ’90 da Gandini e Fumagalli, fanno parte di una tecnica olistica di straordinaria efficacia che prende appunto il nome di Dermoriflessologia, capace di connetterci con aspetti peculiari del nostro spazio personale e, attraverso i sogni, aiutarci a rielaborare molte dinamiche irrisolte, tra cui anche quelle legate all’albero genealogico.”

La sola consapevolezza crea guarigione, il potere delle parole e la volontá personale al distacco familiare un’altra buona parte. Troppo spesso vi sono casi di distruzione auto o etero indotta per pesi, troppo pesanti familiari. Si pensi ai casi di tossicodipenza, delinquenza, violenza. Troppo spesso una famiglia o un gruppo di legami è segnato da drammi ripetuti e l’apatia alla soluzione non puó che amplificare questi effetti. 

D.S.

 

Rivisto da www.fisicaquantistica.it

Fonte: http://www.armoniaemozionale.it/sindrome-degli-antenati-gli-avi-influenzano-il-futuro/

“Sindrome degli antenati”: gli avi influenzano il nostro futuro?

https://www.thesocialpost.it/2017/06/21/la-maledizione-degli-agnelli/

 

Spiritual

Microcosmo e macrocosmo Jung

Marzo 3, 2018

Carl Gustav Jung, psichiatra svizzero vissuto tra il 1875 ed il 1961, fu il primo a parlare di inconscio collettivo e venne a conoscenza di questo concetto, grazie ad un sogno che egli fece:

“Ero in una casa sconosciuta a due piani. Era “la mia casa”. Mi trovavo al piano superiore, dove c’era una specie di salotto ammobiliato con bei mobili antichi di stile rococò. Alle pareti erano appesi antichi quadri di valore. Mi sorprendevo che questa dovesse essere la mia casa, e pensavo: “Non è male!” Ma allora mi veniva in mente di non sapere che aspetto avesse il piano inferiore. Scendevo le scale, e raggiungevo il piano terreno.

Tutto era molto più antico, e capivo che questa parte della casa doveva risalire circa al XV o al XVI secolo. L’arredamento era medioevale, e i pavimenti erano di mattoni rossi. Tutto era piuttosto buio. Andavo da una stanza all’altra, pensando: “Ora veramente devo esplorare tutta la casa!” Giungevo dinanzi ad una pesante porta, e l’aprivo: scoprivo una scala di pietra che conduceva in cantina. Scendevo, e mi trovavo in una stanza con un bel soffitto a volta, eccezionalmente antica.

Esaminando le pareti scoprivo, in mezzo ai comuni blocchi di pietra, strati di mattoni e frammenti di mattoni contenuti nella calcina: da questo mi rendevo conto che i muri risalivano all’epoca romana. Ero più che mai interessato. Esaminavo anche il pavimento, che era di lastre di pietra, e su una notavo un anello: lo tiravo su, e la lastra di pietra si sollevava, rivelando un’altra scala, di stretti gradini di pietra che portava giù in profondità. Scendevo anche questi scalini, e entravo in una bassa caverna scavata nella roccia. Uno spesso strato di polvere ne copriva il pavimento, e nella polvere erano sparpagliati ossa e cocci, come i resti di una civiltà primitiva. Scoprivo due teschi umani, evidentemente di epoca remota e mezzo distrutti. A questo punto il sogno finiva. “

Giunse, dunque alla conclusione per cui l’inconscio individuale fonda la sua esistenza sulle esperienze personali, anche rimosse e sepolte, sui contenuti non accessibili alla coscienza, sulle pulsioni e sugli istinti più primitivi e segreti, mentre

linconscio collettivo si basa su di uno spazio che oltrepassa il personale ed costituito dal tutto che circonda TUTTO il genere umano.

Come metafora l’inconscio individuale è una radice che affonda profondamente nella persona e linconscio collettivo è  l’insieme di rami e foglie che si intrecciano ad altri rami e foglie a formare una foresta.

L’inconscio collettivo  sostiene i comportamenti ed il sentire dell’essere umano “come razza”, dunque appartiene a tutti, si collega a tutti e riunisce ogni livello di esperienza.

Il concetto di inconscio collettivo aiuta a comprendere l’esistenza delle sincronicità, delle intuizioni fulminee ed inspiegabili, delle “premonizioni”, dei “grandi sogni” e dei contenuti numinosi che affiorano alla coscienza. E aiuta a dare un senso alla nostra complessità di esseri umani.

Termini come “estroverso” ed “introverso” da Jung coniati sono entrati a far parte del linguaggio comune e la sua concezione della psiche umana, grazie alla sua ricchezza di riferimenti al pensiero gnostico, medievale e rinascimentale, colpisce moltitudini anche tra chi non s’intende di psicologia ed è oggetto di discussione fin nei circoli religiosi. Proprio questa caratteristica del pensiero junghiano, capace di affascinare grandi numeri di persone, rischia di svuotare questo stesso pensiero del suo senso primo, quello di teoria psicologica.

Per Freud l’inconscio è un contenitore, individuale e vuoto alla nascita, in cui via via si accumulano i contenuti rimossi dalla sfera conscia dell’Io; per Jung tutte le persone attingono a un medesimo inconscio collettivo, e sono dunque interconnesse tra loro e con ogni cosa.

La connessione del tutto :

“L’amore è un concetto estensibile che va dal cielo all’inferno, riunisce in sé il bene e il male, il sublime e l’infinito.” Jung

Ogni parte dell’universo, vivente o inanimata che sia, è interconnessa e l’uomo agisce all’interno di cicli cosmici che non ne negano il libero arbitrio, ma pongono dei semplici limiti, né più ne meno di quelli a cui è sottoposto chi governa una barca: dovrà tenere conto dello stato del vascello, delle provviste a bordo, delle correnti, delle maree, dei venti e delle condizioni atmosferiche in generale, poi compatibilmente con tutto ciò potrà andare dove vuole. L’astrologia si basa sul principio di sincronicità tra realtà psichica e realtà fisica, tra archetipi (segni e divinità) e corpi celesti (stelle fisse e pianeti). Oltre l’apparenza della materia, le leggi che governano i corpi celesti e quelle che governano i moti delle nostre vite sono analoghe. La realtà che sperimentiamo è costruita dal nostro pensiero quanto il nostro pensiero è costruito dalla realtà sperimentata: si tratta di due facce della medesima medaglia.

“La nostra psiche è costituita in armonia con la struttura dell’universo, e ciò che accade nel macrocosmo accade egualmente negli infinitesimi e più soggettivi recessi dell’anima.” “Nel tuo petto sono le stelle del tuo destino.”

«Sia nella mia esperienza di medico che nella mia vita, mi sono trovato difronte al mistero dell’amore. E non sono mai stato capace di spiegare cosa esso sia. Qui si trovano il massimo e il minimo. Il più remoto e il più vicino. Il più alto e il più basso. E non si può mai parlare di uno senza mai considerare anche l’altro. L’amore soffre ogni cosa e sopporta ogni cosa, queste parole dicono tutto ciò che c’è da dire. Non c’è nulla da aggiungere. Perché noi siamo nel senso più profondo le vittime o i mezzi e gli strumenti dell’amore cosmico.

Essendo una parte l’uomo non può intendere il tutto, è alla sua merce. L’amore non viene mai meno, sia che parli con la lingua degli angeli sia che tracci la vita della cellula con esattezza scientifica risalendo fino al suo ultimo fondamento.

Se possiede un granello di saggezza l’uomo deporrà le armi e chiamerà l’ignoto con il più ignoto, cioè con il nome di Dio. Sarà una confessione di imperfezione, di dipendenza, di sottomissione ma al tempo stesso una sua testimonianza della sua libertà di scelta tra la Verità e l’errore
(C.G.Jung – Ricordi Sogni Riflessioni)

«San Paolo nella sua prima lettera ai Corinzi ci dice che…

“…Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi l’amore, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi l’amore, non sarei nulla. E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi l’amore, niente mi gioverebbe.

L’amore è paziente, è benigno l’amore; non è invidioso l’amore, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia,ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta..”

Queste parole dicono tutto ciò che c’è da dire; non c’è nulla da aggiungere.

Perché noi siamo, nel senso più profondo, le vittime o i mezzi e gli strumenti dell’”amore” cosmogonico. Pongo la parola tra virgolette per indicare che non la uso nei suoi significati di brama, preferenza, favore, desiderio, e simili, ma come un tutto superiore a una singola cosa, unico e indivisibile.

Essendo una parte, l’uomo non può intendere il tutto. È alla sua mercé. Può consentire con esso, o ribellarsi; ma sempre ne è preda e prigioniero. Ne dipende e ne è sostenuto. L’amore è la sua luce e le sue tenebre, la cui fine non può riuscire a vedere.

“L’amore non vien mai meno”, sia che parli con la “lingua degli angeli”, o che, con esattezza scientifica, tracci la vita della cellula risalendo fino al suo ultimo fondamento. L’uomo può cercare di dare un nome all’amore, attribuendogli tutti quelli che ha a disposizione, ma sarà sempre vittima di infinite illusioni.

Se possiede un granello di saggezza, deporrà le armi e chiamerà l’ignoto con il più ignoto, ignotum per ignotius, cioè con il nome di Dio. Sarà una confessione di imperfezione, di dipendenza, di sottomissione, ma al tempo stesso una testimonianza della sua libertà di scelta tra la verità e l’errore.»
(C.G.Jung – Ricordi, Sogni, Riflessioni)

«Dell’amore si può parlare con belle parole; ma della vita? La vita sta al di sopra dell’amore. Ma l’amore è la madre insostituibile della vita. La vita non dovrà mai essere costretta nell’amore; invece l’amore dovrà essere costretto a entrare nella vita.

L’amore potrà anche essere soggetto a sofferenza, non così la vita. Finchè l’amore è pregno di vita, dev’essere tenuto in gran conto; ma una volta che abbia dato origine alla vita, diventa un guscio vuoto e preda della caducità. […] Non parlo più in nome dell’amore, ma della vita. […]

Un essere umano ha bisogno della madre finchè la sua vita non si sia sviluppata. Poi si separerà da lei. E la vita ha bisogno dell’amore finchè non si sia sivluppata, poi se ne separerà. Dura è la separazione del bambino dalla madre, ma ancora più duro è separare la vita dall’amore. […]

Il principio di tutte le cose è l’amore, ma l’essenza delle cose è la vita. Questa distinzione è crudele. Perché, o spirito del profondo più tenebroso, mi costringi a dire: chi ama non vive, e chi vive non ama? Ho sempre sostenuto il contrario!»
(C.G.Jung – Libro Rosso, p.327)

«Dell’amore sono proprie la profondità e la fedeltà del sentimento, senza le quali non di amore si tratta, ma di puro capriccio. Il vero amore stringerà sempre legami duraturi e responsabili. Gli è necessaria la libertà solo per la scelta, ma non per la realizzazione.

Ogni amore vero e profondo è un sacrificio. Si sacrificano le proprie possibilità, o meglio, l’illusione di avere delle possibilità.

Se esso non pretendesse questo sacrificio, le nostre illusioni impedirebbero l’espressione del sentimento profondo e responsabile, ma in tal modo però ci verrebbe anche sottratta la possibilità di fare esperienza del vero amore.

L’amore ha più di un aspetto in comune con le convinzioni religiose: esige un atteggiamento incondizionato, si aspetta completa dedizione. E allo stesso modo in cui soltanto il credente che si consacra completamente al suo dio diviene partecipe della grazia divina, così anche l’amore svela i suoi segreti e prodigi più sublimi soltanto a chi è capace della dedizione e della fedeltà incondizionate del sentimento.

Poiché questo atteggiamento è estremamente difficile, sono molto pochi i mortali che possono vantarsi di averlo attuato. Ma proprio perché l’amore più oblativo e più fedele è anche il più bello, non si dovrebbe mai andare in cerca di espedienti che potrebbero rendere l’amore troppo facile. È un cattivo cavaliere della sua dama del cuore colui che arretra intimorito dinanzi alle difficoltà dell’amore.

L’amore si comporta un po’ come Dio: entrambi si concedono solo al loro servo più devoto. […] L’amore invece ci premia realmente solo quando lo prendiamo sul serio.

Considero piuttosto infelice il fatto che oggi si parli di un problema sessuale distinto dall’amore. Le due questioni non dovrebbero venir separate, perché se esiste qualcosa di simile a un problema sessuale, esso può venir risolto solo mediante l’amore, poiché ogni altra soluzione sarebbe un surrogato nocivo.

La sessualità, praticata semplicemente in quanto tale, è animalesca, in quanto espressione d’amore invece è cosa sacra. Non domandate mai che cosa uno faccia, bensì come lo fa. Se lo fa per amore e nello spirito dell’amore, si pone al servizio di un dio e, qualunque atto possa compiere, non è affar nostro giudicarlo, perché è già nobilitato.» (C.G.Jung)

Fonti:

http://guide.supereva.it/sogni/interventi/2008/11/jung-e-linconscio-collettivo

https://22passi.blogspot.it/2008/01/carl-gustav-jung.html

L’Amore secondo il grande psicologo C.G. Jung: si vive di ciò che si dona

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Il rischio dell’amor perduto

Febbraio 19, 2018
Quest’ultimo periodo conosce pesanti dinamiche di incapacità di manifestazione affettiva, che sfociano in ansia, problemi sessuali, relazionali ….
I più divengono dei pezzi di ghiaccio che urgono uno sblocco dei flussi energetici e, spesso, i più fragili si danno a evasioni estreme quali droghe, sesso estremo con soggetti “estremi”, violenze domestiche e non…
Questa necessità di perfezione, propria del periodo attuale, derivante dal non riuscire ad ammettere a se stessi il fallimento, fisico, morale, sessuale e, soprattutto, di carriera, non fa altro che rendere infelici, chi di motivi di infelicità propriamente non ne ha.
La capacità di accettazione dell’insuccesso, quale base prodromica al successo e l’importanza del saper non aspettarsi nulla di più di quello che ognuno può darsi e dare può essere la salvezza. Il così detto “detto” napoletano “futtitinne”… Quanto è liberatoria questa espressione?
Tutto parte dalla paura dell’errore, dell’insuccesso e dunque dalla sofferenza. Dalla paura che l’altro o le cose possano cambiare e dunque non essere più perfette come dovrebbero essere allo stato attuale e che, in ogni caso non sono. Da ciò emerge il blocco, che consiste nel fortissimo programma inconscio “il non rischio mi salva”. Non rischiare, come dicono in molti equivale a non vivere. Il ghiacciolo vivente.
Il non far nulla porta al non rischio e dunque al non amore. Se non si fa nulla, non si rischia, non si muore (forse) e non si soffre.
Ecco però cosa accade se non si ama, vive, rischia.
D’Avenia, nel suo ultimo libro, raccolta di storie di Amore, di personaggi illustri del passato parla, tra le altre avventure, di Orfeo  del Suo famoso mito.
PolizianoFabula di Orfeo, 237.: “Io te la rendo, ma con queste leggi: / che lei ti segua per la ceca via / ma che tu mai la sua faccia non veggi / finché tra i vivi pervenuta sia!
Rilievo con Orfeo, Euridice ed Hermes, copia di età augustea di un originale greco del V secolo a.C.di scuola fidiaca, marmo (Napoli, Museo Archeologico Nazionale)
Amando Euridice, Orfeo ha fatto esperienza della morte e ha rischiato. Ricorda, infatti, che per amare veramente bisogna entrare in un territorio che potrebbe essere l’origine della felicità, senza tuttavia averne il dominio.
Secondo Jung, inoltre, si vive di ciò che si dona. «L’amore è un concetto estensibile che va dal cielo all’inferno, riunisce in sé il bene e il male, il sublime e l’infinito.»
Lasciando il flusso dell’Amore scorrere, se ne viene di nuovo “colpiti”. E’ il fluire la salvezza. Il fiume scorre senza paura di dove andrà e per questo crea un enorme flusso di energia, purificatorio e libero.
Il rischio dell’amore è vita e la fortuna di ogni umano è saper smettere di controllare la vita, accettare la paura di essere mortali e cominciare a essere realmente viventi. Solo in tal modo possiamo smettere di essere ghiaccioli, in attesa di essere “disibernati”.
Questa patologica necessità di essere autosufficienti per paura di venire scalpiti nel proprio intimo non fa altro che creare ibernazioni mentali, spirituali e fisiche e distacco dal fluire del fiume e dalla energia creativa.
Inizialmente l’amare offre una sensazione inebriante di immortalità, chi ama non ha più paura di nulla,  si sente fortissimo e potente.
L’atto di costruzione dell’amore richiede poi necessariamente il ricordo della propria mortalità, in modo tale da riuscire ad aderire alla propria ombra, raggiungendo, così uno stato di giovinezza perenne. Questa è l’arte dell’amore.
Per amare è fondamentale lo stato di esseri mortali, se non si è mortali non si è in grado di amare. Gli dei non possono saperne nulla … Il Cupido che trafigge il cuore ci rende dei perfetti mortali innamorati. Con la freccia di Cupido nel cuore, non siamo più intonsi e protetti, abbiamo una apertura, non siamo più autosufficienti ed entriamo nel rischio della vita.
Ma allora gli dei antichi come possono saperne dell’amore essendo immortali?
Eppure:
«Quando la psicologia archetipica parla di amore, essa procede in modo mitico perché è obbligata a ricordare che anche l’amore è non umano. Il suo potere cosmogonico, al quale partecipano anche gli esseri umani, è personificato da Dei e Dee dell’amore.
Quando le cosmogonie situano l’amore al principio, essi si riferiscono a Eros, a un daimon o a un Dio, e non semplicemente a un sentimento umano. Il potere cosmogonico dell’amore di strutturare un mondo attira in esso gli esseri umani in conformità con i vari stili di Dei dell’amore.
Vi sono, inoltre, stili di amore che si manifestano in divinità apparentemente estranee all’amore:
– Atena ama Ulisse coi suoi consigli,con la sua protezione e il suo aiuto a riunirsi con Penelope;
– Ermes ama Priamo col suo intervento nel furtivo accordo notturno per riottenere il corpo del figlio ucciso.
Ciascun Dio ama a suo modo: quando Zeus dà il suo amore a una donna mortale avviene uno splendido disastro con un risultato eccezionale, a sua volta ben diverso dai disastrosi effetti degli inseguimenti di Apollo.
L’amore di Arianna può abbracciare sia il duro guerriero Teseo sia Dioniso molle di vino. Ciò di cui abbiamo bisogno è una psicologia archetipica dell’amore, un esame dell’amore alla luce del mito.» (James Hillman – Re-Visione della psicologia – Adelphi, pp.311-312).
Qual è dunque il legame vero che libera e permette di rischiare?  Gli amori che levano la libertà creano dipendenza ed ogni genere di dipendenza è distruttiva. I legami veri liberano, un amore che può essere visto come la corda che permette di scalare la parete. Solo accettando l’altro come oltre, come avventura rischiosa e differente da sé. L’amore è possibile solo se si guarda oltre il già noto.
« […] E’ piuttosto l’incapacità di amare che priva l’uomo delle sue possibilità. Questo mondo è vuoto solo per colui che non sa dirigere la sua libido sulle cose e sugli uomini, e conferir loro a suo talento vita e bellezza. Ciò che dunque ci costringe a creare, traendolo da noi stessi, un surrogato, non è una carenza esterna di oggetti, ma la nostra incapacità di abbracciare con amore una cosa che stia al di fuori di noi.
[…] Mai difficoltà concrete potranno costringere la libido a regredire durevolmente a un punto tale da provocare l’insorgere di una nevrosi. Manca qui il conflitto che è il presupposto di ogni nevrosi.
Solo una resistenza, che contrapponga il suo non volere al volere, è in grado di produrre quella regressione che può essere il punto di partenza di un disturbo psicogeno. La resistenza contro l’amore genera l’incapacità all’amore, oppure tal incapacità può operare come resistenza
(C.G. Jung – Simboli della Trasformazione, p.175)
Trasgredire è la parola dell’amore. Oggi, invece, non essendo più capaci di amare, nel senso di dare, accogliere e ricevere, si trasgredisce in modalità dannose per sé e per il prossimo e, proprio perché il bisogno è innato, non se ne può fare a meno della trasgressione. Tuttavia, non canalizzando in modo corretto, si trasgredisce con “porcherie” becere ed ignoranti. Ignoranti perché ignorano l’amore e danneggiano gli umani.
Tornando ad Ovidio, dunque, la stessa paura di Orfeo che ha nell’andare nell’aldilà, ma che poi supera, impedisce di conoscere l’amore “trasgressivo”. In latino:- egredi = andare; trans- = oltre. Se si accetta la paura la si affronta, lì si trova la gioia, il proprio amore. Orfeo la vince e scende negli inferi, ove trova Euridice. Dunque accettare il taglio, che ci separa dall’altro, uscendo dalle proprie certezze, dalla propria autosufficienza e dal proprio egoismo.
Oggi, forse, per soccombere questa incapacità, si va solo “oltre” … Oltre con ogni genere di eccesso al fine ultimo di provare un surrogato del piacere dell’amore: droghe, foto estetiche in rete, consenso sociale derivante da post insignificanti e da c.d. “like” fuori luogo, sesso trasgressivo, dipendenza da alcool, muscoli pompati, gioco d’azzardo, cibo …
Si vive un amore ridotto ad una serie di piaceri effimeri, che fanno regredire alla propria pienezza infantile di bimbo immortale. “L’altro non diventa mai veramente un altro, un alieno, direbbe il latino (colui che viene fuori), ma rimane una proiezione di me, utile al piacere, che si illude di essere trasgressivo, ma che di trasgressivo non ha nulla, tanto che alla lunga annoia.” (D’Avenia)
Tutto per non vivere il semplice e onesto sentimento d’amore.
La vera trasgressione dell’amore, grazie alla semplice e basilare conoscenza della morte può sciogliere il ghiacciolo, che il tempo e le esperienze hanno formato.
Se si impara che il tempo che passa lo si può affrontare in due nella consapevolezza unica e totale per cui non si può avere conoscenza di se stessi, se non attraverso la relazione con l’altro si scopre che amare non è il controllo dell’amato e tanto meno di se stessi, ma una danza a due per la conoscenza di sé, grazie a quell’altro da sé, che altro non è che lo specchio di sé.
“L’amore serve a far la morte amica. Un villaggio giapponese conserva un’antica consuetudine: prima di sposarsi o di avere un figlio, ogni donna deve prestare i riti finali  a un corpo morto, prepararlo per la sepoltura. Non si può amare un uomo, non si può dare vita a un figlio, se non si sa cosa siano la gravità e il silenzio della morte. In quel momento la donna diventa consapevole di ciò che sta per affrontare e impara che il suo dare la vita è forte come la morte. Non è un caso che noi uomini siamo attratti dalla pancia scoperta di una donna: mentre quella di un uomo ci ricorda solo il cibo, quella di una donna ci fa sentire la presenza di uno spazio vitale, dell’antidoto alla morte. La pancia di un uomo è una pancia, la pancia di una donna è un grembo, dove la vita può essere tessuta, dove l’amore si fa storia.” (D’Avenia)
D.S.
Fonti:
  • Ogni storia è una storia d’amore, Alessandro D’Avenia

L’Amore secondo il grande psicologo C.G. Jung: si vive di ciò che si dona

Mind Spiritual

Ama il prossimo tuo …

Dicembre 2, 2017

«Amerai il prossimo tuo come te stesso»
(Mt 22,39)

Questa frase del vangelo di Matteo non è da intendersi solamente come un comandamento, ma come una precisa legge psicologica secondo la quale possiamo amare l’altro nella misura in cui amiamo noi stessi, nulla di più, nulla di meno.

La quantità e la qualità dell’amore che emaniamo verso l’esterno trova origine all’interno del nostro cuore, e a nulla servono gli sforzi di aderire quanto più possibile a un dato modello comportamentale se non a scimmiottare qualcosa che in realtà non ci appartiene ancora a livello profondo.L’altro svolge l’importantissima funzione di mostrarci esattamente in che misura abbiamo imparato ad amare noi stessi e di conseguenza gli altri, in un gioco di incastri perfetto, all’interno del quale ciascuno sperimenta la possibilità di entrare in contatto con i propri blocchi, con le proprie ferite e guarirle.

Fin quando non sappiamo chi siamo, fin quando non ci è chiaro che la fonte zampillante di ogni grazia risiede all’interno di noi, saremo costretti a mendicare all’esterno ogni tipo di appagamento emotivo ed affettivo, in un turbinio di relazioni che sfocia spesso nella dipendenza, nelle aspettative deluse, nella richiesta più o meno esplicita di vedere i propri bisogni e i propri desideri realizzati attraverso l’uso esclusivo dell’altro.

Sembra quasi uno scenario apocalittico, ma il più delle volte è esattamente così che si espleta questo “gioco”, che nei casi più estremi arriva persino a sfociare nella violenza e nell’omicidio laddove le proprie richieste egoiche non vengano soddisfatte.

Tutte le ferite, tutte le esperienze dolorose non servono ad altro che ad indirizzare la nostra attenzione verso l’interno, a rendere la nostra attitudine nei confronti della vita intro-versa, recuperando la nostra innata regalità, la nostra naturale capacità di generare amore senza cercarlo in qualche posto là fuori.

Potremmo paragonare l’intero processo ad un viaggio.
All’inizio ci troviamo all’interno della nostra casa, e da lì procediamo verso l’esterno… poi, dopo tutta una serie di peripezie nelle quali sperimentiamo la solitudine e la lontananza dal nucleo, facciamo ritorno al nostro focolare, per accorgerci che il tesoro che abbiamo a lungo cercato era sempre stato lì, a meno di un palmo da noi.

Il lungo e tortuoso cammino nell’illusione di chi non siamo non è però fine a se stesso, anzi tutt’altro.
Nel corso di quest’avventura infatti, impariamo l’uso corretto degli strumenti più disparati, affiniamo le nostre capacità, apprendiamo il discernimento, ed infine approdiamo al riconoscimento di quelle particolari qualità che ci appartengono fin dalla nascita e che costituiscono le peculiarità esclusive della nostra anima, quel quid che appartiene a noi e soltanto a noi, e che non può essere espresso nello stesso identico modo da nessun altro.
Si tratta di una nota, di un suono musicale che una volta riconosciuto e manifestato è unico nel suo genere, ed insieme ad altri suoni particolarmente affini può dar vita ad una melodia senza eguali.
Uno dei principali scopi dell’esistenza umana è trovare questo suono ed esprimerlo, allineandosi così al proprio progetto d’amore.
Tutta l’esperienza umana non è altro che questo, un’educazione all’amore.

Riporto uno scritto di Paola Ferraro che descrive meravigliosamente questo processo al quale tutti, ciascuno con i propri modi e con i propri tempi, siamo chiamati:

“Educare deriva da educere, che significa ‘Tirare fuori’ ciò che già c’è.
Saper vedere e riconoscere l’Unicità che abita la persona senza volerla correggere o riadattare, nella piena fiducia del Progetto in cui siamo immersi.
Ecco che qualsiasi tipo di ‘educazione’ parte da noi, e da quanto sappiamo ascoltare,
riconoscere e valorizzare il Codice originario che abbiamo scritto dentro,
e che diventa richiamo alla nostra realizzazione.
Quel Codice è fatto d’Amore,
è manifestazione del Creato che ha un progetto ben preciso per ognuno di noi.
Nella quotidianità che ‘fa rumore’ e che accelera i ritmi coprendo il nostro ‘battito’, concederci lo spazio e il tempo per ricontattarlo, sentirlo, riconoscerlo, è vitale.”

Non c’è amore più grande di quello che nascendo da sé, basta a sé stesso e diviene nutrimento anziché dispendio d’energie.

Roberto Senesi

Scopri di più su http://www.visionealchemica.com/il-viaggio-verso-amare-il-prossimo-tuo-come-te-stesso/#I1RPbi743p5pZFYe.99

Mind Spiritual

Il distacco nel presente

Dicembre 2, 2017

Madre Teresa di Calcutta diceva “Ieri è passato. Il domani non è ancora arrivato. Abbiamo solo l’oggi: cominciamo“. Questa frase racchiude appieno il concetto di distacco emotivo.

Spesso si parla di distacco emotivo ma a quanto pare non è di facile comprensione.  Per rendere il concetto maggiormente comprensibile vi invito a riflettere su questa storiella.

Psicoracconto sul distacco emotivo

Un turista americano viaggia a Calcutta, con il solo scopo di visitare un famoso saggio. Il turista si sorprese di vedere che il saggio viveva in una stanza molto semplice ma piena di libri. Gli unici mobili erano un letto, un tavolo e una panca.

– Dove sono i suoi mobili? – chiese il turista.

E il saggio gli chiese a sua volta: – e dove sono i tuoi?

– I miei? – Sorpreso, il turista risponde – Ma io sono qui solo di passaggio!

– Anche io … – concluse il saggio.

Questa favola rappresenta perfettamente uno dei pilastri del buddismo, filosofia alla quale ha attinto recentemente la Psicologia: il distacco emotivo, che è una delle principali vie per raggiungere la pace spirituale, il benessere e la felicità. Tuttavia, è anche una delle leggi più difficili da mettere in pratica.

La legge del distacco ci insegna a focalizzare l’attenzione su quello che desideriamo

Ci insegna a fare i passi necessari per conquistare i nostri sogni e poi trovare sicurezza nella saggezza dell’incertezza lasciando andare ogni attaccamento al risultato… un passo essenziale per raggiungere i nostri obiettivi.

Il soffrire è il prezzo che si paga per i propri attaccamenti

Ogni scelta, la più bella, contiene l’ombra del disappunto per tutto ciò che non si è scelto o non è stato possibile conoscere o vivere. Inoltre, anche i momenti più gioiosi nascondono il rammarico della fine: si esaurisce una tappa della vita, una vacanza, un idillio d’amore, un tramonto.

A cosa serve il distacco emotivo?

Uno dei fondamenti di qualsiasi percorso di miglioramento personale o professionale consiste nell’avere obiettivi precisi, concreti e misurabili. Ci piace sapere quando raggiungeremo l’obiettivo pur sapendo che ciò richiede determinati criteri.

In pratica, come facciamo a sapere quando ce l’abbiamo fatta? Beh, è semplice capirlo: se voglio perdere peso per avere un aspetto più piacevole, basta che controllo la bilancia dopo un tot di mesi, il peso raggiuntomci dirà se ci sono riuscita.

A volte però la risposta può essere più complessa: se voglio diventare una persona “migliore” e “stare meglio”, quali sono i criteri per capirlo? Che significa voglio stare meglio?

A monte di tutto dovrei chiedermi: cosa voglio veramente?

Facciamo un esempio: voglio un’auto di lusso. Ok, ma perché? Perché guidarla mi farebbe stare meglio. Bene, ma perché voglio sentirmi così?……….Ed ecco si arriva alla vera essenza della risposta

Tutto ciò che voglio nella vita è ESSERE FELICE

A questo punto è legittimo chiedersi: come cerco la mia felicità: la cerco fuori di me, quindi nel possesso di oggetti o nella sperimentazione di determinate situazioni, oppure la cerco dentro di me, come un’identità che prescinda dall’esterno?

In analisi, il primo tipo di ricerca è fonte inesauribile di stress e insoddisfazione: fino a che non ho quello che voglio, mi sentirò ansiosa di ottenerlo. E più sperimenterò ansia e frustrazione, più attrarrò… lo stesso: ansia e insoddisfazione!

Ecco perché è importante provare a vivere distaccati dal risultato di ogni situazione che sperimentiamo. Dobbiamo imparare a vivere con l’impegno per migliorare il nostro futuro, ma restando focalizzati sul momento presente. In altre parole, muoversi verso quello che si desidera distaccandosi emotivamente dal risultato finale.

L’attaccamento è espressione di insicurezza

La legge del distacco emotivo indica che dobbiamo rinunciare al nostro attaccamento alle cose, che non significa rinunciare ai nostri obiettivi; non rinunciamo all’intenzione, ma piuttosto all’interesse per il risultato. A prima vista potrebbe sembrare una variazione non sostanziale, ma in realtà, è un enorme cambiamento nel modo in cui comprendiamo il mondo e il nostro modo di vivere.

In effetti, nel momento stesso in cui perdiamo l’interesse per il risultato ci allontaniamo dal desiderio, che viene spesso confuso con il bisogno spingendoci a perseguire obiettivi che in realtà non ci soddisfano.

In quel momento, abbiamo adottato un atteggiamento più rilassato, e anche se può sembrare un controsenso, in questo modo ci risulterà più facile ottenere ciò che vogliamo. Questo perché il distacco si basa nella fiducia nelle nostre potenzialità, mentre l’attaccamento si basa nella paura della perdita e nell’insicurezza.

Quando ci si sente insicuri, ci si attacca alle cose, alle relazioni o le persone. Tuttavia, il dato curioso è che più sviluppiamo questo attaccamento, e più cresce la paura della perdita. Questa paura non riguarda solo la nostra stabilità emotiva, ma ci può anche spingere a creare dei modelli di comportamento disfunzionale.

Per esempio, possiamo sviluppare un attaccamento malsano alle cose, come le persone che non possono vivere senza il loro smartphone e che soffrono addirittura di allucinazioni uditive causate dall’abitudine di essere perennemente in attesa della chiamata successiva o di un messaggio. Naturalmente, si può anche cadere vittima di schemi relazionali dannosi che soffocano la persona che amiamo e danneggiano profondamente la relazione.

Tuttavia, il distacco emotivo suppone un altro modo di relazionarsi, implica non dipendere da ciò che possediamo o dalla persona con la quale abbiamo stabilito dei legami affettivi. È importante capire che “distacco” non significa non amare, ma essere autonomi, liberi dalla paura della perdita per iniziare veramente a godere di ciò che abbiamo o della persona che amiamo.

Il distacco non significa non godere e provare piacere per l’esperienza ma, al contrario, cominciare a viverla più intensamente, perché le nostre esperienze non sono più offuscate dalla paura della perdita.

Il distacco è parte integrante (e fondamentale) dell’arte di far accadere le cose che vuoi

Chi pratica il distacco verso i proprio obiettivi vive sereno, completamente soddisfatto e rilassato, ed è proprio questo non-attaccamento, paradossalmente, a portare verso l’obiettivo in modo rapido e sicuro. Perché il “bisogno” da che cosa deriva?

Dalla mancanza di quella stessa cosa. Pertanto, quando sentiamo il bisogno di qualcosa, di qualcuno o di qualche situazione, in realtà stiamo esprimendo un sentimento di mancanza. Questa mancanza ci porta ad attrarre, in definitiva, altra mancanza.

I problemi sono opportunità

La Legge del Distacco Emotivo non ci dice che non dobbiamo avere degli obiettivi. Quando abbracciamo il distacco non diventiamo foglie mosse dal vento. Infatti, gli obiettivi sono importanti per marcare la direzione verso cui incamminarci.

Tuttavia, il dato interessante è che tra il punto A e il punto B, vi è l’incertezza, un universo quasi infinito di possibilità. Così, per raggiungere il nostro obiettivo, possiamo seguire diversi percorsi e cambiare direzione quando vogliamo.

Questo modo di intendere la vita ci porta un altro vantaggio: non forzare le soluzioni ai problemi e mantenerci attenti alle opportunità. Quando si pratica il vero distacco, non ci si sente in dovere di forzare le soluzioni ai problemi, ma siamo pazienti e aspettiamo e, mentre lo facciamo, scopriamo le opportunità.

Di sicuro, ogni problema contiene un opportunità che racchiude un beneficio. Quello che succede è che con la mentalità dell’attaccamento, ci sentiamo impauriti e cerchiamo di forzare la soluzione, quindi la maggior parte delle volte ci concentriamo sulla parte negativa del problema e perdiamo l’opportunità che questo racchiude.

Tuttavia, quando crediamo che ogni problema contiene i semi dell’opportunità, ci apriamo a una più vasta gamma di possibilità. Così, non solo soffriremo molto meno nelle avversità, ma troveremo la soluzione più velocemente e questo ci permetterà di crescere come persone.

“Tutte le cose alle quali ti aggrappi, e senza la quali sei convinto che non puoi essere felice, sono semplicemente la causa della tua angoscia. Ciò che ti rende felice non è la situazione intorno a te, ma sono i pensieri nella tua mente … “

Per capire meglio cosa intendo, ecco una definizione di attaccamento: ogni volta che pensiamo a come vorremmo che cambiassero per poter essere felici, allora NON siamo distaccati dal risultato della situazione che stiamo vivendo.

Un esempio: se il mio partner mi trascura, invece di focalizzarmi su come cambiarlo e sul dolore che mi procura, dovrei distaccarmi da tutto questo e concentrarmi sulle opportunità che mi ruotano intorono: potrei frequentare una persona che riesca davvero ad appagare i miei bisogni insoddisfatti nel rapporto di coppia che sto attualmente vivendo.

“Ci sono solo due giorni all’anno in cui non puoi fare niente: uno si chiama ieri, l’altro si chiama domani, perciò oggi è il giorno giusto per amare, credere, fare e, principalmente, vivere” (Dalai Lama)

Ecco, focalizzarsi solo su quello che desideriamo e nello stesso tempo vivere e apprezzare quello che sperimentiamo ora, come parte indispensabile del percorso verso la realizzazione del nostro obiettivo.

Vivere in attesa dell’arrivo di un futuro migliore

Il vero problema per la maggior parte delle persone, quello che ci rende infelici, è il vivere in attesa dell’arrivo di un futuro migliore, cosa che ci allontana al godimento del presente e alla possibilità di sfruttare certe occasioni

Invece di attaccarci emozionalmente ad un risultato futuro specifico, iniziamo ad attaccarci al momento presente: non dimentichiamo che il momento presente è tutto quello che abbiamo!

Quando ci accorgiamo di desiderare qualcosa così fortemente da non poter vivere senza, mettiamoci davanti a uno specchio e diciamo a noi stessi: “OK, non ho davvero bisogno di questo per essere felice. Voglio solo illudermi. Quello di cui ho davvero bisogno è il miglior risultato possibile per questa situazione, qualunque esso sia. Mi serve soltanto avere la consapevolezza che sto dando il meglio di me.”

Questo non significa che non dobbiamo credere più nei nostri progetti

Significa semplicemente che la nostra felicità deve essere indipendente dal risultato finale. Significa che dobbiamo focalizzarci sul presente ed essere se stessi piuttosto che voler raggiungere a tutti i costi un risultato nel nostro futuro.

Quando impareremo a non farci influenzare eccessivamente da quello che vogliamo cambiare, vedremo letteralmente “comparire” nella nostra vita i nostri desideri, ci divertiremo e saremo più liberi e felici di quanto  non siamo stati finora.


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Fonte : http://psicoadvisor.com/impara-distaccarti-cio-desideri-la-legge-del-distacco-5806.html

Spiritual

Arriva ciò di cui hai bisogno e non ciò che vuoi

Giugno 7, 2017

So che questa frase può apparirti strana se non addirittura senza senso. Che differenza vuoi che faccia se quello che ti arriva nella vita di ogni giorno si chiama “quello che voglio”, piuttosto che “quello di cui ho bisogno”?

Che differenza c’è tra volere e avere bisogno… non è la stessa cosa? Ebbene no…e ti spiego perché.

Puoi aver bisogno di una cosa che…non volevi

Esiste nell’Universo un’intelligenza infinita (chiamala Dio, chiamala Campo, chiamala Legge di Attrazione) che provvede a farti avere ciò di cui hai bisogno, ciò che ti serve davvero, anziché ciò che ti sei convinto/a di volere.

Perchè, e qui è necessaria molta umiltà,noi non conosciamo il piano totale. Non si tratta di rimettersi ad un fantomatico Dio con la barba, con fare rassegnato (è la volontà divina se mi sono ammalata!), ma si tratta di credere che noi semplicemente abbiamo una visione limitata degli eventi.

Questo deve darti forza, anziché intristirti. Perchè sai che quello che ti arriva fa parte di un disegno più ampio. Quante volte un avvenimento che ti sembrava catastrofico ha finito per rivelarsi una vera e propria benedizione?

Quante volte ti sei resa conto che quella persona per la quale ti eri tanto disperata non era affatto quella giusta per te. E se invece fosse un bene? Questo devi chiederti quando qualcosa ti arriva e tu non lo aspettavi o non lo volevi.

Puoi volere una cosa che… non va bene per te

Stai smaniando affinché un tuo desiderio si realizzi. Ti concentri ogni giorno su quel desiderio e speri con tutto il tuo cuore che si realizzi. Non fai che pensarci. Non vedi più nulla, nemmeno quanto questa smania ti stia consumando. E se non fosse ciò di cui hai bisogno?

Ti è mai capitato di affermare, con un grosso sospiro di sollievo, “Menomale che non è successo!”… Potrebbe essere stato un incontro potenzialmente disastroso, un lavoro che ti avrebbe fatto perdere dei soldi, un viaggio che si sarebbe rivelato una brutta esperienza.

C’è una storia che si racconta ai corsi sulla Kabbalah: “Un uomo voleva prendere un aereo disperatamente, perché l’aereo lo avrebbe portato ad un incontro d’affari molto importante. Sin dal mattino però iniziarono a verificarsi strani piccoli imprevisti. L’auto non partiva, il taxi tardava, le strade erano trafficate. L’uomo però, testardo, continuava in tutti i modi a tentare di arrivare all’aeroporto. Si arrese solo quando capì di aver perso il volo. Qualche minuto dopo il decollo quell’aereo precipitò…”

C’è un piano più grande, e l’Universo sa di cosa hai bisogno. Fidati.

Fonte: http://www.simonaruffini.it/donnediluce/la-legge-di-attrazione/non-ti-arriva-cio-che-vuoi-ma-cio-di-cui-hai-bisogno/

letto su: http://camminanelsole.com/non-ti-arriva-cio-che-vuoi-ma-quello-di-cui-hai-bisogno/

Featured Lifestyle Spiritual

Imparare l’accettazione dal Giappone

Maggio 29, 2017

Per i giapponesi, trovarsi sprovvisti di tutto in un determinato momento della propria vita può rappresentare un’occasione per avviarsi verso la luce di un’incredibile conoscenza. Accettare la propria vulnerabilità è una forma di coraggio ed il meccanismo che avvia la sana arte della resilienza, con cui non perdere mai la prospettiva o la voglia di vivere.

Dopo i bombardamenti atomici su Hiroshima e Nagasaki, nella lingua giapponese si è cominciata a diffondere un’espressione che, in qualche modo, ha acquisito di nuovo una notevole trascendenza dopo il disastro dello tsunami dell’11 marzo 2011. Questa espressione è “Shikata ga nai” e significa “non c’è rimedio, non c’è alternativa o non c’è niente da fare”. 

L’accettazione è il primo passo verso la liberazione. Non ci si può svestire del tutto della pena e del dolore, è chiaro, ma dopo aver accettato quanto accaduto, si permetterà a se stessi di avanzare recuperando un elemento essenziale: la volontà di vivere.

“Shikata ga nai” o il potere della vulnerabilità

Dopo il terremoto del 2011 ed il conseguente disastro nucleare nella centrale di Fukushima, sono molti i giornalisti occidentali che viaggiano fino al nord-ovest del Giappone per scoprire in che modo persistono le tracce della tragedia e come la gente sta riuscendo, poco a poco, a riemergere dal disastro. È affascinante capire come si affronta il dolore della perdita e l’impatto di vedersi sprovvisti di quella che, fino a quel momento, era stata la propria vita.

Tuttavia, e per quanto sembri strano, i giornalisti che fanno questo lungo viaggio rientrano nel loro paese con qualcosa che va oltre il semplice reportage. Non solo testimonianze e fotografie impattanti. Rientrano con la saggezza della vita, tornano alla routine del loro mondo occidentale con la chiara sensazione di essere cambiati dentro. Un esempio di questo coraggio esistenziali ci viene offerto dal signor Sato Shigematsu, il quale nello tsunami ha perso sua moglie e suo figlio.

Ogni mattina scrive uno haiku. Si tratta di un componimento poetico composto da tre versi nel quale i giapponesi fanno riferimento a scene appartenenti alla natura o alla vita quotidiana. Il signor Shigematsu trova un grande sollievo in questa abitudine e non esita a mostrare ai giornalisti uno di questi haiku:

“Sprovvisto di proprietà, nudo

Tuttavia, benedetto dalla Natura 

Accarezzato dalla brezza estiva che ne segna l’inizio.”

Come spiega loro questo sopravvissuto e, al tempo stesso vittima, dello tsunami del 2011, il valore di abbracciare ogni mattina la sua vulnerabilità tramite un hiku gli permette di connettersi molto meglio con se stesso per rinnovarsi, così come fa la natura stessa. Comprende anche che la vita è incerta, implacabile a volte. Crudele quando lo vuole.

Ad ogni modo, imparare ad accettare quanto accaduto o dire a se stesso “Shikata ga nai” (accettalo, non c’è rimedio) gli permette di mettere da parte l’angoscia per concentrarsi sull’aspetto necessario: ricostruire la sua vita, ricostruire la sua terra. 

Il detto “Nana-Korobi, Ya-Oki” (se cadi sette volte, alzati otto) è un vecchio proverbio giapponese che riflette questo ideale di resistenza così presente praticamente in tutti gli aspetti della cultura nipponica. È possibile vedere questa essenza di superamento nei loro sport, nel loro modo di condurre gli affari, di impostare l’educazione o, persino, nelle loro espressioni artistiche.

“Il guerriero più saggio e forte è provvisto della conoscenza della sua stessa vulnerabilità”
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Bene, adesso bisogna sottolineare che ci sono importanti sfumature in questo significato di resistenza. Comprenderle ci sarà di grande utilità e, al tempo stesso, ci permetterà di avvicinarci ad un approccio più delicato ed ugualmente efficace per quando dovremo affrontare un’avversità. Vediamolo nel dettaglio.

Le chiavi della vulnerabilità come metodo per raggiungere la resistenza vitale

Secondo un articolo pubblicato sul “Japan Times“, praticare l’arte dell’accettazione o del “Shikata ga nai” genera cambiamenti positivi nell’organismo della persona: si regola la tensione arteriosa e si riduce l’impatto dello stress. Accettare la tragedia, entrare in contatto con la nostra vulnerabilità presente ed il nostro dolore è un modo di smettere di lottare contro qualcosa che ormai non può cambiare.

  • Dopo il disastro dello tsunami, la maggior parte dei sopravvissuti che potevano mantenersi da soli, hanno iniziato ad aiutarsi gli uni con gli altri seguendo il lemma “Ganbatte kudasai” (non bisogna darsi per vinti). I giapponesi comprendono che per affrontare una crisi o un momento di grande avversità, bisogna accettare le proprie circostanze ed essere di utilità sia per se stessi sia per gli altri.
  • Un altro aspetto interessate su cui soffermarci è il loro concetto di calma e pazienza. I giapponesi sanno che ogni cosa ha i suoi tempi. Nessuno può riprendersi da un giorno all’altro. Il recupero di una mente e di un cuore richiede tempo, molto tempo, così come richiede tempo ricostruire un paese, una città o una nazione intera.

È necessario, dunque, essere pazienti, prudenti, ma al tempo stesso persistenti. Perché non importa quante volte ci faccia cadere la vita, il destino, l’infortunio o la sempre implacabile natura con i suoi disastri: la resa non deve mai adoperarsi della nostra mente. L’umanità resiste e persiste sempre, impariamo, quindi, da questa saggezza utile ed interessante regalataci dalla cultura giapponese.

Fonte: https://lamenteemeravigliosa.it/arte-giapponese-vulnerabilita/

Mind Spiritual

Sii impeccabile con la parola! Crei quello che dici!

Maggio 24, 2017

Il primo dei 4 accordi del libro di Don Miguel Ruiz

La saggezza tolteca ancora attuale del mistico tolteca Don Miguel Ruiz, ci ricorda il potere delle nostre vibrazioni, che divengono pensieri, che divengono parole. I toltechi migliaia di anni fa erano noti nel Messico meridionale come “uomini e donne di conoscenza”. Gli antropologi li hanno descritti come una nazione o razza, per precisione erano artisti e scienziati, che crearono una società volta ad esplorare e conservare le conoscenze spirituali degli antichi. I nagual (maestri) e studenti si incontravano a Teotihuacàn (luogo dove l’uomo diventa Dio), vicino alle piramidi di Città del Messico. Nei secoli i nagual furono costretti a nascondere la sapienza ancestrale per via della conquista europea e dell’uso inappropriato di alcuni apprendisti, che utilizzavano i poteri per scopi personali. Tuttavia, la conoscenza esoterica tolteca fu tramandata di generazione nei lignaggi di nagual e, se pur celata per centinaia di anni, come predetto da varie profezie, sta tornando a restituire conoscenza alle persone.

Don Miguel, nagual dei cavalieri dell’aquila condivide oggi i potenti insegnamenti toltechi. La conoscenza tolteca sorge sulla base delle stesse verità esoteriche di tutto il nostro pianeta. Onora tutti i maestri spirituali, non è una religione. Permette una rapida accessibilità alla felicità, all’amore ed alla pace interiore toccando al meglio lo spirito.

Grazie ai 4 accordi il maestro Don Miguel Ruiz ci insegna questi 4 importanti principi:

  • sii impeccabile con la parola
  • non prendere nulla in modo personale
  • non supporre nulla
  • fai sempre del tuo meglio

In questo articolo verrà approfondito il primo principio della cultura tolteca, ripreso ed analizzato da Don Miguel Ruiz e lo stesso principio trattato dalla cultura aramaica ed ebraica, così come descritto da Dario Canil in “Avrah Ka Dabra”,  la cui parola magica Abracadabra in aramaico significa proprio “Creo quello che dico”.

Tutto ciò in cui noi crediamo, di noi, del mondo, degli altri è un accordo che abbiamo preso con noi stessi. Siamo pieni di accordi dentro di noi, che ci dicono chi siamo. Questi accordi li prendiamo con l’educazione, l’infanzia, i traumi del passato …

Per ciò che riguarda il primo accordo di Don Miguel il consiglio è “Parlate con integrità. Dite solo quello che pensate. Non usate le parole contro di voi o per spettegolare sugli altri. Usate il potere della parola al servizio della verità e dell’amore”. Il Vangelo di Giovanni recita: “In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.” 

Siate, dunque, impeccabili con la parola. Cosa si intende con impeccabile? La parola dal latino impeccabile significa senza peccato. Il non peccato intende non commettere una azione che vada a proprio discapito, non farsi un torto da solo, e ciò come è possibile? Con la parola, che è magia allo stato puro. Smettere di peccare con noi stessi significa iniziare ad amare. Nella comunicazione con l’altro esprimiamo il meglio ed il peggio di noi stessi. Smettere di peccare con se stessi parte dal fatto che si inizia ad amare e ad amarsi, scoprendo i propri lati luce e le proprie qualità. Allo stesso modo lo si può fare con le qualità degli altri. Punendo gli altri con le parole otteniamo delle reazioni negli altri. L’idea che gli altri si fanno di noi dipende da ciò che noi facciamo, diciamo e siamo. Ferendo gli altri, feriamo noi stessi. Dicendo la verità nel modo giusto, dicendo ad esempio che siamo stati male in conseguenza di un comportamento altrui non significa incolpare il prossimo, ma rendere noto ciò che si è smosso dentro di noi per tale azione. Se ci sentiamo in un qualche modo è giusto dire come ci siamo sentiti. Importante è, per noi stessi, essere sinceri e veri. C’è una differenza abissale tra il dire “non ce la farò mai” e “anche questa volta me la caverò”. Lamentarsi sempre porta negatività, usare parole positive porta positività e viceversa.

Allo stesso modo la cultura aramaica crede moltissimo in questi principi. Ecco di seguito alcuni passi del libro “Avrah Ka Dabra” di Dario Canil, che spiega al meglio il potere e la magia del suono delle nostre parole

«Avrah Ka Dabra», caro lettore, tu crei quel che dici.

Questa è la legge. Che tu lo sappia o no, che tu ci creda o no, che tu lo voglia o no, i tuoi pensieri e le tue parole determinano la tua realtà, la creano letteralmente. Quali pensieri, quali parole? Tutto ciò che è frutto della tua psiche, la quale, come ben sappiamo, ha dei contenuti consci e molti di più inconsci. E da questo deriva l’impellente necessità, per tutti, di lavorare su di sé, per «ricordarsi di sé».

Se ci pensi, a volte la tua vita sembra simile a un’arena in cui moderni gladiatori, anche quando vestiti con giacca e cravatta, sono posti l’uno contro l’altro, in un «tutti contro tutti». E la cosa sconcertante è l’impressione generale di consenso che aleggia in tale contesto, sotto forma di tacita mesta rassegnazione, nei panni malcelati di un profondo senso di impotenza.

Tu però non hai mai davvero voluto accettare questo ruolo che la società sembra averti subdolamente riservato. Tu ti senti diverso dalla massa, dal gregge semi-analfabeta e imbambolato che si beve tutte le cose sapientemente pilotate dalla TV.

Tu hai sempre voluto di più, hai guardato oltre, ti sei spinto al di là dei paletti che il sistema ha piazzato davanti al giardino della tua mente. Hai letto molto, hai tenuto gli occhi ben aperti, ti sei preso cura di te cercando di alimentarti correttamente, facendo attività fisica, investendo il tuo prezioso tempo in attività creative e rilassanti. Ti sei informato a più non posso in internet. Hai fatto corsi di meditazione, di Reiki, di Yoga, di crescita personale. Hai sperimentato e praticato con costanza il «pensiero positivo».

Eppure, ancora, senti che i conti non tornano. A volte ti senti persino perso. Solo, incompreso, tradito. Percepisci in te, in modo inspiegabilmente chiaro, di avere un potere enorme, ancora più grande di quello della mitica bacchetta magica di Harry Potter. Tuttavia non sai dove esso sia celato né come riportarlo in vita.

Questa forza è in te. Anche se in modo flebile, tu la senti. Questo libro vuole semplicemente ricordarti come riscoprire e utilizzare non tanto il potere che tu hai, quanto piuttosto il potere che tu sei.

L’Essere è la più alta verità dell’universo. E tu sei. Fai finta di non saperlo, o meglio, ti hanno abilmente insegnato a dimenticarlo, e quasi ci stavi cascando. Fino al momento in cui qualcosa di magico è scattato in te. E ora non puoi più tornare indietro. A volte sei stato persino tentato di farlo, di tornare indietro, forse immaginando che nell’inconsapevolezza si possano evitare i problemi, ma… niente, non è possibile. A conti fatti, per quanto «invidiato» possa essere lo scemo del villaggio, nessuno ne prenderebbe il posto. E credo tu non faccia eccezione.

È legge anche questo. Un altro principio cosmico: quando prendi coscienza di qualcosa non puoi più regredire. Puoi raccontartela, certo, ma sai già che non puoi farlo a lungo. La coscienza è tutto ciò che davvero sei ed è talmente vibrante di vita che nasconderla è un’impresa impossibile.

Tutto è collegato, nulla accade per caso, una forza immanente all’Essere è all’opera sempre e ovunque e tu stesso ne fai parte in modo indissolubile e importante. Applicando nella vita di tutti i giorni quanto qui stai leggendo, puoi letteralmente «risognare la realtà». Puoi utilizzare consapevolmente le forze che governano il tuo stesso «destino» o storia personale. Puoi trovare quello che stavi cercando, puoi raccogliere i frutti che hai a lungo coltivato, puoi ritrovare, comprendere, amplificare e dirigere il tuo potere personale con semplicità. Puoi accedere in modo rapido a modalità conoscitive e realizzative nuove. Puoi rendere più semplice realizzare i tuoi obiettivi e plasmare il tuo presente proprio come desideri che sia.

Tu di fatto eserciti un enorme potere nelle faccende della vita di ogni giorno, ma ti hanno insegnato a non riconoscere questo ruolo attivo; ne consegue che usi il tuo potere per lo più inconsapevolmente.

E qui la faccenda si fa davvero interessante: come non daresti mai in mano la tua auto a tuo figlio di dieci anni, così non dovresti nemmeno permettere a te stesso di essere involontario gestore di un immane potere creativo.

Tutto ciò che puoi percepire fuori di te, tu lo stai letteralmente creando dentro di te, avendo luogo la percezione soltanto dentro al tuo essere. E di ciò che percepisci, tu sei totalmente responsabile, sia che la tua capacità creativa sia sotto il tuo controllo sia che tu te ne sia scordato.

Tutto il mondo che vedi, tutto ciò che definisci universo, che credi essere «la» realtà, cioè qualcosa che ti hanno insegnato a situare fuori dalla tua Coscienza, in realtà si trova dentro la tua Coscienza, è qualcosa che viene creato dal tuo sistema percettivo. I tuoi sensi ti fanno vedere qualcosa che tu credi là fuori, un mondo di immagini, di suoni, di forme, di colori, di materia, un mondo interamente generato dal tuo sistema percettivo che rileva dati sensoriali, dal tuo cervello che li elabora, dal tuo sistema nervoso che li trasmette, dalla tua mente che attribuisce loro significati. Di fatto, la percezione è un evento di natura esclusivamente psichica e soggettiva, è qualcosa che avviene nello spazio interiore di ogni individuo.

Il mondo, così come ti si presenta nella sua maestosa e multisfaccettata apparenza, non ha alcuna esistenza oggettiva: è piuttosto la risultante di un’azione combinata di un trasmettitore e di un’antenna ricevente, lo schermo psichico del tuo spazio interiore.

Il potere c’è, è proprio lì, dentro di te; vale dunque la pena di rammentarlo, divenirne via via cosciente e poi usarlo «come Dio comanda», ovvero come la tua Coscienza ti dice.

Sei il co-creatore di tutto-ciò-che-esiste.

La tua coscienza è in contatto continuo con le coscienze di tutte le altre creature attualmente viventi e con tutte le coscienze dislocate su infiniti altri piani dell’universo di ogni tempo. La Coscienza controlla l’onnipotente, onnipresente, infinito campo quantico che avvolge tutto e si manifesta come universo olografico.

«Dio disse: “Sia la luce!”. E la luce fu.»

Nel principio era la Parola,
la Parola era con Dio,
e la Parola era Dio.
Essa era nel principio con Dio.
Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei;
e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta.
In lei era la vita, e la vita era la luce degli uomini.

La nota parola «abracadabra» secondo taluni risale all’espressione mesopotamica «ab-ba-tab-ba-ri» che veniva recitata come un mantra nei culti sumerici, ed era di aiuto nell’indurre stati alterati di coscienza.

Le parole aramaiche «Avrah KaDabra» evocano un collegamento diretto al divino, significando «io creo quel che dico». Fu Quinto Sereno Sammonico, medico dell’imperatore Settimio Severo, a scrivere nel 208 d.C. le «istruzioni per l’uso» di queste antichissime parole magiche: ad esempio, esse venivano scritte su della pergamena che l’ammalato doveva indossare per nove giorni al collo, trascorsi i quali veniva gettata sulla riva di un torrente fluente verso est.

La parola magica andava scritta su 11 linee parallele, in questo modo:

Si intendeva così indicare la decrescita della malattia fino alla sua completa trasformazione in guarigione.

In altri contesti le parole magiche venivano usate per allontanare e debellare le forze malvagie.

Oggi l’antica sapienza sembra essere perduta ai più. La magica formula «Avrah Ka Dabra» viene pronunciata ormai solo da qualche prestigiatore. Ti ricordo tuttavia che anche tu quando eri bambino la pronunciavi con sentimento. La purezza dei bambini riconosce in essa la parola magica per eccellenza. Quanta saggezza dove non è ancora arrivata la corruzione del triste mondo senza magia dei grandi!

Avrah Ka Dabra, io creo quel che dico, reca in sé la conoscenza del primordiale potere generativo.

Riscopri ora la tua magia, oppure approfondisci il tuo contatto con questo immane potere creativo, per vivere una realtà felice risvegliandoti al Momento Presente.

Fonte : Donnasapiens

Testi: “I quattro accordi”, Don Miguel Ruiz e “Avrah Ka Dabra” Dario Canil

 

Spiritual

La cerimonia per la luna piena di questa notte

Maggio 10, 2017

A questa Luna Piena dobbiamo rendere particolarmente omaggio, cercando di viverla intensamente, nella presenza più assoluta connettendoci quanto più possibile con la nostra Essenza e l’Essenza di tutta l’umanità.

Prepariamoci per far parte ad una grande cerimonia spirituale: il Wesak.

ll Wesak è un’importante cerimonia magico-religiosa del buddhismo hinayana, che in sanscrito significa piccolo carro.

Si celebra ogni anno quando il Sole splende nel segno del Toro nel mese di Maggio illuminando la Luna nel segno dello Scorpione.

Nel secolo scorso è stato divulgato dalla Società Teosofica e più specificatamente da Alice Bailey come Wesak Acquariano. Ed è rivolto a tutta l’umanità.

Ma qual’è il senso di questa sacra cerimonia?

Un’antichissima leggenda buddhista narra che cinquecento anni prima di Cristo il Principe Gautama Siddhartha raggiunge il massimo grado di Illuminazione e diventò Buddha, (che significa “risvegliato”), potendosi liberare definitivamente dal giogo delle reincarnazioni.

Il Buddha morì nell’anno 483 avanti Cristo nella notte del plenilunio mentre il Sole vibra nella costellazione del Toro; egli raggiunge la soglia del Nirvana, luogo della Grande Liberazione, dove una volta varcata la soglia, si sarebbe trovato immerso nella Luce della Beatitudine Eterna.

Ma mentre stava per varcare la soglia, mosso da una profonda compassione non ebbe più il coraggio di proseguire, si arrestò e dettò giuramento rivolgendosi a tutti i grandi Esseri di Luce delle Gerarchie Celesti pronti ad accoglierlo, con queste parole:

“Ogni anno, nel momento esatto del plenilunio nella costellazione del Toro, tornerò sulla terra per portare la mia benedizione a tutta l’umanità per incoraggiarne l’evoluzione Spirituale” 

E quel momento esatto sarà Mercoledì 10 Maggio alle 23:42pm (alle nostre latitudini)

Non proprio un perfetto orario, ma una serata perfetta per poter organizzare eventi e preghiere di gruppo, ma anche di unirsi a distanza da casa propria.
Basteranno solo 8 minuti per connettersi a questa potentissima fonte di Luce, otto minuti ben spesi dove la nostra Anima potrà ricevere la benedizione del Buddha.
Magari per alcuni di voi è già tardi, ma se potete vi consiglio di resistere ed attendere le 23:42, connettervi per 8 minuti e poi avventuravi nel mondo onirico.

La Cerimonia ha inizio all’orario esatto della Luna Piena. Quando tutto è pronto per la cerimonia arrivano anche i grandi Maestri Ascesi della Gerarchia Celeste, presenti nei loro Corpi Spirituali. Il Buddha si manifesta nel suo Corpo di Luce, insieme al Cristo, e per circa 8 minuti elargirà la sua benedizione all’umanità intera.
(Noi lo festeggeremo presso lo Studio Ametista, in Svizzera nell’Alto Malcantone)

Questa cerimonia è l’opportunità per l’umanità di compiere un balzo in avanti sulla via dell’evoluzione spirituale.

Tutti quelli che prendono parte alla cerimonia di persona, col pensiero o in meditazione beneficeranno di questa benedizione che gli darà la possibilità di elevarsi spiritualmente su un altro piano.

Abbiamo dunque la possibilità di incontrare i Maestri ascesi di altre dimensioni, connettendoci con i nostri intenti, preghiere, azioni, pensieri e rimanere aperti e ricettivi a questa benedizione.

Se il seme piantato nella scorsa lunazione, è stato ben nutrito in queste due settimane, ora è arrivato a maturazione e noi possiamo godere dei suoi frutti ricevendo nel contempo una benedizione dall’Alto.

La scorsa lunazione ci invitava a focalizzarci sul QUI ED ORA, affinché potessimo incontrare il nostro Spirito nel presente, e se siamo riusciti ad accogliere questo invito questo plenilunio si farà meno sentire in quanto saremo alquanto radicati.
Se al contrario ci siamo fatti trasportare dalla mente e dalle nostre emozioni, potremmo passare dei momenti alquanto intensi ed il mio suggerimento pertanto rimane sempre lo stesso:

Osservate le vostre emozioni, dis-identificatevi da esse perché nascono dalla mente abituata a giudicare, ad interpretare, ad assumere a ricordare ferite del passato mantenendole in vita nel presente e temendo il futuro, continuando a creare e ricreare una realtà che non rispecchia più chi siamo ora e chi siamo veramente. 

Giudicare un pensiero porta ad un emozione e l’emozione poi può davvero prendere il sopravvento, ed una Luna in Scorpione può essere assai esplosiva ed alquanto drammatica, correndo il rischio di perdersi nel labirinto emotivo. 

Pertanto limitatevi a far fluire i vostri pensieri senza afferrarli, senza giudicarli, senza seguirli, ma solo ignorandoli permettendogli però di esistere, potreste mitigare l’intensità di queste emozioni, al contrario combattendole o contrastandole le rendereste più forti.

Insomma una Luna legata ai ricordi ed alle emozioni che vibra nel segno più intenso dello zodiaco. Lo Scorpione! Non poteva che essere in opposizione al segno che più di tutti desidera rimanere in tranquillità, il Toro.
La sua intensità va oltre ogni limite, infatti lo Scorpione vien stimolato ad andare oltre il conosciuto per avventurarsi nel mondo occulto assaporando ogni tabù. Ma per comprendere bene questo segno vi invito a leggere questo articolo.

In sintesi però lo Scorpione vive le emozioni con estrema intensità, con un intensità tale da riuscire a farsi travolgere senza controllo.

Splenderà in una casa aquariana, la casa undicesima della collettività, dei gruppi, delle associazioni, ma anche la casa del futuro e dei nostri obiettivi! 
Questa è la dimora di Urano, pianeta delle rivoluzioni che ci incita a cambiare il mondo partendo da noi stessi al fine di poter raggiungere i nostri obiettivi, pertanto la Luna nel suo territorio porta attenzione alla missione dell’Anima all’interno di una collettività.

La Luna ci parla sempre di emozioni, e quando si trova in un segno d’acqua si fa più facilmente sentire soprattutto da chi ha la Luna in un segno d’acqua o in connessione con Nettuno.

Il Segno dello Scorpione è legato all’inconscio, l’elemento acqua di questo segno è un acqua paludosa sotto la quale si trova la perla della nostra vera Essenza, pertanto chi ha la Luna in Scorpione o è del segno dello Scorpione per andare a recuperare quella perla dovrà fare un tuffo negli abissi della sua Anima al fine di liberarla da ricordi ed emozioni inconsce che le impediscono di manifestarsi liberamente in assoluta tranquillità e leggerezza.

Il viaggio dello Scorpione è un viaggio continuo tra morte e rinascita.
Qualcosa deve morire per dar vita a qualcosa di nuovo, e pertanto vecchie credenze ed emozioni devono essere lasciate andare e trasformate in profondità se vogliamo sperimentare una nuova realtà, una realtà aquariana. 

Dunque… siete pronti a lasciar morire una parte di voi?

Siete pronti ad affrontare questo viaggio senza paura?

A dipendenza della nostra sensibilità e tema natale personale, potremmo sentire emozioni che riemergono e che ci impediscono di manifestare non solo la nostra Anima, ma anche la nostra vera identità con assoluta sicurezza.

Il Sole che illumina questa intensa Luna si trova come dicevamo nel Segno del Toro, il segno che cerca stabilità e sicurezza e splende in casa quinta, dimora del Sole!

La casa quinta è legata alla Gioia, al divertimento, allo svago, all’eros alla creatività ed anche ai figli strettamente connessi con un atto creativo.

Dovessero emergere emozioni intense, non fatevi spaventare pensando che vi impediscono di vivere la vita con gioia, ma accoglietele ed accettatele, in quanto la vera gioia può essere vissuta solo se ci liberiamo dai fantasmi interiori che ancora ci rincorrono convincendoci che sono ancora vivi.

Osservate cosa vogliono mostrarvi ma non permettete loro di riportarvi nel dolore!

Lasciatele dunque fluire senza alcun giudizio o vi riporteranno negli abissi.

Sia il Buddha che il Cristo conoscono molto bene le difficoltà che noi Anime incarnate in questo corpo e dimensione viviamo costantemente, sanno bene quanto risulta facile perdersi nella mente e quanto assai difficile rendersene conto, sono costantemente vicino a noi, il punto è quanto li sentiamo? quanto ce ne accorgiamo? quanto veniamo distratti dalla mente?

Se vogliamo risvegliarci e riconoscere di essere Spirito innanzitutto dobbiamo renderci conto che la mente non solo mente, ma ci fa credere che siamo ciò che in realtà non siamo e farà di tutto per mantenere viva questa illusione.

Abbiamo pertanto bisogno di una guida, di un aiuto, di una benedizione, di qualcuno che ci ricordi chi siamo veramente ma soprattutto chi non siamo! 

E nella notte del Wesak un aiuto lo riceviamo, e chi più del Buddha può insegnarci e ricordarci di vivere nel presente e di osservare emozioni e pensieri con distacco! 

Non è forse la rappresentazione in persona della Pace il Buddha? 


Seduto quasi immobile sotto un albero possente, solo concentrato sul suo respiro.
Un corpo presente, saldo e fermo. Insomma.. un energia tutta Toro connessa pienamente con il proprio Spirito!

Ma tornando agli astri… Ecco come si presente il cielo nell’esatto momento del Plenilunio.

Il Sole in Toro splende in casa quinta, invitandoci a riconquistare la sicurezza nell’esprimerci liberamente per quello che siamo e a gioire della vita!

Chi nasce sotto il segno del Toro infatti desidera trovare una pace interiore e vuole sentirsi sicuro nel proprio corpo, pertanto in casa quinta questo Sole ci invita a sentirci sicuri in questa dimensione materica al fine di poterci esprimere liberamente per quello che realmente siamo.

Ma siamo sicuri di saperlo?

Come possiamo sapere chi siamo se continuamente veniamo influenzati dalle preoccupazioni e dalle emozioni? Dobbiamo prima ancorarci alle energie del Sole in Toro.

Veniamo chiamati a riconquistare una sicurezza interiore tale che ci aiuti a gioire della vita in modo equilibrato e pacifico, senza sentire le emozioni continuamente in agguato e dietro l’angolo, pronte a riemergere non appena vengono provocate, emozioni che a nostra insaputa sono aggrappate alla nostra Anima come parassiti.

Vogliamo la Pace e la Pace si può conquistare e mantenere se ci connettiamo con la fonte, se diventiamo il presente, connettendoci ad un altra vibrazione, quella divina.

Questa tranquillità la possiamo sentire solo se ci dis-identifichiamo dalle emozioni che ci destabilizzano (e non poco), cristallizzandosi come energia all’interno del nostro corpo fisico.

Di vitale importanza pertanto è prendersi cura del proprio corpo con Amore, rimanendo il più possibile ancorati, centrati e presenti.

Il nostro corpo è il tempio dell’Anima, luogo in cui la nostra Anima desidera sentirsi sicura di potersi espandere oltre i limiti del corpo stesso, per abbracciare gli altri e la vita.

A volte però per via di esperienza traumatiche vissute, alcune Anime si rinchiudono nel proprio corpo a ricco e con timore, pun non mostrandolo all’esterno, e l’energia pertanto non può fruire liberamente.

Traumi, tristezze, ricordi si cristallizzano in aree ben specifiche, portando contrazione muscolare continuando a trattenere le emozioni sotto forma energetica.

Questi traumi possono essere legati ad abbandoni, violenze fisiche o anche un “semplice” senso di rifiuto che potremmo aver vissuto nell’infanzia, portandoci a rinchiuderci dentro il nostro corpo.
Il copro pertanto si trasforma in un luogo sicuro dove poterci nascondere.

In questo modo però chiudiamo la porta con il mondo esterno, pur mantenendo una maschera sociale, e l’energia dell’Anima non fluisce liberamente.
In questo caso nulla può uscire, ma nulla può entrare.

Prendersi cura del proprio corpo regolarmente significa onorarlo e mantenerlo in salute, ci aiuta anche a connetterci con gli altri, con l’Universo e con i suoi doni che costantemente sono a nostra disposizione qualora noi lo permettiamo.

L’Anima ha bisogno di sentirsi sicura non solo di incarnarsi completamente sentendosi a suo agio nel proprio corpo, ma anche di espandere la sua energia oltre i limiti fisici per permettere all’energia della vita di circolare più liberamente, ma per farlo deve prima saper gestire il suo corpo emotivo, e questo riesce a farlo solo se si focalizza sul presene in ogni istante. 

A chi ancora non l’avesse letto consiglio vivamente la lettura del libro Eckhart Tolle, Il Potere di Adesso. 

La gestione del corpo emotivo, spetta alla Luna!
Al Toro le emozioni turbolente danno troppo fastidio, ma il suo segno opposto, lo Scorpione ci naviga fin troppo bene.

Ed ecco allora che i due pianeti si trovano a collaborare.

Vuoi sentirti libero di manifestarti in assoluta sicurezza?
Vuoi gioire della vita senza dover nascondere le tue emozioni in profondità?
Vuoi diventare guida per la comunità ed esempio per l’umanità?

Ecco allora cosa devi fare.

La luce che illumina la Luna parte dal Sole in Toro, dunque innanzitutto vivi il presente il più possibile, soprattutto nei momenti in cui le emozioni si fanno più sentire.

Fai lunghe passeggiate all’aperto, abbraccia la Natura, annusa la primavera, ricevi e dona massaggi fisici liberando le energie cristallizzate nel tuo corpo fisico, mentre le emozioni sepolte in profondità evaporano per farti nascere a nuova vita.

E’ il segno del Sagittario ad ascendere ad Est al momento della Luna Piena incoronando Giove Signore di questo grande Evento.

Giove è il pianeta della fede, dell’ottimismo e della speranza ed in nona casa (a casa sua) ci invita ad espanderci ancora oltre il conosciuto per abbracciare l’ignoto alla ricerca di nuove filosofie e verità, magari invitandoci ad incontrare la nostra, ovvero quella dello Spirito.

In ogni istante, e non solo grazie a questa Luna piena, abbiamo la possibilità di risvegliarci alla comprensione di chi siamo veramente.
Ed è proprio nel momento in cui siamo più vicino a questa consapevolezza che la mente si fa più forte convincendoci del contrario, instillando in noi dubbi, incertezze paure.

Pertanto è proprio in quei momenti che dobbiamo essere ancora più saldi e determinati. E l’energia del toro in questo ci aiuta! 

Se vogliamo splendere e ritrovare la pace e l’equilibrio interiore che Giove in Bilancia ancora retrogrado suggerisce, dobbiamo prima affrontare le paure dell’inconscio che ci portano ad essere insicuri di noi stessi e di quello che siamo, incerti ed indecisi soprattutto su chi siamo  veramente.
Se non sappiamo chi siamo, come possiamo sapere dove dobbiamo andare?

Ma affrontare non significa combattere! Significa piuttosto lasciar fluire!

Plutone (Custode dell’inconscio) quadra Giove dalla prima casa, il cambiamento deve essere radicale rispetto al modo in cui ci poniamo, rispetto alla nostra personalità.

Saturno in Sagittario invece si trova congiunto all’ascendente, pertanto scivola in prima casa e ci invita a crescere a a maturare!

In quadratura a kirone che nel segno dei Pesci si trova in terza, Saturno va a stimolare le ferite legate alla nostra mente ed alle percezioni che di conseguenza abbiamo rispetto alla vita e alla realtà che ci circonda.

Se le nostre ferite inconsce hanno radicato in noi la credenza che il mondo è malvagio e la gente cattiva, o che gli altri ci feriscono, e la vita è dolorosa, molto probabilmente quella è la realtà che continueremo a creare,

Se invece ci dis-identifichiamo da questa credenza rivolgendo l’attenzione a Giove che attira la nostra attenzione dalla direzione opposta, possiamo davvero ricreare armonia e pace anche e soprattutto nella nostra mente. 

Venere in Ariete, sempre in casa terza, ci invita invece a rivalutare i nostri valori e la nostra mente.

I Nodi Lunari da poco hanno cambiato segno pertanto ora occorre analizzare la posizione di Urano governatore dell’Acquario e non più di Nettuno.

Bhé… Urano si trova in Ariete congiunto a Mercurio (sempre in Ariete) in casa quarta, la dimora dell’Anima, e ci sta stimolando non poco a risvegliare il Guerriero dentro di noi, sepolto nella profondità di noi stessi. Ma la casa quarta è anche la casa legata alla nostra famiglia ed alla nostra infanzia, pertanto potrebbero riemergere emozioni legate ad una rabbia mai espressa.

Il terremoto scatenato da Urano, sta facendo crollare le mura dietro le quali si nasconde un Anima ferita, convinta dalla mente che non ha via di uscita, quando invece ce l’ha eccome.  

Mercurio da poco tornato diretto ci stimola a parlare e ad essere diretti nel dire la verità! Ma potrebbe anche indicare una nuova mente che ha il potenziale di nascere grazie alla vicinanza di Urano, una mente che ora si metterà al servizio dello Spirito.

Dobbiamo ribellarci e riconquistare la nostra vera identità ed Essenza per portarla allo scoperto ed offrirla come esempio a tutta l’umanità, ma senza alcun giudizio verso quello che accade intorno a noi e senza mai ritenerci migliori o più evoluti di altri. Ognuno si risveglia quando è pronto!

Con Urano in quarta casa la rivoluzione deve essere infatti interiore.

Marte in Gemelli il coraggio del Guerriero consiste nel riconquistare la parola ed il diritto di avere le proprie opinioni essendo liberi da pensieri che non ci appartengono veramente, dobbiamo però imparare a comunicare le nostre emozioni e desideri, altrimenti se li reprimiamo quelle parole si trasformano in energia alimentata dalla rabbia manifestandosi nel nostro corpo come energia repressa, magari rendendoci un po’ troppo nervosi.

Ed infine Nettuno sempre in Pesci in casa seconda, ci invita a scommettere su noi stessi e a ritrovare fiducia in chi siamo. Nel senso dei Pesci, e nella casa del Toro, ci suggerisce che siamo molto di più della sicurezza che la nostra mente continua a cercare, spesso legata a beni materiali. La vera risorsa è infatti la connessione con la fonte, con il nostro Spirito! Unica risorsa fondamentale per farci ritrovare la pace che stiamo rincorrendo da sempre.

Insomma.. un Sole in quinta che invita ad esprimerci in modo sicuro e spontaneo illumina una Luna molto intensa invitandola a liberare le sue emozioni, e a mantenere poi un controllo emotivo, ma come abbiamo detto (e val la pena ricordarlo) non reprimendo le emozioni, bensì lasciandole fluire senza che abbiano più tutto questo potere su un Anima che ha assai più potere della mente, quando verrà risvegliata e riportata alla Luce.

Poi dall’undicesima casa questa conquista può essere offerta come esempio a tutta l’umanità.  

Non bisogna dimenticare che la casa undicesima dove splende questa Luna Piena è anche la casa della della fratellanza

Pertanto dobbiamo davvero convincerci che siamo tutti UNO, siamo tutti sulla stessa barca, e siamo tutti influenzati dalle nostre emozioni e dal nostro passato. Chi giudica l’altro, sta giudicando in modo molto più crudele sé stesso, continuando ad alimentare odio e giudizio che non faranno altro che tenerci ancorati al dolore del corpo emotivo.  

Dobbiamo tendere la mano al prossimo, dobbiamo vedere nell’altro le nostre ferite e nei suoi atti la conseguenza dei pensieri di tutta l’umanità nel corso dei secoli! pertanto il giudizio diventa davvero superfluo e contro-producente.

Siamo davvero UNO!

Sintonizzatevi pertanto con questa potente vibrazione Mercoledì 10 Maggio alle 23:42pm, connettetevi all’energia del gruppo sintonizzandovi a distanza o di presenza, e preparatevi a ricevere la benedizione del Buddha, una vibrazione di Amore che vi darà la forza di cui avete bisogno per poter ricordare chi siete veramente. 

Il Nodo Nord in Leone cade nella casa dello scorpione, ed è nel nostro mondo inconscio che dobbiamo riconquistare la nostra dignità, liberando lo Spirito!

Buon Wesak a tutti!

Questa la preghiera da recitare durante la cerimonia o la connessione personale:

Fonte: http://astrosapienza.blogspot.it/